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Luciana, 87 anni: “Conservo ancora la mia prima bambola”

05 aprile 2025

Cuneo

Luciana Giordano (foto di Alma Delfino) (foto di Alma Delfino) Luciana Giordano è nata il 13 agosto 1937 a Borgo San Giuseppe di Cuneo, dove vive: “I miei genitori erano Maria e Giuseppe (Piere), mia mamma era di poche parole, al contrario di mio papà. Mia mamma era sarta e mio papà aveva fatto tanti lavori: dopo il 1945, aveva iniziato ad andare in bici nelle cascine a vendere camicie e pantaloni”. La sua vita, da bambina? “Era semplice, ma mi piaceva. Conservo ancora la mia prima bambola, che mi aveva donato una mia zia, nata a Rodi. Avevo 14 anni quando mio papà mi aveva comprato una bella bambola, bionda e con le treccine. Eravamo tre figli, sono rimasta solo più io”. Le scuole? “Ho frequentato dalle Giuseppine fino alla terza media: a me piaceva studiare, e ricordo bene suor Maria, simpatica ma anche severa perché non mi piaceva la matematica! Io sognavo di diventare infermiera, come la sorella di mio papà, che era anche la mia madrina”. E dopo? “A 15 anni ho iniziato ad andare con mio papà Piere ai mercati settimanali di Caraglio, Boves e Cuneo. Tempi duri, dopo la guerra. Vita difficile, soprattutto d’inverno: quanto freddo ho patito! Vendevamo camicie, pantaloni, mutande e tessuti”. La povertà l’ha conosciuta? “Per fortuna, no. Ma ho visto la guerra con i miei occhi e ricordo quel giovane partigiano che nel 1943 era passato davanti a casa nostra, in canottiera e pantaloni corti, seguito dalle SS che lo stavano portando da sua madre, per ucciderlo. Quel giovane è sepolto nel cimitero di Spinetta. Ricordo bene i due nazisti (un colonnello e il suo attendente) che sono stati a casa nostra per mesi: erano gentili e mi facevano cantare. Mio padre era soldato in guerra e noi eravamo in quattro. Un nazista voleva portare me bambina in Germania, ma mia mamma non voleva, chiaramente! Andando via, l’attendente nazista, molto gentile, ha abbracciato mia mamma con dolcezza e le ha detto, salutandola: ‘Chissà se potrò abbracciare mia mamma, in Germania’. Poi ci hanno donato un sacco di farina buona dolce, un gusto che mai avevo conosciuto prima”. Cosa pensa della guerra? “Non riesco a guardare in tv tutte le guerre che si combattono oggi! Ci sto troppo male e non abbiamo capito nulla, se oggi continuano a morire tante persone innocenti! Gli insegnamenti di Papa Francesco non sono ascoltati dai politici, purtroppo: io prego tutti i giorni per il Papa, perché il mondo ha bisogno di lui... Nelle mie orecchie ho ancora il rombo degli aerei che passavano sulle nostre case, nella seconda guerra mondiale: arrivavano in picchiata per bombardare. Suonava l’allarme e quando riuscivamo noi scappavamo da mio nonno ‘Notu’, per trovare un rifugio sicuro”. Quando ha aperto un suo negozio? “A Borgo San Giuseppe, in via Bisalta (dove oggi c’è il fornaio), ho aperto un negozio di casalinghi e articoli da regalo il 19 settembre 1965, un mese dopo aver partorito la mia seconda figlia. Poi avevo anche aggiunto i giocattoli. Per una ventina d’anni ho fatto le liste nozze, a me piaceva un mondo vendere articoli belli, in negozio non pativo il freddo e ho chiuso l’attività nel dicembre 1996”.   Che giocattoli vendeva ai bambini? “Andavano tanto le macchinine di metallo, che costavano poco. C’erano i Lego e il Cicciobello... quanti ne ho venduti! I ragazzi di oggi sono molto più svegli di quelli di allora, perché hanno molti più stimoli”. La fatica più grande per lei? “Ho sempre fatto fatica a fare il giro del mese, per far quadrare i conti. Quando c’erano le liste nozze erano i mesi buoni nei quali lavoravo molto, negli altri gli incassi calavano… ma le spese c’erano sempre”. E le soddisfazioni? “Ho visto tanti clienti contenti, perché nella mia vita non ho mai fregato nessuno! Ho avuto tanti momenti di felicità perché nel negozio ero circondata da tante cose belle”. Suo marito come si chiamava? “Sergio Basso l’avevo conosciuto in piazza Galimberti, alla prima grande Fiera delle valli che era stata fatta nel 1954: lui faceva il meccanico e lavorava dalla Lancia. La simpatia non era nata subito, perché io allora ero invaghita di un calciatore, Rino, che era di Mondovì e giocava nel Fossano: ma quel rapporto mi faceva soffrire. Spariva per settimane, poi ogni tanto mi scriveva una cartolina (‘Ti penso sempre’) e mi faceva girare l’anima! Poi a un bel momento mi sono stufata, dopo due anni e ho scelto Sergio: ci siamo sposati il 2 giugno 1959, dopo quattro anni di fidanzamento, qui a borgo Gesso, davanti a don Francesco Miraglio che arrivava da Entracque. Al pranzo di nozze c’erano al Ligure una ottantina di persone e abbiamo fatto il viaggio di nozze in treno, in Liguria”. Quanti figli avete avuto? “Due figlie. Maura, classe 1960, che lavora con mio nipote Massimo nel settore dell’abbigliamento e Luisa, classe 1965, lavora nella Casa di riposo di Peveragno. Sono nonna e bisnonna e sono felice quando i nipoti e i pronipoti vengono a trovarmi”. Lei è vedova da quando? “Sergio è mancato il 2 maggio del 2017, ha tribolato quattro anni per un tumore: ma parlava poco. Alla fine eravamo preparati”. Il mondo odierno? “Non mi piace molto, non ci sono più rapporti tre le persone, quando ero giovane la gente comunicava di più”. Le sue giornate, oggi? “Mi sveglio verso le 8. Prego per tutte le persone che hanno bisogno. Traffico in casa e cucino piatti semplici”.  La montagna? “Mi piace molto e ho fatto tante gite nelle valli vicino a Cuneo. Mi piacciono anche tanto le campanelle e i piccoli presepi. I presepi li abbiamo sempre preparati con il muschio e le scorie della fonderia, pietre luccicanti e nere; la neve la facevamo con la farina e i corsi d’acqua con la stagnola. Gesù Bambino passava e portava i mandarini, che diversamente non mangiavamo mai… e i ‘cucunet’. E quei bomboni con le sembianze dei personaggi”. Cosa è importante per lei? “La salute e la fede in Dio. Prego sovente, la preghiera mi fa compagnia: anche quando esco con il cane a fare una passeggiata, recito il rosario. Prego sovente per la salute di Francesco, perché questo Papa mi piace molto, è uno di noi e ha i poveri nel cuore. I politici non lo ascoltano, purtroppo. Io chiedo al Signore di lasciarcelo ancora un po’, fino a quando il mondo non si è messo in quadro”. Un bilancio della sua vita? “Ho 87 anni, ho sempre lavorato, sono contenta delle mie figlie e della famiglia, ma non vorrei rivivere un’altra volta. Alla morte ci penso, non mi fa paura, è un passaggio naturale: spero di non morire da sola e di non soffrire. E dopo, spero di poter riabbracciare tutti i miei cari!”.
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