Simone Giraudo, cuoco appassionato, è nato a Cuneo il 7 febbraio 1976 e vive a Frassino dal 2005: “Mio papà Pietro era di Cuneo, mia mamma Milena ha origini toscane e modenesi. Mio padre mi ha trasmesso l’amore per la montagna e per lo sport, mia madre, che è una forza della natura, a non perdermi mai d’animo”.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da piccolo mi piaceva leggere e giocare con gli amici nei cortili. Mi sarebbe piaciuto fare il giornalista: perchè amo leggere e informarmi e sono curioso per natura! Poi ho iniziato l’Università di Lettere Moderne a Torino, ma non ho mai preso la laurea perchè nel frattempo ho iniziato a entrare nelle cucine e poi non ne sono più uscito!
Le scuole?
Ho fatto il Liceo Scientifico a Cuneo, mi è piaciuto, e poi ho intrapreso il lavoro da cuoco prima nei rifugi in valle Gesso e sul monte Pigna (Lurisia) e poi ho aperto il mio primo ristorante in valle Maira a 24 anni. I miei genitori mi hanno insegnato tutto quello che so e li ringrazio.
Che lavori ha fatto?
Ho fatto l’operaio alla Michelin, ho raccolto frutta, ho fatto l’impiegato, sempre nei mesi estivi mentre studiavo, finché non ho iniziato l’attività di ristorazione. Il mio primo ristorante si chiamava “Cavallo Bianco” a Macra, poi l’Albero fiorito a Frassino, quindi la locanda I Chimi dove sono tuttora.
Il suo amore per la cucina da dove nasce?
L’amore per la cucina nasce dalla famiglia, dalle nonne che aiutavo da bambino a fa-re gli agnolotti, cercando golosamente di rubacchiare sempre un po’ di ripieno!
Che tipo di cucina propone?
Propongo una cucina semplice, ‘dritta’, cercando di dare più spazio alle materie prime rispetto che alle lavorazioni, mi piace moltissimo la preparazione della pasta fresca. Le nostre valli sono meravigliose dal punto di vista gastronomico, ci offrono materie prime di eccellenza e piatti che nella loro geniale semplicità non hanno rivali: per esempio le ‘ravioles’, a base di patate, farina e burro, ci regalano con infinita semplicità un piatto gustoso e avvolgente!
La fatica più grande per un cuoco?
Nel nostro lavoro la fatica più grande è l’estate! Mantenere i livelli di qualità che cerchiamo di proporre quando l’affluenza è altissima richiede grandi sforzi e grandi impegni da parte di tutti.
Le soddisfazioni?
Non mancano: e certo il soddisfare i clienti e dare loro una bella esperienza gastronomica, e farli tornare a casa con un bel sorriso, regala grandi momenti di felicità.
Come vede il futuro di Frassino?
Frassino è un paese che sta ricominciando a respirare, la Pro loco e l’amministrazione stanno facendo un grande lavoro per creare eventi culturali e sociali per coinvolgere in primo luogo i residenti, ma anche i turisti. Sta vivendo un periodo di crescita: nuove famiglie e nuove attività di giovani stanno fortunatamente aprendo anche nel nostro piccolo paese e questo è sicuramente un buon segno!
Dal 2005 (quando ho aperto all’Albero Fiorito) i ristoranti sono moltiplicati e fortunatamente tutti lavorano… ma non è comunque facile però... E a me dispiace tantissimo quando qualche attività chiude perchè è un peccato non vedere premiato lo sforzo (comunque grande) di chi prova a portare un po’ di nuova vitalità nelle nostre montagne, che rimangono comunque una scelta di vita non facilissima.
Il mondo di oggi?
È quello che affrontiamo quotidianamente. Lo abbiamo costruito noi. E dobbiamo difenderlo e migliorarlo per i nostri figli.
La guerra?
Sicuramente non ha senso uccidersi . Per qualsiasi motivo.
Per lei cosa è importante?
Per me importante è cercare di stare bene con se stessi e per gli altri.
Il mio primo pensiero al mattino? Cercare di passare una giornata piacevole per me e per le persone che mi sono accanto.
Simone, lei è soddisfatto di avere scelto i fornelli?
