cultura

Coumboscuro festeggia il suo seicentesimo numero

16 febbraio 2025

Cuneo

Coumboscuro rivista 1972 Il numero 42 di Coumboscuro, anno 1972 Dal giornalino di classe al giornale A fine dicembre è giunto ai lettori il n. 600 di Coumboscuro – periodico della minoranza provenzale in Italia. Una tappa importante per uno dei periodici storici fondati in Provincia di Cuneo. Un traguardo non da poco per una testata culturale che dal 1961 dà voce ad un territorio marginale quale la montagna, addossata ad un confine politico sulla dorsale delle Alpi Occidentali. Parliamo di una che arriva da lontano e oggi forse un po’ dimenticata. Il numero 1 della testata “provenzale” viene pubblicato nel maggio 1961. Prende il testimone dal precedente giornalino di classe creato dagli allievi della minuscola “Escolo” – scuola elementare di Sancto Lucio de Coumboscuro, pubblicato sin dal dopo guerra, sotto la spinta del “Magistre” Sergio Arneodo. Anni di ripresa nell’Europa intera, periodo transitorio di ricostruzione e speranze. Così, mentre il mondo mutava rapidamente in un contesto di nuovi entusiasmi e cambiamenti sociali, in quella manciata di case del comune di Monterosso Grana, tra banchi di legno, stufa di ghisa, silenzi ovattati di neve e orizzonti di Marittime e Cozie, il rumore meccanico di un ciclostile ad alcool raggiungeva le baite e portava novità e freschezza espressiva. Una vitalità effervescente, che ben accompagnava quella pioniera proposta editoriale che stava per diffondersi nelle terre del cuneese e che ben rientrava nel dinamismo comunicativo dell’epoca. Periodo magico dell’editoria giornalistica con un continuo sorgere di testate, riviste, magazine. In tutta Italia come all’estero, il fenomeno della carta stampata divenne – assieme alla radio - elemento dominate della comunicazione di massa. Successo editoriale Nel caso del giornale “Coumboscuro” la narrazione - ciò oggi sembra incomprensibile - avvenne grazie alla sensibilità poetica degli autori. Pagine e pagine di creazione lirica sono alla base del successo della testata. Tale linea editoriale nacque per l’attenzione rivolta alla figura ed al messaggio del premio Nobel provenzale Frédéric Mistral. I ragazzi applicarono alla lettera il motto dello scrittore di Maillane: “Qui ten la lengo ten la clau - Chi ha coscienza della propria lingua ha la chiave proprio destino”. Dopo i primi numeri, le pagine del periodico si aprirono quasi immediatamente a collaborazioni delle scuole e delle comunità delle valli alpine e poi sempre più lontano per oggi coprire l’arco alpino e farsi leggere in tre lingue: provenzale, italiano, francese. All’epoca fu un successo editoriale ragguardevole, che raggiunse in poco tempo i 2000 abbonati, con tirature che via via superarono le 5000 copie. Numeri e diffusione, che trasformarono quel ciclostilato di una sperduta scuola elementare con la testata colorata a mano, in tabloid a stampa “voce della minoranza provenzale in Italia”. Già dal terzo numero, Coumboscuro” si presentava con un editoriale, una sezione “Nosto Pouesio”; pagine riservate alle scuole delle valli; rubrica dedicata ai collaboratori e “patoisant”, pagine delle attività della associazione culturale provenzale “Escolo dòu Po”; riflessioni d’attualità… Si interessano al “caso Coumboscuro” studiosi, media, gente comune, politici... Si produsse una fitta rete di relazioni con Università di tutto il mondo, quali Aix en Provence, Torino, Okayama - Giappone, Accademia Pontificia - Roma, Università di Norimberga, Société Belles Lettres d’Orleans, Lisboa, Barcelona, Zurigo, Finlandia, Utrecht, Luvain, Bucarest, Accademia Lengua Quechua di Cuzco... Entusiasmo e battaglie L’inatteso interesse suscitato giovò al modesto ciclostilato di “Coumboscuro”, che - con macchie d’inchiostro, colonne imperfette, lettere e caratteri non sempre leggibili, carta uso mano pinzata con graffetta metallica - entusiasmava e si diffondeva per le valli sino alle frazioni più sperdute per rapidamente prendere le strade del mondo e raggiungere le case degli emigranti in Piemonte, Lombardia, Provenza, Catalonia…   Un passa