Nel giorno del decesso di fratel Enzo Bianchi, uno dei fondatori della Comunità di Bose, ecco il ricordo del vescovo di Ivrea monsignor Daniele Salera.
"Del Dio di Gesù Cristo ha voluto far conoscere l’infinita misericordia". È uno dei passaggi centrali con cui il vescovo di Ivrea, ricorda fratel Enzo Bianchi, morto oggi (martedì 1° settembre) all’età di 83 anni. Un messaggio che ripercorre il lungo cammino del fondatore della Comunità di Bose nella Chiesa italiana, il suo impegno ecumenico e la capacità di interrogare credenti e non credenti sui grandi temi dell’esistenza.
La notizia della morte di Bianchi, scrive Salera, è stata accompagnata fin dalle prime ore dalla preghiera, affidandolo "a quel Dio che Enzo per una vita intera ha cercato e le cui ricchezze ha voluto condividere con tutti". Il vescovo sottolinea in particolare il legame tra la vicenda personale di Bianchi e la storia recente della Chiesa. "La sua vita ha attraversato fin dal Concilio quella della Chiesa, universale ed italiana in particolare", ricorda Salera, richiamando prima l’esperienza della Comunità monastica di Bose e poi quella di Albiano d’Ivrea, dove Bianchi aveva dato vita alla Casa della Madia dopo la dolorosa separazione dalla comunità da lui fondata.
Una presenza che per decenni si è espressa attraverso libri, commenti alla Scrittura, incontri e interventi pubblici. Gli scritti e le riflessioni sulla Parola di Dio, osserva il vescovo, insieme agli interventi "sui temi della vita ecclesiale e della società civile, hanno suscitato attenzione e dibattiti" attorno alla fede, alla vita comunitaria e alla presenza dei cristiani nella società.
Salera ricorda anche l’attenzione di Bianchi "alle domande esistenziali dell’uomo moderno" e soprattutto l’ecumenismo, che "fu al centro del suo impegno e del suo attaccamento al Vangelo". Nel corso della sua vita, sottolinea ancora il vescovo, Bianchi ha incontrato moltissime persone offrendo "riflessioni, approfondimenti e stimoli allo stesso tempo costruttivi e critici".
Nel messaggio trova spazio anche il contributo dato da Bianchi al rinnovamento dell’esperienza monastica. "Ha proposto un modo nuovo di vivere la vita monastica alla ricerca della Verità", afferma Salera.
Nel momento della morte, però, il vescovo invita ad andare oltre giudizi e valutazioni su una vicenda umana ed ecclesiale che ha conosciuto anche passaggi difficili. "Di fronte alla conclusione del suo cammino terreno, ogni considerazione pur legittima deve lasciare spazio al mistero della persona umana e alla contemplazione del progetto di salvezza del Padre".
Un progetto di salvezza che, ricorda Salera riprendendo uno dei temi più volte annunciati dallo stesso Bianchi, "non ha confini e soprattutto non è determinata dai nostri meriti".
Il messaggio si conclude con un saluto personale: "Buon cammino, fratel Enzo: l’abbraccio del Padre Misericordioso ti sorprenda e ti accompagni".