Numeri record per “La Scoppia in Rosa”, che sabato 31 ottobre ha portato alla Pista di Boves circa 60 coppie, quasi 120 donne, per la non competitiva tutta al femminile promossa da Ali ai Piedi di Alice Minetti.
Una giornata quasi primaverile ha accompagnato la manifestazione e, per un pomeriggio, il rosa ha dominato tutto. Maglie, pista, sorrisi e soprattutto lo spirito di una prova nata per stare insieme ma tutt’altro che banale dal punto di vista fisico. Trenta minuti possono sembrare pochi, finché non vengono affrontati a “colpi” di giri da 400 metri tirati, alternandosi con la propria compagna e ripartendo ogni volta che arriva il testimone.
Ed è proprio in quei trenta minuti che ha preso forma il messaggio lanciato la sera precedente dal convegno che aveva aperto l’edizione: “La forza di andare oltre”. Non più soltanto parole, ma gambe, fatica, respiro e la volontà di ripartire per un altro giro. Perché a volte andare oltre non significa lasciare indietro ciò che conta, ma trovare un modo nuovo per continuare a portarlo con sé.
A dare ancora maggiore significato alla giornata è stata la presenza di Ilaria Brugnoli, atleta paralimpica non vedente e campionessa italiana 2026 di paratriathlon PTVI B1. Una presenza capace di rendere quasi superflue tante spiegazioni. Un limite può cambiare il percorso, obbligare a rallentare, perfino costringere a cercare una strada diversa. Ma non necessariamente decide dove quel percorso debba finire.
Anche la formula a coppie ha raccontato qualcosa che va oltre la corsa. Non sempre due persone hanno lo stesso passo e non sempre percorrono lo stesso tratto nello stesso momento. Una corre, l’altra attende. Poi arriva il testimone e i ruoli si scambiano. Ciò che conta è che esista ancora qualcosa da consegnare all’altro e la volontà di ripartire quando torna il proprio momento.
Il calendario ha regalato alla giornata anche un curioso contrasto. Nelle stesse ore in cui Halloween preparava maschere, streghe e mostri per la sera, alla Pista di Boves andava in scena qualcosa di completamente diverso. Prima dei mostri, la bellezza. Quella dello sport, della femminilità, della complicità e di donne che, abbinate casualmente, hanno corso una accanto all’altra e si sono sostenute fino all’ultimo giro.
Probabilmente è proprio questa l’immagine più forte del pomeriggio. Persone inizialmente separate che, giro dopo giro, hanno imparato a trovare un ritmo comune. Perché certi legami non si misurano soltanto nella distanza percorsa insieme, ma anche nella capacità di non considerare concluso il cammino quando il passo dell’altro cambia.
La formula prevedeva trenta minuti di staffetta sulla pista da 400 metri e, a ogni giro completato, la possibilità di pescare uno dei premi messi in palio. Un meccanismo semplice che ha funzionato anche grazie al sostegno dei numerosi sponsor, che hanno consentito di donare più premi a tutte le partecipanti.
Alla fine non c’erano classifiche da celebrare con vincitrici e vinte. Restavano il rosa, la fatica condivisa e quasi 120 donne che hanno ricordato una cosa semplice: andare oltre non vuol dire necessariamente allontanarsi. Qualche volta significa trovare la forza di continuare, anche quando il percorso non è più quello che avevamo immaginato.