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Martedì 25 settembre 2018

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Dal letto di Procuste agli schemi e stereotipi

Nonostante un diffuso pregiudizio, la mitologia greca non è certamente avara di storie horror da fare invidia a Dario Argento. Una delle più note è quella del brigante Procuste, del quale è diventato proverbiale il letto usato per i suoi sfortunati prigionieri. Non c’erano scuse, l’ospite doveva per forza adattarsi alla misura del letto: quelli troppo lunghi li accorciava, quelli troppo corti li allungava (immaginiamo il sospiro di sollievo di quelli che scoprivano di essere esattamente della misura giusta). Pare che il brigante facesse una meritata brutta fine per mano dell’eroe Teseo, che evidentemente dopo l’uccisione del Minotauro voleva mantenersi in allenamento. Certo non è difficile cogliere l’analogia tra Procuste e personaggi tristemente famosi del passato e del presente,   pronti a sterminare chiunque non sia esattamente delle loro idee. Quello che spesso non viene colto è che qualcosa di Procuste c’è in tutti noi,  non solo nei fanatici o nei pedanti. Il fatto è che il ragionare e operare per schemi e categorie generali non è solo una necessità, ma è il fondamento stesso di ciò che chiamiamo ragione umana. Se non riuscissimo a compiere quell’operazione semplicissima che chiamiamo astrazione e che è stata descritta per primo da Aristotele (quella che ci permette, come ci ha spiegato anche Piaget, di ordinare tutti i possibili oggetti, sia cose che persone, per classi e classi di classi: la classe delle cose rosse, quella delle cose di legno, quella delle cose rotonde ecc.), saremmo ancora a dondolarci sugli alberi  della savana o al massimo a spidocchiarci a vicenda in attesa del pasto. E’ probabilmente grazie a questo meccanismo, perfezionato nel corso di milioni di anni, incorporato in linguaggi forse all’inizio solo gestuali poi sempre più vocali, che la nostra specie è riuscita a modificare l’ambiente per adattarlo alle proprie esigenze invece di adattare sé all’ambiente come hanno fatto tutte le altre specie animali prima di noi.  Il guaio è che gli schemi e le astrazioni sono armi potentissime, ma a doppio taglio: come il letto di Procuste, possono indurci a tagliare o allungare ciò che non si presta ad essere inquadrato nei nostri schemi, specialmente se si tratta di schemi abituali, consolidati da una lunga esperienza. Ha sempre funzionato così, perché non può continuare a funzionare? Ma le circostanze cambiano (e al nostro tempo cambiano più velocemente che mai), e fa la figura dello sciocco chi ripete in una situazione completamente mutata la manovra che ha avuto in precedenza un brillante successo. I libri di storia sono pieni di generali convinti di avere escogitato strategie infallibili, che alla prova dei fatti regolarmente non funzionavano, e di politici astutissimi che regolarmente si sono fatti mettere nel sacco da neofiti che giocavano secondo nuove regole. Un riferimento particolarmente attuale a pochi mesi dall’Expo: l’agroindustria è il tipico esempio di un letto di Procuste applicato all’agricoltura, ad un’attività che è a diretto contatto con l’infinita complessità della biosfera. L’agroindustria ha preteso di applicare alla natura gli schemi della produzione industriale: il piccolo problema è che questi schemi, fuori dal contesto artificiale per il quale sono stati pensati, non funzionano, o quando sembrano funzionare lo fanno ad un prezzo (inquinamento, perdita di biodiversità ecc.) tale da rendere il bilancio costi-benefici insostenibile.Gli schemi poi possono diventare veramente crudeli quando, applicati alle persone, pretendono di esaurirne l’intera realtà. Ricordiamo tutti gli anni in cui da noi al Nord i meridionali erano visti con diffidenza; poi dopo l’ottantanove nel mirino sono entrati gli albanesi, i marocchini e in genere gli immigrati, specie quelli dei barconi. Chi è vissuto per un certo periodo all’estero non ha potuto evitare di scontrarsi con gli sterotipi sugli italiani, non sempre lusinghieri, ma ahimé non sempre privi di fondamento. Eppure è difficile fare del tutto a meno degli stereotipi: non sapremmo mai cosa aspettarci dalle persone che incontriamo per la prima volta. Gli stereotipi ci aiutano a muoverci in un mondo sempre più complesso: l’importante è non chiudersi in essi, tenersi aperti alla realtà dell’altra persona che non coincide mai con lo stereotipo, anzi talvolta ne è proprio l’opposto: insomma non farli diventare, da “economia dell’intelligenza”, una vera e propria “avarizia del cuore”.

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