editoriale

La politica non va in vacanza ma evita i problemi reali

Legge elettorale, salari, sanità, demografia, lavoro

Ezio Bernardi 08 agosto 2026

Cuneo

Si va in vacanza più preoccupati del solito. Per le guerre, i genocidi, gli odi e le minacce tra i grandi, per gli scontri politici e sociali sempre più acuti nel nostro Paese. Le elezioni politiche si terranno nel 2027 (a settembre se la legislatura arriverà fino in fondo, in primavera in caso di anticipo), ma la campagna elettorale è già infuocata. Il centrodestra cerca nuovi equilibri dopo l’inciampo del governo Meloni sulle preferenze nella nuova legge elettorale, lo sconquasso del generale Vannacci che sottrae consensi alla la Lega di Salvini e a Fratelli d’Italia, le spaccature profonde tra i partiti di maggioranza, il “tradimento” di Trump. Il Campo largo, Pd, 5Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra (Avs) e forse Italia Viva, non trova un programma minimo condiviso, soprattutto sulla politica estera.

Si procede a slogan, disconnessi dalla dalle questioni concrete che interessano i cittadini: sanità, costo della vita, salari, pensioni. La campagna si concentra a destra sui temi securitari: repressione, definizione di nuovi reati, remigrazione per cacciare gli odiati migranti. Nel campo largo si fa muro contro la destra, accusata di snaturare la Costituzione e prendersi la Presidenza della Repubblica e le istituzioni che garantiscono gli equilibri democratici. Ma il dualismo Pd-5 Stelle evidenzia ciò che li differenzia, come le posizioni sull’Ucraina e sui fondi per il riarmo, invece di cercare composizione sui temi e sul leader da candidare a premier.

Al centro delle tensioni resta la legge elettorale, già approvata alla Camera ma non ancora al Senato. Cambiarla per favorire la ri-vittoria è l’obbiettivo della destra; impedire che ciò accada è l’obbiettivo delle opposizioni. Alchimie tattiche invece di programmi chiari per affrontare i problemi del Paese reale.

E la realtà non è quella raccontata dai leader di governo.

I salari. In Italia, unico paese dell’Unione Europea, sono fermi da un quarto di secolo, il potere d’acquisto è diminuito del 6% rispetto al 2021. Fare la spesa costa il 24% in più del 2021, le bollette elettriche sono salite del 34%. (Dati Istat).

In Germania un neo laureato guadagna l’80% in più che in Italia: chiaro perché i ragazzi italiani vanno a lavorare all’estero.

La sanità. La Fondazione Gimbe (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze), rileva che negli ultimi 12 anni sono stati sottratti 33 miliardi al personale sanitario. 90 mila medici hanno lasciato il Servizio sanitario pubblico (dove saranno andati? Nessuno se lo chiede); mancano 5.700 medici di famiglia e migliaia di infermieri. Se oggi è difficile accedere alla sanità pubblica, in futuro sarà peggio.

La demografia. Dieci anni fa l’Italia superava i 60 milioni di cittadini, oggi è a meno di 59, fra 15 anni saremo 54 milioni. I nuovi nati sono la metà dei decessi, la percentuale di over 65 è la più alta nell’UE mentre la percentuale di giovani è la più bassa. Le imprese non trovano lavoratori, soprattutto specializzati (che abbiano studiato), ma per il governo l’istruzione non è una priorità, stando alle risorse che vi destina. Nella UE peggio di noi fa solo la Romania.

Gli immigrati. I numeri forniti dal presidente Inps dicono che un lavoratore su sette di quanti versano contributi non è italiano, 3 milioni e mezzo sono extra UE, 800 mila sono europei. Insieme formano il 16% degli assicurati Inps. Sono loro che pagano e pagheranno una bella fetta delle nostre pensioni. Difficile negare il nostro interesse non è cacciarli ma integrarli con serietà: percorsi di formazione e legalità.

Di fronte a questi dati di realtà, colpisce l’irresponsabilità delle forze politiche che vogliono farci credere che i problemi dell’Italia si risolvono con una nuova legge elettorale, investendo nell’odio e nell’esclusione degli immigrati, schierandosi con Trump o con Putin, dando ai cittadini la libertà di vendetta.

Dopo la calura estiva, ci aspetta un autunno caldo. È troppo sperare che i politici di destra e di sinistra, rinfrescati e rinsaviti dalle ferie estive, mettano finalmente mano ad un programma che sia semplicemente “normale” che affronti i problemi veri che preoccupano le famiglie, le imprese, i giovani, gli anziani?

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