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Sabato 23 giugno 2018

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Per un 8 marzo differente

La Guida - Per un 8 marzo differente

Le regole, i codici sociali o ecclesiali, possono diventare un idolo. C’è bisogno che qualche novello Mosè distrugga il vitello d’oro, in questo caso rappresentato dal nascondersi dietro il già saputo, le tradizioni, il non si può, il si è sempre fatto così. A indossare i panni di Mosè, spesso sono le donne, capaci di scelte coraggiose. Così avviene nel film Agnus Dei di Anne Fontaine (novembre 2016). Nella seconda guerra mondiale, in Polonia, 25 suore furono violentate nel loro convento, alcune fino a 40 volte di seguito, dai soldati russi. Alcune di loro sono incinte. Tutte sono sconvolte in preda alla vergogna. La madre badessa chiede di consegnare tutto al silenzio: nessuno deve sapere che cosa è successo, nessuna delle religiose deve affezionarsi alla creatura che porta in grembo. Appena nati, i bambini saranno affidati alle famiglie delle puerpere, dove cresceranno nel più prudente riserbo. Questo, almeno, è quello che la badessa lascia intendere. Ma dai parenti delle suore i neonati non arriveranno mai. Sono lasciati sotto una croce nel cuore della campagna innevata, affidati alla Provvidenza. Ma non tutti accettano tale scelta. Una suora fugge dal monastero in cerca di una dottoressa che salvi la vita alla sorella partoriente. La dottoressa francese, Mathilde, notte dopo notte, trasgredisce gli ordini del suo superiore per assistere le suore che partoriscono. E nel monastero Mathilde trova un’alleata, suor Maria, che la aiuta a conquistarsi la fiducia delle consorelle, il cui pudore rende quasi impossibile, sulle prime, una semplice visita medica. Nasce un drammatico conflitto con la badessa, risolto grazie a un’idea delle due “disobbedienti”, suor Maria e la dottoressa: accogliere nel convento i bambini orfani del paese, e allevarli insieme con i loro bambini, così nessuno penserà male, e loro potranno tenersi i bambini e al tempo stesso continuare la vita religiosa. Dalla disobbedienza germoglia la vita. Il bene e il male cominciano a mescolarsi, non sono più territori rigidi e separati. La zona grigia non è più solo il territorio dove si nascondono quelli che i ‘puri’ definiscono codardi e falsi. Anche perché nella vita ci sono segreti da coltivare, zone biografiche nascoste e solo nostre, da  mantenere all’ombra e da riservare davvero a pochi, soltanto a coloro nei quali è bello riconoscerci, ritrovare quel che siamo come in uno specchio, anche dopo lunghi viaggi, peregrinazioni, naufragi. Quello che cambia tutto nella vita delle religiose, e in fondo anche in quella della giovane francese, è la maternità. Sono i corpi che si trasformano e le rendono donne come le altre, donne che partoriscono figli non voluti ma poi amati. Il mistero della maternità, della capacità del corpo femminile di creare la vita le travolge, così come il trasporto immediato che sentono per i loro piccoli, sentimento che rende impossibile per la badessa continuare la sua terribile pratica di abbandono dei neonati. “Un film su temi indicibili e dolorosi, – scrive Lucetta Scaraffia sul mensile dell’Osservatore Romano Donne Chiesa Mondo nell’uscita di febbraio con il titolo Rammendo e in copertina un cuore spezzato ricucito – dal  come la violenza sessuale, il conflitto fra maternità e vocazione religiosa, la necessità di violare le regole per fare spazio alla vita e all’amore. Un film che affronta e risolve una questione controversa: la scelta religiosa significa la negazione del corpo? E cosa significa in particolare questo per le donne, che in realtà sono sempre ricondotte alla loro natura corporale dalle regole mensili, dalla menopausa e, in casi di violenza, dalla maternità? La regista propone una grande riconciliazione fra il concetto di verginità scelta per fede e maternità imposta dalla violenza. Una riconciliazione che dovrebbe far ripensare alle regole ecclesiastiche che stabiliscono ancora, per questi casi, la fine dello stato di religiosa, la riduzione allo stato laicale. Se la maternità è sempre un momento di donazione miracolosa, perché escludere le suore che, in fondo, stanno vivendo l’esperienza di Maria, vergine e madre?”. Succede che in pochi istanti diventa chiaro come le regole possono diventare un idolo. La disobbedienza diventa necessaria per vivere il vangelo e fare delle scelte controcorrente che per i benpensanti appaiono solo come ‘peccato’ o zona grigia abitata da gente giudicata falsa. Tutto ciò che appariva impossibile, troppo grande da fare, irrealizzabile, diventa possibile. Per questo si chiede aiuto per avere la forza di uscire dagli schemi tradizionali per non ripiegare sulle scelte più facili, avvallate dal cosiddetto buon senso comune. L’aiuto arriverà, da un medico o chissà chi, basta che sia illuminato da quella luce che soffia dove vuole ed ha pagato di persona il prezzo del coraggio.Agnus Dei, appunto.Il film "Agnus Dei" sarà proiettato martedì 7 marzo alle 21, presso il cinema Ferrini di Caraglio, in occasione della Festa della donna.

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