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Lunedì 17 giugno 2024

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Cultura delle opere buone e cultura della solidarietà

“Aldo Benevelli. Partigiano e prete”: in primo piano il dovere morale di reagire alle ingiustizie

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Impossibile distinguere i due termini che accompagnano il nome di Aldo Benevelli. La precedenza data al “partigiano” non è soltanto cronologica. Fornisce la chiave di lettura della sua vita di uomo e di sacerdote.
Nell’alveo della lotta partigiana trovano motivazione la vocazione sacerdotale come le scelte che negli anni successivi hanno caratterizzato il suo impegno nel sociale: “È stato un passaggio quasi naturale, perché il messaggio centrale del cristianesimo è la liberazione”, scrive.
Il libro viene pubblicato in occasione del centenario della sua nascita, ma non vuol essere una semplice biografia. Intende ricordare la sua figura come persona e sacerdote. È proprio un clima quasi simbiotico tra esperienze per molti aspetti diverse a segnare tutte le pagine.
Lo stesso don Aldo ricorda come, nei giorni successivi al 25 luglio 1943, maturi tra i giovani dell’Associazione Frassati il desiderio di approfondire i documenti della dottrina sociale della Chiesa. Approfondimento e testimonianza, i poli entro cui si muove in questi mesi e suscitano “il dovere morale di reagire” alla brutalità dopo l’8 settembre.
Il giovane chierico entra nella lotta partigiana. Compie le “prime gesta tra l’ingenuo e il temerario”. Assume incarichi di coordinamento, tiene i contatti con gli infiltrati nell’Ufficio politico investigativo fascista fino all’arresto, per una delazione, pochi giorni prima della liberazione. È il momento più difficile: i fascisti vorrebbero barattare la sua vita con la propria salvezza. Il rifiuto del Vescovo Mons. Rosso e la prontezza giovanile di don Aldo nell’approfittare di un momento di distrazione dei suoi carcerieri, gli salvano la vita.
Il libro ricostruisce con le sue stesse parole i mesi nella Resistenza che sfociano nel 1948 nell’ordinazione sacerdotale. Da questo momento il testo riporta tutti gli ambiti che videro don Aldo presente attivamente. Prima la collaborazione con La Guida, poi l’Unione sportiva La Cuneese aprendo l’attività ricreativa anche alle classi meno abbienti. Lui che non ha mai preso una racchetta in mano costituisce la sezione tennistica: “volevo offrire un’alternativa al circolo tennistico frequentato dalla gente bene”.
Don Aldo è risoluto su questa dimensione sociale del suo essere prete. Nell’ambito dell’Opera diocesana di assistenza, di cui è coordinatore per anni, fioriscono iniziative come le colonie estive, le scuole serali, il Centro assistenza immigrati. Non è attivismo fine a se stesso: “da una cultura delle opere buone all’ampia cultura della solidarietà e del servizio” a cui il Vaticano II darà il suggello magisteriale.
Sa essere critico contro “la palude pericolosa del collateralismo Chiesa-Partito della Democrazia Cristiana”. Si fa promotore del dialogo tra “due famiglie umane: Chiesa e mondo operaio”. Nel 1966 fonda l’Associazione internazionale volontari laici con l’idea di un volontariato che facesse crescere i paesi in via di sviluppo. La solidarietà non si esprime più solo nella forma dell’aiuto economico, ma chiede l’impegno diretto a costruire. Don Aldo è esplicito: “a noi interessava il rinnovamento del cristiano come uomo che sta vicino all’uomo”.
Compito del libro nel ricordare la sua figura, è superare la frammentarietà delle molteplici iniziative per riportarle invece alla sintesi intorno al messaggio cristiano. Una posizione su cui ancora si è chiamati a riflettere anzitutto come uomini: “Oggi – scriveva nel cinquantenario della Lvia – occorre coinvolgere i cittadini italiani ed europei per una rinnovata cultura della cooperazione internazionale, basata sull’integrazione e la pace”.
Il libro verrà presentato giovedì 20 aprile alle ore 17,30 nel Salone d’onore del Municipio.

 

Aldo Benevelli partigiano e prete
a cura di Giovanni Cerutti, Claudio Mondino

Primalpe
15 euro

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