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7 luglio 2026

cronaca

“Oggi saluto un amico”

03 aprile 2026

Cuneo

"Oggi saluto un amico" ha detto don Ciotti questa mattina (venerdì 3 aprile) in Duomo a Cuneo ricordando Piero Borello, imprenditore grafico scomparso mercoledì, per tanti anni volontario del Gruppo Abele. "Insieme abbiamo curato la pubblicazione dei primi libri sulla prevenzione e sull'Aids per aiutare le persone a ritrovare la speranza. Il tempo dell'amore non è stabilito solo da chi ama, ma da chi ha bisogno di essere amato" ha continuato Ciotti. Tra i famigliari e i tanti amici che oggi hanno voluto dare l'ultimo aluto a Borello, anche diverse autorità. La cerimonia è stata celebrata senza Messa essendo Venerdì Santo. Per anni stampatore del settimanale La Guida, lo ricordiamo riproponendo questa intervista pubblicata sull'edizione cartacea del nostro giornale il 17 dicembre 2020 e scritta da Claudia Cucco. Piero Borello con i figli Paolo e Mario Piero Borello con i figli Paolo e Mario "Da oltre 50 anni trasforma le idee dei cuneesi in prodotti grafici di alta qualità: Piero Borello, classe 1936, è il fondatore della prima litografia cittadina. Torinese di nascita, studiò al Collegio Artigianelli, dove meno di mezzo secolo prima, San Murialdo era stato rettore. L’istituzione preparava e avviava i ragazzi ai principali mestieri artigiani: fabbro, falegname, tipografo, legatore, ecc. Dopo la gavetta e le prime fruttuose esperienze, fra cui ci fu quella di salvataggio, in qualità di direttore, di una tipografia sulle soglie del fallimento, giunse a Cuneo nel ’63, quando con l’amico e collega Mario Serafino, cuneese di adozione, avviò l’AGA (Arti Grafiche Associate), la prima azienda ad installare, oltre alle macchine da stampa tipografiche, macchine litografiche offset in via Sobrero, angolo via Castellani. All’inizio degli anni ’70 la società si trasferì in corso Brunet per ingrandirsi e sviluppare le fasi di prestampa, stampa e legatoria. Borello seppe cavalcare il boom economico e nel ’78 aprì la filiale Aga France in Costa Azzurra. Dalla scissione dei reparti di produzione dell’Aga, nell’82 nacque la Agam, con sede in via Statuto, nell’ampio seminterrato di palazzo Pisani, più dedita alla stampa e legatoria. I due gruppi, ben avviati sul mercato, qualche anno dopo si separano e ristrutturano tutte le fasi produttive. La Agam spostò la sede a Madonna dell’Olmo, dapprima in via Valle Po e poi nell’attuale via Gandolfo, dove Piero ancora passa le giornate accanto ai figli Paolo e Mario, ora titolari della Graficuneo. Nonostante le doti manageriali e l’innegabile fiuto commerciale, determinante per il successo, umilmente racconta la sua esperienza, che scherzosamente inizia così: “Volevo fare il pittore, ma gli insegnanti non incoraggiarono il mio talento! Così mi ritrovai, nei laboratori del Collegio, a fare il garzone di tipografia dall’età di 11 anni. Ap- passionato di istantanee, durante il servizio militare fui fotografo dell’Esercito Italiano ed ebbi l’onore di fare gli scatti del funerale di Papa Pio XII, nel ’58. Ricordo di aver stampato, nel periodo Torinese, le mitiche figurine della Lavazza prodotte dal ‘49 al ‘69 per un totale di 283 serie, di 6 figurine ciascuna. Raffiguravano illustrazioni a tema, alcune inerenti la produ-zione del caffè, ma anche storia, geografia, scienze, letteratura, ecc. Gli esordi in proprio Raggiunti buoni risultati nel settore con competenza e i giusti contatti, non esitai a fondare una nuova società, portando a Cuneo l’intera famiglia, compresi genitori, suoceri e cognato, che a sua volta aprì, qualche anno dopo, Tuttufficio. Negli anni ‘60 era normale e non spaventava: sin dall’età di 17 - 18 anni avevo uno stipendio che mi permetteva di essere indipendente. È una condizione che oggi sarebbe inimmaginabile per un giovane. Ciò stimolava l’intraprendenza e infondeva la giusta dose di coraggio. Fondai la ditta il giorno della nascita della mia secondogenita, Elisa, l’unica che ha scelto un percorso formativo diverso, seguendo altre strade professionali. La zona di via Sobrero non era ancora edificata: a parte il palazzo in cui aprimmo l’attività al pianterreno, sorgevano nelle vicinanze i capannoni di Amilcare Merlo e l’Aperitivi d’Italia, che produceva il Vej Tu- rin. Fu proprio questa ditta il nostro primo cliente: stampammo per loro un dépliant pubblicitario e con quei soldi aprimmo il conto corrente della nostra società. Realtà d’altri tempi, in cui non ci si perdeva in cavilli burocratici e permessi vari, ma si ini- ziava lavorando. Poco dopo fu lo stesso Merlo a commissionarci materiale illustrativo per stalle prefabbricate. Pure lui testimonia la riuscita delle imprese avviate in quegli anni; il nostro rapporto lavorativo è stato incessante e prosegue tutt’ora. Era l’epoca in cui per chi aveva voglia di lavorare non esisteva disoccupazione, tant’è vero che domandai aiuto a Padre Gasparino per assumere i primi operai: furono tre ospiti della Città dei ragazzi.
