cronaca

Accusato di lesioni aggravate e minacce al vicino di casa: assolto

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I fatti avvenuti a Cerialdo, l'accusa aveva chiesto la condanna dell'imputato a 2 anni e 6 mesi

Camilla Pallavicino 10 settembre 2026

Cuneo

Secondo l’accusa aveva aggredito un vicino di casa che riteneva responsabile di un furto avvenuto nell’appartamento dei genitori e per questo si sarebbe vendicato aggredendolo sotto casa dopo averlo invitato a scendere per un chiarimento; con l’accusa di lesioni aggravate e minaccia è stato rinviato a giudizio A.L. cuneese residente a Cerialdo così come la sua vittima.

I fatti denunciati da F.C., l’uomo che a seguito dell’aggressione riportò la frattura della mandibola con prognosi di 30 giorni, risalgono all’ottobre del 2022; stando a quanto riferito dalla vittima, qualche tempo prima dell’aggressione era avvenuto il furto a casa dei genitori e A.L. riteneva responsabile l’amico F.C. a cui aveva affidato in custodia un mazzo di chiavi dell’appartamento.

In aula la vittima riferì che la mattina del 13 ottobre l’imputato lo avrebbe invitato a scendere per un chiarimento ma quando uscì dal portone, fu aggredito da qualcuno che si era nascosto dietro un pilastro e che gli sferrò un colpo al volto con una spranga o un tirapugni che gli inquirenti non trovarono mai. La vittima riferì di aver riconosciuto A.L. che allontanandosi teneva in mano una pistola. Quella sera stessa la Polizia fu chiamata dalla vittima la cui auto era stata data alle fiamme proprio sotto casa; nessuno però aveva visto nulla e questo episodio venne archiviato.

Per quanto riguarda l’aggressione invece F.C. chiamò in causa due vicini di casa che, disse, avevano assistito all’aggressione. In aula i due testimoni però negarono di aver visto qualcosa e riferirono di aver saputo soltanto che i due avevano avuto una discussione.

A conclusione dell’istruttoria l’accusa, valutando il contesto e la dinamica in cui era maturata quell’aggressione, ha ritenuto attendibile la versione offerta dalla vittima e ha chiesto la condanna dell’imputato a 2 anni e 6 mesi. Per la difesa sostenuta dall’avvocato Emanuele Negro però, a fronte di una lesione sicuramente grave subita dalla vittima, il processo non aveva fornito alcuna prova certa che a commettere l’aggressione fosse stato il suo assistito, a partire dai testimoni che avevano negato di aver visto la scena fino al mancato ritrovamento della spranga usata per sferrare il colpo e della pistola con cui la vittima sarebbe stata minacciata.

Una mancanza di riscontri che per la difesa non poteva che condurre ad un’assoluzione; richiesta accolta dalla giudice che ha assolto l’imputato da entrambe le accuse.