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12 luglio 2026

cronaca

Si spacciò per un vescovo, viene assolto dall’accusa di sostituzione di persona

08 giugno 2026

Cuneo

"Uno dei due era vestito da vescovo e l’altro con un saio da religioso, erano però vestiti un po’ stracciati. Il frate si rivolgeva al vescovo chiamandolo ‘sua beatitudine’. Mi parlarono di una Chiesa anglo-cattolica con qualche centinaia di fedeli, ma poi capii che erano followers su Facebook. Dissero di aver studiato all’università in Colombia ma quando gli chiesi di più su quella esperienza di missione capii che era un corso on line. Si erano resi disponibili a celebrare ed erano venuti a chiedermi l’autorizzazione ma io la rifiutai”. A spiegare al giudice quell’incontro bizzarro era stato Mons. Begliatti, vicario del vescovo di Mondovì che a inizio 2021 si trovò non solo a rigettare la strana richiesta avanzata dai due uomini ma a segnalarli subito ai Carabinieri dopo aver avvisato il vescovo, per il timore che potessero approfittare dell’ingenuità di persone che avrebbero potuto crederli veri sacerdoti. I due fermati successivamente dai Carabinieri mentre giravano a bordo di una Fiat Panda, sempre vestiti di tutto punto, vennero indagati e successivamente rinviati a giudizio con l’accusa di sostituzione di persona. L. Z., quello vestito da frate che intanto lavorava come Oss all’interno di una casa di riposo, scelse il rito abbreviato; nel suo armadietto sul posto di lavoro i militari trovarono foglietti con annotati a mano i nomi di alcuni ospiti della struttura; per la difesa non c’era nulla di strano dato che accanto ai nomi c’erano abbreviazioni che stavano a indicare asciugamani, traverse e cuscini per gli ospiti. Di diverso avviso gli inquirenti convinti che dietro quei nomi segnati a mano si nascondesse l’intento di raggirare i pazienti della struttura sanitaria; raggiri peraltro documentati dalle precedenti condanne del falso vescovo che già in passato si era spacciato per prete, celebrando matrimoni e somministrando sacramenti a pagamento. Al termine del processo celebrato a dicembre con rito abbreviato L. Z. è stato condannato a quattro mesi di reclusione, mentre il processo con rito ordinario a carico di C. G. si è appena concluso con l’assoluzione dell’imputato. “Poco importa che lui credesse veramente di essere un sacerdote, perché ciò non toglie che si sia attribuito una falsa carica”, ha concluso il pubblico ministero Anna Maria Clemente chiedendone la condanna a quattro mesi di reclusione. Per l’avvocato Roberto Tesio difensore dell’imputato, però, il suo assistito non aveva mai sostenuto di far parte di una Chiesa riconosciuta dal nostro Stato, sottolineando il fatto che lo stesso vicario aveva riferito in aula di non essere mai stato indotto in errore dalla messa in scena dei due uomini: “È vero però che il mio assistito fa parte di una Chiesa anglo-cattolica e che se avesse davvero voluto ingannare qualcuno non si sarebbe recato dal vescovo per ottenere l’autorizzazione a concelebrare la Messa”. Una tesi accolta dal giudice che in mancanza di una prova certa della commissione del reato di sostituzione di persona ha assolto l’imputato per insussistenza del fatto.

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