Una partenza sprint Fin dagli esordi il lavoro non mancò: eravamo la prima litografia cittadina, attrezzata cioè alla stampa offset, a differenza dei caratteri mobili utilizzati dalle tradizionali tipografie. Etichette, biglietti da visita, materiale pubblicitario erano i principali prodotti che privati e aziende chiedevano a quei tempi. Il gran numero di ditte che sorgevano in quegli anni fece sì che il lavoro non mancasse mai e la società arrivò a contare fino a 50 dipendenti. Il colosso Alpitour, con sede in città, fu a lungo uno dei principali committenti di cataloghi e pieghevoli; il mondo finanziario ci commissionò milioni di copie di moduli 740, il settore immobiliare e la free press rimpinguarono per anni il nostro settore. La formazione dai Giuseppini del Murialdo fu una carta vincente: collaborammo costantemente con le edizioni San Paolo, gli ordini Salesiani, Giuseppini e Camilliani, dove il passaparola si dimostrò sempre la miglior pubblicità. Negli anni ’90 acquistammo una rotativa per stampare la Gazzetta d’Alba e La Guida, che già aveva una tiratura di circa 18.000 copie; in seguito ci attrezzammo con una rotativa con forno, per la stampa commerciale su carta patinata, impiegata per le riviste. Tutt’ora, in questo modo, stampiamo il settimanale Idea.
Cambiamenti epocali Con l’avvento del nuovo secolo, il cambiamento è stato repentino: il processo che prima era meccanico si è velocemente trasformato in elettronico, governato dai pc. Cromisti addetti alla preparazione delle lastre, fotolitisti, incisori pullulavano nei nostri laboratori: mestieri completamente scomparsi nell’arco di 5 o 6 anni. Si è ridotto l’intervento artistico dell’uomo, il colpo d’occhio nella scelta dell’inchiostrazione; ora abili grafici impostano tutti i dati al computer, che permette una qualità standardizzata, con un dimezzato numero di dipendenti. Si è aggiunto l’avvento di Internet, che ha determinato una riduzio- ne della mole di stampa: ebook, versione online dei quotidiani e informazione in rete hanno stravolto le modalità di fruizione dei prodotti editoriali. Saper cogliere i cambiamenti e adattarsi alle necessità del mercato è indispensabile nell’imprenditoria. Così, in oltre mezzo secolo di attività, abbiamo più volte rimodellato l’assetto e la produzione. Ai tempi di corso Brunet aprim- mo la cartolibreria, che fu un successo. Da sempre ci siamo specializzati nei prodotti ad uso ecclesiastico; dalle riviste e periodici alla stampa di Bibbie, Torah e messali, sull’apposita carta india. In particolare, abbiamo stampato e rilegato volumi religiosi in una decina di lingue, fra cui anche alcune africane, come il swahili e il chisena, nonché in lingua creola. Ultimamente ci siamo anche specializzati nel settore della cartotecnica, con totem pubblicitari, espositori da banco e packaging. L’esperienza in questi settori di nicchia ci ha permesso di mantenere solide basi e l’azienda, nonostante la digitalizzazione, conta ancora 22 dipendenti.
Giovani e futuro Pur avendo dedicato la vita e tanta passione a questo lavoro, non mi sentirei di consigliarlo a un giovane. Pur essendoci ancora un bel presente, il futuro mi pare troppo incerto. È innegabile il ruolo fondamentale e crescente della comunicazione, ma il digitale e la tecnologia hanno comportato risultati di qualità alla portata di tutti, riducendo i margini economici . Il materiale stampato è destinato a ridursi ulteriormente, ma le strutture e le attrezzature necessarie sono le stesse per produrre mille o centomila copie. Non poter contare sulle grandi tirature è, quindi, un forte limite. Momenti importanti La mia attività mi ha anche offerto opportunità indimenticabili, come l’incontro personale di importanti personaggi del mondo cattolico quali: Madre Teresa di Calcutta, l’Abbé Pierre, cardinal Pellegrino, monsignor Etchegaray e Cardinale Ratzinger, prima che fosse eletto Papa. Anche il mondo dell’associazionismo a fianco di don Benevelli nell’Lvia e l’appartenenza al gruppo Abele di don Ciotti sono state esperienze che mi hanno toccato il cuore. Ciò che mi ha sempre gra- tificato è stata la fiducia dei clienti e veder crescere i miei allievi/dipendenti”. Piero Borello è stato insignito dello spadino d’oro e del torchio d’oro dall’associazione culturale Progresso Grafico.

Cuneo Funerale Don Ciotti piero borello

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