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Orsolina di Sampeyre: “Ho diversi problemi seri di salute, ma non per questo ho smesso di ridere e di scherzare”

25 aprile 2025

Cuneo

Orsolina Bottasso (foto Alma Delfino) Orsolina Bottasso (foto Alma Delfino) Si chiama Orsolina Bottasso e ha qualche serio problema di salute, che le complica la vita ma non per questo ha perso l’abitudine di ridere e di scherzare: “Sono nata a Torino il 24 ottobre 1951 e oggi vivo a Sampeyre. Mia mamma si chiamava Vanda Panzini, mio papà era Giovanni Bottasso, abitavamo a Settimo Torinese. Mia mamma purtroppo era diventata malata, aveva un bel carattere ed era dolce e gentile. Mio padre aveva un carattere duro. Avevano le mucche e lavoravano la terra. Eravamo tre sorelle, siamo rimaste in due”. Gli anni della sua infanzia? “Quando mia mamma si è ammalata, io e una mia sorella siamo finite in un collegio, in Veneto. Ma a me non piacevano i libri, preferivo giocare: anche se ho giocato poco, perché dovevo aiutare in famiglia mio papà. Gesù Bambino arrivava a Natale, ma portava poco. Davo da mangiare alla decina di mucche nella stalla, perché non le portavamo al pascolo. Ricordo che a Vicenza c’erano le suore, ho fatto là le elementari per poi tornare a vivere a Settimo Torinese, fino a quando mi sono sposata. Da mangiare ce n’era poco, ho mangiato tante zuppe di latte, tanta pasta e la carne solo ogni tanto”. Da bambina cosa sognava di fare? “Speravo di poter andare a lavorare in fabbrica come operaia, ma purtroppo non ho potuto farlo, perché dovevo aiutare mio padre. Mio marito era di Sampeyre, si chiamava Francesco Galliano e l’avevo conosciuto a Settimo dove veniva a trovare le sue sorelle, era un bel ragazzo e mi piaceva! L’amore è sbocciato subito, il fidanzamento è durato poco e ci siamo sposati il 22 novembre 1970. Il viaggio di nozze di una settimana l’abbiamo fatto a Marsiglia dove lui aveva dei parenti, al pranzo di nozze eravamo in pochi”. Da quando è vedova? “Dal 2008, quando mio marito Francesco è morto per un ictus, e mi manca. Sono stata felice con lui, a volte si discuteva anche, ma andavamo d’accordo! Abitavamo a Confine dal 1970, vivevamo con i miei suoceri, sotto lo stesso tetto, in armonia. Abbiamo avuto una figlia che si chiama Francesca. Ho due nipoti (Davide e Serena) e due pronipoti. Coltivavamo la segala, piantavamo le patate e avevamo cinque o sei mucche (era mio suocero che le portava al pascolo). In quegli anni, nella borgata c’erano sei famiglie e vivevano una quarantina di persone. La gente si aiutava, le persone andavano d’accordo ed erano solidali, molto più di oggi”. Oggi dove vive? “Oggi abito in un alloggio che si affaccia sulla piazza principale di Sampeyre, perché devo fare la dialisi due giorni alla settimana. Vado all’ospedale di Saluzzo il lunedì e il venerdì: con l’auto della Croce Rossa parto alle 6 e mezza, sovente chi mi porta è il mio amico caro Sergio Sodano, e ritorno verso a Sampeyre le 13”. La dialisi è dura? “Sì. La dialisi, che è molto faticosa, dura tre ore e mezza, e se non la fai muori. Devo restare attaccata alla macchina, poi quando la finisco sono molto stanca, e dopo aver mangiato qualcosa vado a letto. A Saluzzo a fare la dialisi siamo in dodici persone. Io però scherzo e rido sempre lo stesso e in ospedale ho tanti amici: la vita va accettata con le sue prove, senza mai smettere di ridere! E questo io lo so bene, anche se ho diversi problemi di salute”. La fatica più grande per lei? “È sicuramente il fare la dialisi, perché mi stanca molto. E poi devo fare attenzione a cosa mangio”. La gioia più grande della sua vita? “Le gioie sono quelle delle mie amicizie! Con Caterina Estienne (‘Talino picioto’) andiamo d’accordo, siamo vicine di casa e trascorriamo tanti momenti insieme. E sono amica con Margherita Vincenti, Roberto Bonetto e Sergio Sodano”. È vero che lei ricorda con precisione la data di nascita di tante persone che conosce? “Sì, è vero. Perché la testa funziona ancora!”. La vita? “È sicuramente difficile, con il passare degli anni e se hai problemi di salute. E poi è cambiata molto, e in peggio, rispetto al passato, quando c’era un maggior rispetto verso le persone. I telefonini hanno guastato molto i rapporti”. Lei vorrebbe rivivere un’altra volta? “Io ho già vissuto più del dovuto! La morte l’ho già vista da vicino, quando sono finita in Rianimazione per tanti giorni, e in altre due occasioni. Mi è andata bene e sono ancora qui, evidentemente non era la mia ora”. Alla morte ci pensa? “Certo. Ma non mi fa paura, e penso che sia una cosa naturale: ma io spero di poter vivere ancora un po’!”. Il mondo di oggi? “Non mi piace, perché c’è tanta maleducazione e tanto egoismo”. Cosa mette al primo posto nella sua vita? “La salute, anche se devo fare i conti con diversi problemi seri. Io penso che Dio c’è, ce lo hanno insegnato”.
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