Sì: sono felice della scelta che ho fatto, questo è un lavoro che dà grandi soddisfazioni, anche se avere a che fare con la gente, soprattutto in estate, quando i turisti sono molti, diventa molto stressante... Si lavora molto meglio in primavera e autunno. Comunque un servizio ben fatto è come un concerto: cerchiamo di creare armonia tra la sala e la cucina, per riuscire a comunicare la nostra passione con attenzione e cura: e quando ci riusciamo la fatica è grande, ma anche la soddisfazione lo è.
paesi
Simone Giraudo, cuoco appassionato, è nato a Cuneo il 7 febbraio 1976 e vive a Frassino dal 2005: “Mio papà Pietro era di Cuneo, mia mamma Milena ha origini toscane e modenesi. Mio padre mi ha trasmesso l’amore per la montagna e per lo sport, mia madre, che è una forza della natura, a non perdermi mai d’animo”.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da piccolo mi piaceva leggere e giocare con gli amici nei cortili. Mi sarebbe piaciuto fare il giornalista: perchè amo leggere e informarmi e sono curioso per natura! Poi ho iniziato l’Università di Lettere Moderne a Torino, ma non ho mai preso la laurea perchè nel frattempo ho iniziato a entrare nelle cucine e poi non ne sono più uscito!
Le scuole?
Ho fatto il Liceo Scientifico a Cuneo, mi è piaciuto, e poi ho intrapreso il lavoro da cuoco prima nei rifugi in valle Gesso e sul monte Pigna (Lurisia) e poi ho aperto il mio primo ristorante in valle Maira a 24 anni. I miei genitori mi hanno insegnato tutto quello che so e li ringrazio.
Che lavori ha fatto?
Ho fatto l’operaio alla Michelin, ho raccolto frutta, ho fatto l’impiegato, sempre nei mesi estivi mentre studiavo, finché non ho iniziato l’attività di ristorazione. Il mio primo ristorante si chiamava “Cavallo Bianco” a Macra, poi l’Albero fiorito a Frassino, quindi la locanda I Chimi dove sono tuttora.
Il suo amore per la cucina da dove nasce?
L’amore per la cucina nasce dalla famiglia, dalle nonne che aiutavo da bambino a fa-re gli agnolotti, cercando golosamente di rubacchiare sempre un po’ di ripieno!
Che tipo di cucina propone?
Propongo una cucina semplice, ‘dritta’, cercando di dare più spazio alle materie prime rispetto che alle lavorazioni, mi piace moltissimo la preparazione della pasta fresca. Le nostre valli sono meravigliose dal punto di vista gastronomico, ci offrono materie prime di eccellenza e piatti che nella loro geniale semplicità non hanno rivali: per esempio le ‘ravioles’, a base di patate, farina e burro, ci regalano con infinita semplicità un piatto gustoso e avvolgente!
La fatica più grande per un cuoco?
Nel nostro lavoro la fatica più grande è l’estate! Mantenere i livelli di qualità che cerchiamo di proporre quando l’affluenza è altissima richiede grandi sforzi e grandi impegni da parte di tutti.
Le soddisfazioni?
Non mancano: e certo il soddisfare i clienti e dare loro una bella esperienza gastronomica, e farli tornare a casa con un bel sorriso, regala grandi momenti di felicità.
Come vede il futuro di Frassino?
Frassino è un paese che sta ricominciando a respirare, la Pro loco e l’amministrazione stanno facendo un grande lavoro per creare eventi culturali e sociali per coinvolgere in primo luogo i residenti, ma anche i turisti. Sta vivendo un periodo di crescita: nuove famiglie e nuove attività di giovani stanno fortunatamente aprendo anche nel nostro piccolo paese e questo è sicuramente un buon segno!
Dal 2005 (quando ho aperto all’Albero Fiorito) i ristoranti sono moltiplicati e fortunatamente tutti lavorano… ma non è comunque facile però... E a me dispiace tantissimo quando qualche attività chiude perchè è un peccato non vedere premiato lo sforzo (comunque grande) di chi prova a portare un po’ di nuova vitalità nelle nostre montagne, che rimangono comunque una scelta di vita non facilissima.
Il mondo di oggi?
È quello che affrontiamo quotidianamente. Lo abbiamo costruito noi. E dobbiamo difenderlo e migliorarlo per i nostri figli.
La guerra?
Sicuramente non ha senso uccidersi . Per qualsiasi motivo.
Per lei cosa è importante?
Per me importante è cercare di stare bene con se stessi e per gli altri.
Il mio primo pensiero al mattino? Cercare di passare una giornata piacevole per me e per le persone che mi sono accanto.
Simone, lei è soddisfatto di avere scelto i fornelli?
Sì: sono felice della scelta che ho fatto, questo è un lavoro che dà grandi soddisfazioni, anche se avere a che fare con la gente, soprattutto in estate, quando i turisti sono molti, diventa molto stressante... Si lavora molto meglio in primavera e autunno. Comunque un servizio ben fatto è come un concerto: cerchiamo di creare armonia tra la sala e la cucina, per riuscire a comunicare la nostra passione con attenzione e cura: e quando ci riusciamo la fatica è grande, ma anche la soddisfazione lo è.
