economia
Borgo San Dalmazzo: il mercato settimanale e la sua storia
13 agosto 2025
Cuneo
L’antropologo Marco Aime nel suo libro “La casa di nessuno – I mercati in Africa occidentale” (ed. Bollati Boringhieri 2002) ci descrive in maniera dettagliata significati e organizzazione del mercato in Africa, sottolineando che i mercati sono spazi dove, oltre alle attività legate allo scambio commerciale, si svolgono eventi sociali di grande importanza. In particolare si evidenzia che lo spazio interno al mercato riflette elementi caratteristici della comunità a cui fa capo.
Il mercato, sotto il profilo sociale costituisce un centro per la o le comunità che lo frequentano. Nel contesto tradizionale locale il mercato è, dunque, un evento sociale, dove spesso le relazioni umane sono più importanti di quelle economiche. Insomma sono le persone a fare un mercato e non le merci. In Africa, così come da noi, il mercato non è quindi un semplice luogo economico, ma presenta connessioni profonde con la società che lo produce. Aime, che si è occupato direttamente di mercati africani, afferma di aver ritrovato molti elementi simili tra quei piazzali polverosi e le nostre piazze di paese. Un mercato è formato da una piazza e dalle persone che la frequentano, dunque è strettamente intrecciato alla storia di una comunità.
In questi ultimi tempi a Borgo si discute molto sull’ubicazione del mercato settimanale.
Tenendo presente la riflessione di Aime sarebbe opportuno essere prudenti nel decidere questo spazio ed evitare contrapposizioni pro o contro il vecchio ed il nuovo posizionamento, ma cercare una soluzione equilibrata e rispettosa sia della storia e sia delle nuove esigenze della città.
Per questo può essere utile ripercorrere la storia del mercato borgarino dalle origini attingendo ai documenti storici d’archivio, che sottolineano l’importanza che questo appuntamento ha sempre avuto non solo per la vita socio-economica di questa città, ma anche per i paesi delle valli circostanti.
Il 13 maggio 1757 il re di Sardegna concede alla comunità di Borgo San Dalmazzo di aprire e svolgere un mercato settimanale nella giornata di giovedì, mediante il pagamento di lire milletrecento. Poco tempo dopo, il 20 marzo 1781, altre regie patenti, su richiesta dei borgarini, spostano il mercato dal giovedì al lunedì per «non essersi mai potuto ottenere l’avviamento del mercato, per trovarsi nell’istesso giorno fissato il mercato nel luogo di Demonte», come attestano i documenti, e Vittorio Amedeo III di Savoia concede tale cambiamento (Si veda la bolla riprodotta a lato).
Il 31 gennaio 1806, in piena epoca napoleonica, il prefetto del Dipartimento della Stura P. Arborio conferma quanto stabilito nelle regie patenti, in considerazione dell’importanza di questo mercato.
Per varie vicende il mercato va in crisi nella seconda metà dell’Ottocento, ma dal 10 aprile 1882 riprende nuova vita, al giovedì di ogni settimana, grazie soprattutto all’iniziativa dei consiglieri comunali Parola Carlo e Vallauri Lorenzo. Tale ripresa, oltre alla concessione gratuita dei banchi ai commercianti ambulanti, vede anche la distribuzione di sette premi in denaro ai vari rivenditori scelti da una apposita commissione comunale tra coloro che realizzano il maggior numero di affari. Le cronache dell’epoca riportano che «la favorevolissima posizione topografica del Borgo San Dalmazzo, cui fanno capo le tre fertilissime vallate della Stura, del Gesso e della Vermenagna, ricche di prodotti di varia natura, legnami da ardere e da lavoro, bestiame, lane, drappi, segala, orzo, patate, castagne ecc. non può lasciar luogo a dubbio che il nuovo mercato andrà facendosi sempre più fiorente». E così è stato.
Non avendo Borgo grandi spazi a disposizione all’interno del centro abitato, il mercato delle bancarelle si svolgeva anzitutto nella piazza Maggiore (poi piazza Regina Margherita ed ora piazza Martiri della Libertà) dove trovava posto il mercato delle uova, del pollame e delle verdure e nelle principali strade del centro storico cittadino, via Maestra (poi via Nizza e ora via Roma), via Demonte (ora via Marconi), via Umberto I (ora via Garibaldi) ecc.; mentre il mercato del bestiame veniva collocato in altri posti: ovini, caprini, galline e conigli in piazza Sebastiano Grandis, i bovini nell’area di fronte alla Cappella di San Rocco «in un campo dell’ex abbazia, proprietà del Conte Vitale di Paglie-res» (ora davanti all’ex stabilimento Bertello) e anche nei pressi della Caserma degli Alpini in un campo proprietà dell’Ing. Durandy (ora piazza Don Viale Raimondo), i maiali nell’attuale via Bergia che i più anziani borgarini chiamano ancor oggi “carubi di porc”. Con la realizzazione della Piazza Nuova (ora Piazza IV Novembre) a metà dell’Ottocento, questa diventa uno dei punti fondamentali del mercato settimanale, dove si commerciavano principalmente castagne, patate, noci, frutta. Sulla Via Nizza (ora Via Roma) prospiciente Piazza Nuova vi erano i banchi di formaggio, granaglie, canapa, lana e lumache.
Questa dislocazione è sostanzialmente continuata per tutto il Novecento, con poche piccole varianti, anche se la mole di traffico di autoveicoli che quotidianamente attraversa la città è enormemente aumentata. Pochissimi anni fa si è deciso lo spostamento di tutto il mercato intorno all’ex stabilimento Bertello occupando anche gran parte di via Boves.
Per dirimere la questione se mantenere la vecchia posizione o confermare la nuova, si potrebbe percorrere una terza via. Se il mercato è soprattutto la piazza e le persone che la frequentano e se si volesse tener conto della storia (che è sempre un efficace richiamo anche turistico) si potrebbe, ad esempio, mettere insieme sei piazze borgarine e riorganizzare la dislocazione dentro e fuori il centro storico utilizzando: Piazza Nuova (sotto la torre civica che ricorda il Medioevo), Piazza Liberazione (che ricorda la Liberazione e la fine della Seconda guerra mondiale), Piazza Martiri della Libertà (che ricorda la prima storica piazza Maggiore del paese), piazza XI febbraio e piazza dell’Abbazia (che ricordano la ex abbazia di San Dalmazzo), piazza Largo Enrico Bertello (che ricorda il famoso stabilimento nato dal genio del grande imprenditore Bertello) e lasciando scorrere agevolmente il traffico degli autoveicoli in Via Boves e in Via Garibaldi e Via Marconi.