parola immediato, dovuto forse per l’uso del patois provenzale alpino sino ad allora mai impiegato e scritto, per le tematiche e i punti di vista originali sui problemi della montagna, per l’innocente entusiasmo degli autori: “En noste journalet i-à dedin l’afessioun per lou noste pais…- Nel nostro giornale c’è l’affezione per il nostro paese”... Negli anni ’70 e ’80, poi, la testata ebbe una ribalta notevole, inserendosi fortemente nel dibattito italiano per la salvaguardia delle montagne e la loro civiltà con la proposta della “Zona franca per le Alpi”. Impatto maggiore ebbe la campagna per salvare le piccole scuole “No alla deportazione scolastica”, che vide stringersi attorno a “Coumboscuro” tutto il territorio montano italiano. Quell’azione fermò la proposta di legge del Ministro Falcucci che proponeva la razionalizzazione scolastica e la chiusura dei plessi al di sotto dei 10 alunni. Dunque la maggior parte delle scuole delle Alpi. A livello internazionale, fece parlare la proposta della “Carto de Coumboscuro”, documento per la messa al centro della politica continentale le Alpi ed il loro naturale destino europeo. Coraggio solitario Il periodico Coumboscuro seguì ed assunse così ruolo di volano per le stagioni culturali e di attività politica per inquadrare e dar forza alla realtà ed ai problemi etnici alpini, evitando di ridurli a fatti culturali o economici o amministrativi isolati. “Una azione mirata al fine di risvegliare nei montanari alla luce della loro coscienza ed al di fuori della geometria disumana dei sistemi” (Coumboscuro 123 - 1981). Nel tempo sono entrate ed uscite forze nuove, per tutti “Coumboscuro” è stato termine di confronto e di impegno non sempre comodo, non sempre invitante. La radice va ricercata ancora in quei lontani inizi, avvolti di ombre disperanti, quando accendere un barlume di fede nei valori delle terre alpine, richiedeva un coraggio solitario. Sergio Arneodo, che successe come direttore della testata a Gustavo Buratti, tirando le somme dei primi dieci anni di vita del periodico scriveva: “Abbiamo lavorato per l’unione della gente delle valli, senza chiedere nulla a nessuno. Abbiamo lavorato e lavoriamo per stabilire tra questa gente un ponte di solidarietà in nome della identità di lingua, di cultura, di tradizioni: per un avvicinamento spirituale ed ideale… La storia delle civiltà dimostra che sopravvivono e s’inseriscono utilmente nel contesto sociale soltanto quei gruppi umani, che han saputo ravvisare in sé stessi le ragioni spirituali della propria esistenza” Coumboscuro n. 123 - 1971). Sus la draio, sulla strada Una “draio”, una strada ben tracciata che il periodico “Coumboscuro” continua a perseguire, anche grazie a firme importanti che costituiscono oggi il valore aggiunto del periodico: Robi Ronza, Franco Cardini, Massimo Centini, Guy Eraud, Jean-Luc-Domenge, Anna Maria Colombo, Jusep Durbano, Valter Giordano, Angelo Branduardi, Marco Aime… Ma come si dice “il futuro è oggi” ed anche questo periodico rimane in bilico tra chiusura di un epoca (quella della carta stampata) e l’esplosione dell’era della comunicazione planetaria. Sul numero 600 del “journalet” si legge: “l’unica forza di questa pubblicazione sono gli ideali e gli abbonamenti”. Una chiara tenuta di direzione e la schietta richiesta di sostegno, rivolto alla sensibilità contemporanea di chi si sente ancora coinvolto nella missione dell’editoria culturale e territoriale, sempre più fragile e marginale. I 600 numeri di “Coumboscuro” e le migliaia di pagine restano quale patrimonio importante di vita e pensiero ed oggi sono anche consultabili in formato digitale, presso l’archivio del Centro Documentazione Provenzale Coumboscuro. Sergio Arneodo Sergio Arneodo Sergio-Aneodo-e-G-Buratti-con-i-Fiet - 2007 Sergio Arneodo e Gustavo Buratti con i Fiet dell'Escolo nel 2007 Coumboscuro-riprese-del-docufilm Si stampa il giornale sui banchi di scuola (scena tratta dal film "Darriere l'ourisount") Coumboscuro - i primi redattori scolaresca del 1952 Coumboscuro - La numerosa scolaresca: i primi redattori
Coumboscuro Sergio arneodo periodico