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Giovanni Panzera è arrivato a Bardonecchia

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Il cicloturista cuneese racconta il suo viaggio sulle tracce di Walter Bonatti

Redazione 04 agosto 2026

Bardonecchia

Dal 1954 al 1956 Walter Bonatti visse a Bardonecchia lavorando come guida alpina e maestro di sci e fu proprio in questa località alpina che nacque il progetto che lo portò alla traversata scialpinistica delle Alpi che ora a distanza di 70 anni Giovanni Panzera sta percorrendo in bicicletta sulle tracce del famoso alpinista esploratore.

A ricordare questo celebre capitolo non poteva che esserci un incontro a Bardonecchia dove, il cicloturista cuneese ha incontrato Riccardo Topazio – appassionato cultore della storia di Walter Bonatti, a cui ha dedicato molte iniziative per valorizzarne la persona e le imprese ma soprattutto le motivazioni che hanno spinto Bonatti a compierle e poi Vittorio Bontabone, vicesindaco di Bardonecchia nonché assessore allo sport e turismo – pronipote di Alfredo Guy, uno dei quattro componenti della traversata.

Prima dell’incontro, nella stessa giornata, Giovanni aveva percorso la strada (in parte asfaltata e in parte sterrata) che lo ha portato al rifugio Scarfiotti (inaugurato nel 1923) che fu di riferimento per la spedizione Bonatti.

La salita al rifugio Scarfiotti è solo uno dei tanti luoghi raggiunti dal cicloturista cuneese per incrociare quello che fu l’itinerario dei 4 protagonisti del ’56.

I luoghi raggiunti come il rifugio Elisabetta Soldini, il lago di Combal, i villaggi di Thures, Abries-Ristolas, Rhuilles sono sconosciuti ai più, le numerose salite scalate ai vari Passi: Sempione, Piccolo e Gran San Bernardo, Iseran, Moncenisio, Monginevro, e Izoard sono valichi conosciuti da sempre dagli amanti del ciclismo.

Giovanni racconta: “Il viaggio si sta rivelando molto più impegnativo del previsto perché sovente le indicazioni per raggiungere i borghi e colli sperduti sono alquanto sommarie e le condizioni degli sterrati variano molto, però con il cambio ruota da stradale a sterrato sono finora riuscito a risolvere tutti i problemi. Il fisico regge bene anche se il dolore alla schiena continua a perseguitarmi nonostante gli antinfiammatori. Il duro e lungo allenamento sulle montagne di casa ancora una volta si è rivelato fondamentale. Certamente le difficoltà sono aumentate a causa del grande caldo che continua anche ad alte quote sopra i 2000 metri. Ad esempio a Tignes a 2100 metri di altitudine, c’erano ben 32°…

“Non è certo una novità – continua Teresio – in questo periodo in tutta Italia e non solo si stanno registrando temperature altissime, ma non mi aspettavo che fosse così anche in quota. Già ho raccontato dello stato dei ghiacciai, ridotti al lumicino. Fanno veramente pena, ridotti oramai al lumicino”.

“Nemmeno risalire la valle dei Glaciers - al di là del nome – è stata una salita “fresca”, ripagata però da panorami eccezionali che vanno da zone prative utilizzate per i pascoli alle alte vette del massiccio del Monte Bianco. Come già ribadito più volte, ho ammirato e continuo ad ammirare l’intelligenza e la grande intuizione della squadra di Bonatti nello scegliere l’itinerario giusto, logico ed intelligente, al riparo più possibile dalle valanghe”.

“Molti, attraverso i social mi hanno chiesto della bicicletta, quali rapporti stia usando sia su strada che sullo sterrato. Prima però voglio fare una considerazione che può sembrare scontata ma non lo è: in traversate come queste, dove si deve pedalare tutti i giorni e per un lungo periodo non è la performance della salita che conta ma affrontarle con il giusto ritmo. Ad esempio se pensiamo che da Martigny al Colle del Gran San Bernardo i km di salita sono 42 si comprende che non la si può affrontare come fosse una cronoscalata. Detto questo parlo della mia bici che sto utilizzando. Si tratta di una bicicletta gravel modello Grak della CBT Italia che proprio per le sue caratteristiche si sta rivelando robusta in tutte le situazioni. Le ruote da strada sono 700x30 con la tripla moltiplica 26-36-48 e il cambio posteriore a 11 velocità con rapporto massimo 34 mentre le ruote da fuoristrada sono 27,5x 2,2 con rapporti più agili 26x40. Utilizzo freni ibridi, cioè il tiraggio avviene con il classico cavo d’acciaio mentre le pinze sono idrauliche, una soluzione che nei lunghi viaggi è di facile manutenzione ed è facile da riparare.

I numeri fino a questo punto mi fanno anche un po' impressione, ho superato la fatidica cifra dei 2000 km mentre il dislivello che ho superato è di 54.833 metri. Può sembrare che il più sia fatto ma fino a quando non arriverò al Colle di Nava non devo dare nulla per scontato.

Durante le lunghe ore di pedalate penso a coloro che con impegno ed entusiasmo ci sostengono e rendono possibile questa avventura: la famiglia Merlo, l’ATL del Cuneese, la Banca Cassa di Risparmio di Savigliano, la Thor di Busca, la CBT Italia e tutti gli amici che mi sostengono sui social".

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