Simone Giraudo, cuoco appassionato a Frassino
15 agosto 2022
Cuneo
Simone Giraudo, cuoco appassionato, è nato a Cuneo il 7 febbraio 1976 e vive a Frassino dal 2005: “Mio papà Pietro era di Cuneo, mia mamma Milena ha origini toscane e modenesi. Mio padre mi ha trasmesso l’amore per la montagna e per lo sport, mia madre, che è una forza della natura, a non perdermi mai d’animo”.
Cosa sognava di fare da bambino?
Da piccolo mi piaceva leggere e giocare con gli amici nei cortili. Mi sarebbe piaciuto fare il giornalista: perchè amo leggere e informarmi e sono curioso per natura! Poi ho iniziato l’Università di Lettere Moderne a Torino, ma non ho mai preso la laurea perchè nel frattempo ho iniziato a entrare nelle cucine e poi non ne sono più uscito!
Le scuole?
Ho fatto il Liceo Scientifico a Cuneo, mi è piaciuto, e poi ho intrapreso il lavoro da cuoco prima nei rifugi in valle Gesso e sul monte Pigna (Lurisia) e poi ho aperto il mio primo ristorante in valle Maira a 24 anni. I miei genitori mi hanno insegnato tutto quello che so e li ringrazio.
Che lavori ha fatto?
Ho fatto l’operaio alla Michelin, ho raccolto frutta, ho fatto l’impiegato, sempre nei mesi estivi mentre studiavo, finché non ho iniziato l’attività di ristorazione. Il mio primo ristorante si chiamava “Cavallo Bianco” a Macra, poi l’Albero fiorito a Frassino, quindi la locanda I Chimi dove sono tuttora.
Il suo amore per la cucina da dove nasce?
L’amore per la cucina nasce dalla famiglia, dalle nonne che aiutavo da bambino a fa-re gli agnolotti, cercando golosamente di rubacchiare sempre un po’ di ripieno!
Che tipo di cucina propone?
Propongo una cucina semplice, ‘dritta’, cercando di dare più spazio alle materie prime rispetto che alle lavorazioni, mi piace moltissimo la preparazione della pasta fresca. Le nostre valli sono meravigliose dal punto di vista gastronomico, ci offrono materie prime di eccellenza e piatti che nella loro geniale semplicità non hanno rivali: per esempio le ‘ravioles’, a base di patate, farina e burro, ci regalano con infinita semplicità un piatto gustoso e avvolgente!
La fatica più grande per un cuoco?
Nel nostro lavoro la fatica più grande è l’estate! Mantenere i livelli di qualità che cerchiamo di proporre quando l’affluenza è altissima richiede grandi sforzi e grandi impegni da parte di tutti.
Le soddisfazioni?
Non mancano: e certo il soddisfare i clienti e dare loro una bella esperienza gastronomica, e farli tornare a casa con un bel sorriso, regala grandi momenti di felicità.
Come vede il futuro di Frassino?
Frassino è un paese che sta ricominciando a respirare, la Pro loco e l’amministrazione stanno facendo un grande lavoro per creare eventi culturali e sociali per coinvolgere in primo luogo i residenti, ma anche i turisti. Sta vivendo un periodo di crescita: nuove famiglie e nuove attività di giovani stanno fortunatamente aprendo anche nel nostro piccolo paese e questo è sicuramente un buon segno!
Dal 2005 (quando ho aperto all’Albero Fiorito) i ristoranti sono moltiplicati e fortunatamente tutti lavorano… ma non è comunque facile però... E a me dispiace tantissimo quando qualche attività chiude perchè è un peccato non vedere premiato lo sforzo (comunque grande) di chi prova a portare un po’ di nuova vitalità nelle nostre montagne, che rimangono comunque una scelta di vita non facilissima.
Il mondo di oggi?
È quello che affrontiamo quotidianamente. Lo abbiamo costruito noi. E dobbiamo difenderlo e migliorarlo per i nostri figli.
La guerra?
Sicuramente non ha senso uccidersi . Per qualsiasi motivo.
Per lei cosa è importante?
Per me importante è cercare di stare bene con se stessi e per gli altri.
Il mio primo pensiero al mattino? Cercare di passare una giornata piacevole per me e per le persone che mi sono accanto.
Simone, lei è soddisfatto di avere scelto i fornelli?
Sì: sono felice della scelta che ho fatto, questo è un lavoro che dà grandi soddisfazioni, anche se avere a che fare con la gente, soprattutto in estate, quando i turisti sono molti, diventa molto stressante... Si lavora molto meglio in primavera e autunno. Comunque un servizio ben fatto è come un concerto: cerchiamo di creare armonia tra la sala e la cucina, per riuscire a comunicare la nostra passione con attenzione e cura: e quando ci riusciamo la fatica è grande, ma anche la soddisfazione lo è.