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La Cgil proclama lo stato di agitazione nazionale dei Vigili del Fuoco

03 dicembre 2025

Cuneo

La Fp Cgil VVF ha proclamato lo stato di agitazione nazionale del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco a seguito dell’analisi delle bozze di riforma dei decreti legislativi 217/2005 e 139/2006. "Le proposte esaminate - si legge nella nota - non affrontano le criticità generate dai precedenti interventi normativi e non rispondono agli obiettivi fissati dalla legge delega, lasciando irrisolti aspetti fondamentali che riguardano l’assetto ordinamentale, le condizioni di lavoro e la natura civile del Corpo. Nel corso dei vari incontri, compreso quello del 26 novembre u.s., la nostra organizzazione ha sempre garantito disponibilità al confronto, avanzando proposte di modifica e integrazione in linea con le reali esigenze del personale, sia sul piano economico sia su quello normativo. Proprio nell’incontro del 26 novembre e, rafforzata dall’invio dell’ultimo testo del 01 Dicembre è emersa chiaramente la volontà del Sottosegretario, On. Emanuele Prisco, di chiudere rapidamente l’iter chiedendo alle organizzazioni sindacali di sottoscrivere un patto politico a sostegno delle due proposte di riforma. Una strada che la Fp Cgil VVF non può condividere: non è il momento di chiudere, perché restano aperte questioni sostanziali per le quali non sono ancora state fornite risposte adeguate. E ancora: "La riforma introduce elementi che, di fatto, orientano il CNVVF verso modelli tipici del comparto difesa. L’attribuzione della qualifica di agente di pubblica sicurezza, art. 6,comma 2, della proposta di modifica del decreto 139/2006 e, all'art. 24, comma 7, lettera b- bis) concorre alle attività di pubblica sicurezza e, b-ter) concorre alle attività connesse alla sicurezza dello stato, l’adozione di titolature di stampo militare e l’impostazione più rigida delle strutture gerarchiche costituiscono, secondo la Scrivente, una deriva incompatibile con la tradizione civile del Corpo e con i modelli europei dei servizi di Fire & Rescue. Parallelamente, l’espansione significativa dell’area dirigenziale non trova alcuna giustificazione né sul piano operativo né su quello organizzativo: la proliferazione di posizioni apicali rischia di accentuare la distanza tra vertice amministrativo e personale operativo, senza produrre reali benefici in termini di efficienza del soccorso. Ulteriori preoccupazioni riguardano la sostenibilità economica dell’impianto riformatore, caratterizzato da costi superiori alle risorse previste e dall’assenza di coperture nella bozza di Legge di bilancio 2026. Tale squilibrio potrebbe ripercuotersi negativamente sulle dotazioni, sulla manutenzione e sulla formazione, mentre permane la richiesta di stanziamenti aggiuntivi per rendere la riforma realmente efficace. Sul piano del personale, destano forte allarme i meccanismi selettivi improntati al merito comparativo, ritenuti potenzialmente forieri di eccessiva discrezionalità e di conflitti, oltre alla mancanza di adeguate misure di tutela nei confronti dei ruoli operativi, delle specialità, di rappresentanza e del personale tecnico-professionale. Restano irrisolti anche i temi del transitorio, della permanenza in servizio, della gestione delle inidoneità e della valorizzazione delle competenze specialistiche". "Il complesso delle disposizioni proposte, unito alla mancata disponibilità a proseguire il confronto, induce l’Organizzazione a ritenere che la riforma proceda verso un modello centralizzato, gerarchizzato e non coerente con la missione civile del Corpo. Per tali ragioni viene formalmente dichiarato lo stato di agitazione, con riserva di ogni ulteriore iniziativa sindacale prevista dalla normativa vigente" - conclude il sindacato.

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