Inizia la Visita pastorale e viene pubblicata la Lettera pastorale
01 marzo 2026
Cuneo
In concomitanza con l’inizio della Visita pastorale di mons. Piero Delbosco, vescovo di Cuneo-Fossano, che è iniziata venerdì 27 febbraio a Centallo, viene pubblicata la Lettera pastorale dal titolo “Dio ha visitato il suo popolo”. La lettera contiene la presentazione del Vescovo e la parte di approfondimento curata da don Andrea Adamo. “Inizia con la Quaresima 2026 la mia Visita Pastorale nelle tante realtà della nostra Diocesi di Cuneo-Fossano: sarà un cammino che durerà tre anni – scrive mons. Delbosco -. Ho scelto per accompagnare questo percorso l’icona biblica della Parabola del seminatore che troviamo nel Vangelo di Matteo (Mt 13,1-23). Dio riversa su di noi con abbondanza il seme, cioè la sua Parola, e noi siamo quel terreno chiamato ad accogliere e a far nostro quanto ci dice”. E continua: “Tutta la storia della salvezza è segnata dall’iniziativa di Dio che viene incontro ad ogni uomo. È Dio che si fa vicino, che si abbassa, che visita i suoi amati figli. Lo ha fatto in tanti modi a partire dalla creazione per arrivare a noi”. Don Andrea Adamo, docente all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Fossano e alla Facoltà Teologica di Torino, ci aiuta ad affrontare il tema della visita di Dio nella storia dell’umanità. «Dio ha visitato il suo popolo» La fede biblica, che accompagna l’Antico e il Nuovo Testamento, testimonia la possibilità di riconoscere la visita di Dio nella storia. I cristiani vedono in Gesù il compimento di ogni visita divina e lo stile inequivocabile di questa visita: il desiderio di Dio di vivere la comunione con l’umanità e di essere segno di salvezza. L’età moderna in Occidente ha portato a un profondo cambiamento dell’orizzonte culturale, trasformando persino il rapporto con Dio: ciò che per secoli era stato evidente e scontato, oggi viene messo in discussione e appare tutt’altro che ovvio. È compito, mai concluso, della missione della Chiesa testimoniare il dono della visita di Dio e rendere comprensibile a ogni cultura, persino a quella secolarizzata della modernità, la buona notizia del Vangelo ovvero della prossimità misericordiosa di Dio all’umanità. La Chiesa si mette al servizio di questo compito, riscoprendo di partecipare alla missione di Gesù, che precede e rende possibile la missione ecclesiale. In ogni epoca, le comunità cristiane sono chiamate a custodire i luoghi di presenza della visita di Dio, nella loro autenticità. L’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione eucaristica e la cura della vita fraterna sono autenticamente i luoghi dove si fa esperienza di essere visitati da Dio. I processi di evangelizzazione, anche quelli pensati per il nostro complesso contesto culturale, sono genuinamente evangelici se sanno custodire questi luoghi e proporli nella loro bellezza e serietà, perché siano segni efficaci della comunione con Dio e del suo dono di salvezza. Ogni chiesa locale è chiamata a ripensare costantemente le strutture necessarie per svolgere il proprio compito di evangelizzazione, nella consapevolezza che le strutture non possono diventare il centro delle preoccupazioni, ma devono mantenere la loro natura di strumenti, che non devono oscurare, in nome della performatività, la bellezza dell’annuncio evangelico.