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cronaca

Processo per l’incidente mortale sul lavoro a Revello

02 marzo 2026

Cuneo

Quando la mattina del 10 luglio 2022 intervennero i sanitari del 118 chiamati per un incedente in un’azienda agricola, Moussa Dembele, 29enne operaio originario del Mali, era sdraiato a terra a pochi metri di distanza dalla macchina desilatrice utilizzata per la miscelazione e distribuzione del mangime nelle rastrelliere delle mucche. L’uomo aveva infilato la testa all’interno del cassone dove avveniva la miscelazione ed era stato ‘risucchiato’ dal macchinario che si era rimesso in movimento; Dembele rimase schiacciato e non riprese più conoscenza a causa del trauma riportato, nonostante i tentativi di rianimazione messi in atto sia dal proprietario dell’azienda F.T., ora a processo con l’accusa di omicidio colposo, sia dai sanitari del 118.

Secondo quanto stabilito dal tecnico dello Spresal, Dembele non aveva un contratto di lavoro e per questo motivo al titolare della ditta venne fatta una segnalazione, così come altre segnalazioni vennero fatte in merito al macchinario in cui era morto l’operaio e che riguardavano lo stato di sicurezza della desilatrice che lo Spresal definì non idonea in quanto presentava delle carenze di protezioni e manutenzioni. Dall’analisi della documentazione dell’azienda, risultava inoltre che il desilatore non era neanche menzionato nel Documento di Valutazione del rischio che risaliva al 2016. Condizioni del macchinario che sono state esaminate nel corso dell’ultima udienza dai tre periti nominati da accusa, parte civile e difesa. Dal confronto dei tre esperti è emerso che quel macchinario aveva subìto una modifica che ne aveva compromesso la sicurezza e quindi l’idoneità ad essere usata per il lavoro e che riguardava il suo azionamento da remoto, quindi non più obbligatoriamente dal trattore a cui era collegata ma anche da terra in prossimità del cassone miscelatore. Inoltre il cassone risultava accessibile anche quando era in movimento il rullo miscelatore; un difetto che successive normative europee avevano sanato imponendo un specifica modifica a tutte le aziende produttrici e a cui quel macchinario costruito nel 1997 non si era mai adeguato.

Secondo il perito della difesa le ferite riportate dall’operaio sul torace e alla testa ma non alle braccia porterebbero ad escludere che la vittima stesse svolgendo un qualsiasi lavoro all’interno del cassone poiché in caso contrario anche le braccia sarebbero rimaste incastrate, mentre sarebbero compatibili con un malore o un gesto volontario. All’interno del cassone però erano stati trovati i resti del manico di una scopetta che farebbero pensare ad un lavoro di pulizia o utilizzo per spingere il mangime verso l’uscita e che spiegherebbe l’assenza di ferite sulle braccia che in quel caso sarebbero rimaste fuori dal cassone per tenere e manovrare la scopetta. Per il perito di parte civile in ogni caso la mancanza di sensori di blocco del miscelatore sarebbe stata determinante nel verificarsi dell’incidente perchè se ci fossero stati il rullo non si sarebbe messo in movimento e questo dispositivo è previsto proprio per garantire la sicurezza dell’operaio in caso di un malore. L’udienza proseguirà il 28 aprile.

Cuneo Incidente Tribunale Processo

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