“Cantiere natalità: verso un nuovo equilibrio vita-lavoro”. E’ il titolo dell’evento organizzato congiuntamente da Diocesi di Ivrea e Confindustria Canavese. In programma venerdì 30 ottobre a partire dalle 9,30 a Officina H ad Ivrea. L’evento ha il patrocinio della Fondazione per la Natalità, Conferenza Episcopale Piemontese. Della Città di Ivrea e il Politecnico di Torino. E gode del contributo di Camera di Commercio Torino, Lions Club Canavese Centro, Multinazionale chimico- farmaceutica Merck e Ufficio diocesano Pastorale del Lavoro.
Il programma della mattinata
Ricco il programma della mattinata. Dopo i saluti istituzionali del nuovo presidente di Confindustria Canavese Augusto Geminiani e del suo predecessore Paolo Conta, sono previsti quelli del vescovo di Ivrea monsignor Daniele Salera. Del sindaco eporediese Matteo Chiantore. Del presidente della Camera di Commercio di Torino Massimiliano Cipolletta.
Dialogheranno sul tema della “responsabilità condivisa” il Presidente della Regione Alberto Cirio e il cardinale Roberto Repole, Arcivescovo metropolitano di Torino e vescovo di Susa.
“L ’inversione del trend” è invece il tema che sarà affrontato da Gian Carlo Blangiardo (già presidente di ISTAT) e da Riccardo Di Stefano (vice presidente Confindustria con delega all’Education).
Chiuderà la mattinata il tema dedicato agli “Scenari di equilibrio vita-lavoro” con Francesco Luchi (Country HR Head Italy di Merck), Paola Gianotti (Inspirational Speaker & business coach) e Francesco Profumo (Membro European Innovation Council della Commissione Europea e già Rettore del Politecnico di Torino).
Due intermezzi del vignettista e psicologo Fred Dalla Rosa avranno il compito di presentare la natalità dal punto di vista dei giovani.
L’incontro sarà moderato da Gianluigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità.
Le soluzioni possibili
Proprio De Palo, in una intervista rilasciata ad Avvenire nel novembre 2025, proponeva di passare dalle analisi a interventi concreti. Per contrastare il preoccupante fenomeno che investe il nostro Paese. Tra le priorità indicava stipendi adeguati. Facilitazioni nell’accesso alla casa, fiscalità più equa e politiche familiari capaci di rendere possibile la scelta di avere figli. De Palo all’epoca individuava due obiettivi. Favorire il rientro dei giovani italiani emigrati all’estero. E promuovere un’immigrazione che coinvolga le famiglie, anziché limitarsi a reclutare lavoratori. Richiamando anche l’opportunità di attrarre in Italia professionisti stranieri che lavorano da remoto.
C’è poi la proposta centrale della creazione di un’Agenzia per la Natalità, per coordinare iniziative pubbliche e private. Mettere in rete le energie della società civile e superare la frammentazione degli interventi. La denatalità, ormai riconosciuta come una priorità nazionale, richiede, secondo De Palo, una visione condivisa e azioni coordinate.
Un tema decisivo, di interesse trasversale
La denatalità è un dato demografico, ma le sue conseguenze vanno ben oltre le statistiche.
La diminuzione delle nascite modifica gli equilibri tra generazioni, mette sotto pressione il sistema di welfare, riduce la popolazione attiva e pone interrogativi sul futuro delle comunità e dell’economia.
Per comprenderne le cause non basta osservare quanti bambini nascono: occorre interrogarsi sulle ragioni per cui tante persone rinviano o rinunciano al progetto di avere figli, le condizioni nelle quali la maternità e la paternità possono essere vissute come una possibilità concreta, compatibile con le aspirazioni personali, il lavoro e la costruzione del proprio futuro.
La Chiesa e il mondo delle imprese affrontano questa questione da prospettive differenti, che
possono incontrarsi in una responsabilità comune.
Per la Chiesa, la denatalità è anzitutto un interrogativo sul modo in cui la società guarda alla vita e alla famiglia. La nascita di un figlio non è soltanto una scelta privata, né la sua importanza può essere misurata in termini di utilità economica. È un’esperienza che coinvolge il valore della vita, le relazioni, la solidarietà
tra generazioni e la capacità di una comunità di accogliere e accompagnare le persone.
Per il mondo delle imprese, il problema si presenta anche nella sua dimensione concreta dell’occupazione, dei giovani lavoratori e la loro preparazione e formazione, delle condizioni che permettono a chi lavora di diventare genitore senza compromettere la crescita professionale con il difficile dilemma di scegliere tra figli e lavoro. La denatalità interroga la stabilità occupazionale, l’accesso alla casa, l’organizzazione degli orari, la disponibilità di servizi per l’infanzia e le possibilità di conciliare responsabilità lavorative e familiari. Un tema come questo non può essere affrontato soltanto attraverso incentivi economici, per quant necessari. Occorre creare un contesto nel quale la maternità e la paternità non siano percepite come penalizzazioni, soprattutto per le donne, e nel quale avere figli non significhi dover rinunciare a opportunità professionali, autonomia e sicurezza.
L’ascolto dei giovani
Un passaggio decisivo è l’ascolto dei giovani. Le loro esitazioni non possono essere liquidate come disinteresse o mancanza di fiducia: possono riflettere precarietà, difficoltà abitative, timori economici e incertezza sulle prospettive future.
Comprendere queste ragioni significa affrontare la denatalità senza colpevolizzare chi non ha figli, chi li desidera ma non riesce ad averne o chi non ritiene di poterli sostenere nelle condizioni attuali.
La Chiesa richiama il valore della vita, della famiglia e della solidarietà comunitaria; le imprese possono contribuire ripensando l’organizzazione del lavoro e riconoscendo la genitorialità come una dimensione da sostenere, non un problema da gestire individualmente. Entrambe sono chiamate a confrontarsi con una domanda che riguarda l’intera società: quanto siamo capaci di creare un futuro nel quale mettere al mondo e crescere un figlio non sia un’impresa solitaria?
Non rassegnarsi al declino
Non è detto che però ci si debba rassegnare al declino. Un recente intervento di Alessandro Rosina, docente di demografia e statistica all’università Cattolica di Milano, sostiene che stiamo entrando in uno scenario favorevole a una risalita delle nascite: “Sta arrivando al centro della vita riproduttiva la Generazione Zeta se il tasso di fecondità rimarrà quanto meno costante le nascite smetteranno di diminuire. Se invece salirà sarà in grado di rialzare direttamente le nascite”. Rosina individua due fattori decisivi. “Il primo riguarda la capacità di costruire condizioni favorevoli per le nuove generazioni nell’età in cui si concentra la formazione della famiglia. Il secondo riguarda il Mezzogiorno. Proprio qui investimenti efficaci su lavoro femminile e strumenti di conciliazione potrebbero produrre i maggiori benefici. Agire nel Mezzogiorno significa, infatti, non solo contrastare il calo delle nascite. Ma anche ridurre la continua perdita di capitale umano giovane verso il Centro-Nord e l’estero”.