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Giovedì 18 luglio 2024

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Giulio Golia assolto dall’accusa di diffamazione

L'inviato del programma tv "Le Iene" a processo dopo la denuncia di tecnico ortopedico di Savigliano

La Guida - Giulio Golia assolto dall’accusa di diffamazione

Savigliano – Giulio Golia, noto personaggio televisivo e inviato del programma “Le Iene’ è stato assolto dall’accusa di diffamazione ai danni di S.G. tecnico ortopedico di Savigliano, descritto in un servizio televisivo dell’ottobre del 2018 come  “il classico furbetto che fiutato il business si è intascato l’idea”. L’idea era quella di un innovativo sistema di protesi a pressione e S.G. il furbetto che avrebbe sottratto l’idea a F.M. l’artigiano di Treviso che per primo l’avrebbe sviluppata. Nel servizio era stata raccontata la storia di F.M. il geniale inventore che a seguito di una grave malattia aveva subito l’amputazione di entrambi gli arti inferiori, ma che non si era dato per vinto e aveva invece progettato un innovativo sistema di protesi a pressione. Quell’idea venne anche presentata alla Fiera Exposanià del 2010 ed è proprio in quell’occasione che i due si conobbero e iniziarono una collaborazione che durò per alcuni mesi. Alla fine del 2011 S.G. interruppe il rapporto perché non soddisfatto dei risultati raggiunti e del metodo di lavoro dell’artigiano di Treviso. Qualche mese più tardi brevettò un sistema molto simile a quello di F.M. il quale, sentendosi defraudato, segnalò la vicenda alla redazione della nota trasmissione Mediaset. Il servizio che venne realizzato era stato condotto da Giulio Golia che, insieme all’autore Marco Fubini, si recò ad intervistare i due protagonisti della vicenda. Il prodotto fu un servizio di quindici minuti in cui la frase incriminata venne pronunciata nella parte registrata in studio. Nel corso della sua deposizione l’inviato de “Le iene” aveva illustrato il tipo di approfondimento che era stato fatto sulla vicenda, riferendo anche come le argomentazioni portate dal tecnico ortopedico nel corso dell’intervista fossero un po’ farraginose. Di ricerca dello scoop aveva parlato il pubblico ministero Gianluigi Datta chiedendo la condanna del conduttore al pagamento di un multa di 2.500 euro, richiesta cui si era associata la parte civile che aveva sottolineato il tono artatamente sfocato con cui era stata presentata la vicenda, priva di quelle informazioni che avrebbero posto sotto altra luce tutta la storia. Di verità putativa aveva parlato invece la difesa sottolineando il rispetto dei criteri di verità essenzialità e continenza che nel caso di inchieste giornalistiche va interpretato nel senso più esteso possibile. Una tesi accolta dal giudice che ha assolto Giulio Golia perché il fatto non costituisce reato.

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