Paolo Romeo e Ariaperta, l’associazione di volontariato in difesa dei diritti della persone in carcere
13 settembre 2025
Cuneo
Tra i protagonisti del fine settimana organizzato da Articolo 27 c’è anche l’associazione Ariaperta. Del suo impegno verso chi vive la dura condizione carceraria abbiamo parlato con Paolo Romeo, docente, volontario fin dalla sua fondazione e attuale presidente.
Quando è nata Ariaperta e con quali finalità?
"Ariaperta è nata nel 1994 a partire da un gruppo di volontari che già da alcuni anni operavano all’interno della Casa circondariale di Cuneo, sia come singoli cittadini sia come servizio della Caritas diocesana. Arrivati a un certo punto ci si è sentiti però pronti per dar vita a un’associazione autonoma, la cui caratteristica era quella di essere composta da donne e uomini provenienti da diversi ambiti della società - sebbene con una netta prevalenza del mondo della scuola - e da diversi orientamenti politico-religiosi; tutte persone, però, accomunate dalla medesima visione dell’uomo, degli ultimi, dei reclusi, e dal pensiero che la pena non può essere tempo vuoto, inutile, abbruttente, come invece è nella più parte delle situazioni. Ecco allora quelli che sono stati e sono rimasti i nostri propositi, pur con il mutare del tempo e, anche, delle condizioni della detenzione: offrire opportunità, corsi, attività, sostegno economico alla moltitudine di nullatenenti; accompagnamento amichevole a chi più fatica; contatti con le famiglie che scontano anch’esse, a modo loro, una pena; proposte di misure alternative alla detenzione; tentativi di reinserimento a fine pena; impegno nel parlare di pena e di carcere (nonché di misure alternative e, ora, anche di giustizia riparativa) alla popolazione civile. Oggi è più che mai necessario far comprendere all’opinione pubblica che la reclusione riveste più un carattere di detenzione sociale che di detenzione penale, e che il carcere ormai è purtroppo la destinazione (e qualcuno crede anche la soluzione...) delle problematiche di ordine sociale. Insomma: il luogo dove confinare gli ‘scarti’ della società, i residuali, quelli che creano problemi di ordine pubblico con il solo essere persone senzatetto, tossicodipendenti, fragili mentali, stranieri irregolari e così via. Ma questa non è la strada”.
Che percezione ha oggigiorno del carcere la nostra società?
Nel pensiero politico dominante la funzione che oggi il carcere svolge è quella di contenere e rinchiudere la massa scartata dal modello economico capitalistico. Non proprio la funzione penale in vista di una rieducazione che gli assegnano la Costituzione e la lungimirante riforma penitenziaria di cui quest’anno abbiamo celebrato i 50 anni. Secondo noi il carcere ha perso ogni funzione anche solo educativa, semmai l’ha avuta, e si limita a contenere corpi e menti di esseri umani in attesa di una scadenza che li rimetterà per un breve periodo fuori, per essere ben presto rifagocitati nel medesimo sistema: il tasso di recidiva del 70% nel nostro Paese non attesta forse il fallimento totale di questa istituzione? È evidente allora che sono le politiche sociali a dover cambiare, e solo allora potrà cambiare il carcere e, magari, riacquisire una sua funzione. Fintanto che continueremo a erodere volontà e risorse al sistema sociale, dovremo amplificare le misure dello Stato penale. Ce lo insegna la realtà degli USA: la mancanza del welfare porta a numeri inimmaginabili di detenuti (oltre 2 milioni)”.
Cosa accadrà il 12-13 settembre insieme a Emmaus Cuneo, di cui lei è stato uno dei fondatori? Quali sono gli intenti dell’iniziativa?
"Ariaperta ha instaurato una stretta collaborazione con Emmaus a partire dalla sua fondazione grazie a una sintonia profonda sui temi del sociale e del partire dagli ultimi. Peraltro l’origine di Emmaus ha la sua radice nell’intesa tra l’Abbé Pierre e un ex ergastolano graziato, e pertanto il mondo del carcere e della pena sta, per così dire, nel suo DNA. Per queste ragioni da sempre Emmaus Cuneo ha sostenuto le nostre iniziative anche dal punto di vista economico, e il ricavato dei mercatini che si terranno nel fine settimana avrà questa destinazione. Con quanto ci sarà devoluto continueremo ad assicurare l’assistenza primaria ai nullatenenti del carcere di Cuneo (la stragrande maggioranza) e l’acquisto di quei farmaci ormai non più garantiti dal Servizio Sanitario, ma indispensabili per la vita ordinaria delle persone. Quando non si hanno soldi sul conto interno e non si ha famiglia all’esterno si è costretti a turni di lavoro in carcere a rotazione di un mese ogni cinque o sei; in questa situazione comprare un analgesico, un’aspirina o la pomata per la psoriasi diventa un’impresa disperata cui non può che sopperire il volontariato. Noi lo facciamo, ma al contempo denunciamo che i poveri – dentro o fuori dal carcere – non possono essere trascurati dalle politiche sanitarie nazionali e regionali. Quindi grazie a Emmaus che ci supporta in queste piccole iniziative, che a fine anno ammontano però a migliaia di euro. Per non parlare di altre necessità che riguardano per esempio i dimessi a fine pena, chi vuole telefonare a casa, chi chiede francobolli per scrivere o quaderni e penne per la scuola interna e così via. La povertà è dilagante sia fuori sia dentro gli istituti di pena, ma il microcosmo di chi è recluso è davvero lo specchio più realistico dei marginali della società. Ma di Emmaus voglio ancora dire una cosa, più importante dei soldi che ci elargisce: quando in carcere incontriamo persone che non sanno cosa fare e dove andare dopo aver scontato la condanna, la nostra proposta è sempre quella della semplice e impegnativa vita comunitaria che è possibile intraprendere presso la sede bovesana del Movimento, la quale, compatibilmente con i limiti di accoglienza, è sempre disponibile a ospitare chi vuole imboccare questa strada. Quante altre realtà del genere ci sono sul nostro territorio?”
Per sapere di più sull’associazione, scrivere a ariaperta@libero.it.