Il treno è “un mix tecnico ed emozionale”, come questo libro che non è propriamente un omaggio alla ferrovia, a dispetto del titolo, ma certamente non nasconde un sentito apprezzamento verso questa modalità di viaggiare, un po’ obsoleta, ammette, messa a dura prova dall’automobile. L’autore però non demorde e confessa fin dall’inizio una trattenuta ammirazione verso questo mezzo di locomozione e il mondo che gli si stringe attorno, spesso col fascino del tempo passato.
Definisce il treno un “oggetto estetico”, una “macchina per eccellenza”. Registra l’attenzione rivoltagli da personaggi illustri da Victor Hugo a Nievo e Collodi che scrive “Un romanzo in vapore”, la prima guida per turismo ferroviario. Ricorda il treno come “testimone della storia” per la sua presenza sferragliante in ogni guerra.
Per un attimo però la poesia lascia il campo ad uno sguardo disincantato. Dovendo confrontarsi con le esigenze di prestazioni del mondo contemporaneo e, non ultimo, di comodità, il treno non può affidarsi solo al suo “appeal” emozionale. È qui che si fa sentire la “fatica” dei “locali” un tempo chiamati “accelerati”, nome che quasi pareva una presa in giro. Qui si scoprono le magagne della rete ferroviaria risultato di equilibri di bilancio e scelte politiche le quali portano il nome sinistro di tagli.
Poi l’autore riprende il sentiero del ricordo. Parla di scompartimenti, dove l’esperienza del viaggio era socializzante, seppure a rischio di sgradite convivenze forzate, di treni da favola con i servizi raffinati, ma anche di stazioni malinconicamente trasformate in supermercati, di posti individualizzati e stretti. La poesia fa i conti con la realtà e il viaggio in treno troppo spesso con orari non rispettati.
IL FASCINO DEL TRENO
Romano Vecchiet
Ediciclo
9,5 euro