cuneo

La verità sull’assassinio, ottant’anni fa, di Duccio Galimberti

01 dicembre 2024

Cuneo

“...io vorrei morire sapendo che si sappia che fu Galimberti a proporre l’Inno Nazionale” Così scriveva Aldo Sacchetti, partigiano, medaglia d’argento al valor militare. Il riconoscimento è arrivato dal Presidente della Repubblica Mattarella, che il 22 maggio 2023, con una lettera della Segreteria del Presidente al Sindaco di Morozzo Mauro Fissore, ufficializzava che fu Duccio Galimberti a proporre di adottare il Canto degli Italiani quale Inno Nazionale per un’Italia libera e repubblicana. Eccone il testo: “Il Consigliere Direttore dell’Ufficio di Segreteria del Presidente della Repubblica Roma, 22 maggio 2023 Gentile Sindaco Fissore, il Presidente della Repubblica mi incarica di ringraziarLa molto per la Sua cortese lettera e per l’interessante video in cui - dal racconto del partigiano Aldo Sacchetti - si evince che l’adozione a Inno Nazionale del “Canto degli Italiani” di Mameli fu voluta, in primis, da Duccio Galimberti e poi proposta da Ferruccio Parri all’Assemblea Costituente. Con l’occasione, il Presidente Mattarella rinnova a Lei, alla Giunta e ai Suoi concittadini i migliori auguri e un saluto molto cordiale, cui unisco con piacere i miei personali. Simone Guerrini Ufficio di Segreteria del Presidente”. Già il 26 novembre 2017, il senatore Roberto Cassinelli Presidente della I Commissione permanente - Affari Costituzionali, mi scriveva: “[…] a Tancredi Galimberti, quindi va il merito di avere per primo proposto l’adozione de Il Cantico degli Italiani quale nostro Inno Nazionale. Di ciò, e di tanto altro, il Paese dovrà essere grato”. Purtroppo la Città di Cuneo si è sempre distinta per il silenzio e ha mai dato rilievo alcuno a questo importante episodio storico che avevo già segnalato nel 2014.  80 anni fa il delitto  Scrivere e cercare di far luce sulle modalità di quel delitto sembra non avere interesse alcuno e si continua ancora a sostenere e a proporre i fatti secondo una versione ufficiale immutabile, mai messa in discussione e mai compiutamente verificata da oltre settant’anni. Senza accurati approfondimenti né dedicando la necessaria fatica a svolgere ricerche, si può giungere facilmente a conclusioni imprecise, approssimative o anche grossolanamente erronee tipo quella che Galimberti sia stato ucciso a Tetti La Croce, lungo la SS 20: “…mi hanno ucciso con una raffica di mitra di notte… (tratto dal documentario online del Museo Casa Galimberti) o che Galimberti, giunto sul luogo dell’esecuzione, abbia gridato “No! No!”, circostanza resa impossibile dal fatto che una grave frattura alla mandibola gli impediva la fonazione (NdA) o che Galimberti apparisse “sfigurato e finito a colpi di pistola” come affermato sul sito del Comune di Cuneo “Duccio Galimberti, eroe della Resistenza”, in contrasto con la fotografia scattata nella camera mortuaria del cimitero urbano, dove il volto non appare sfigurato. A proposito della necessità di approfondire e ricercare, attraverso tutta la documentazione disponibile, la verità dei fatti, va inoltre osservato che sin dal febbraio 1952, l’ex Cap. Tommaso Brachetti, vice comandante dell’Ufficio Politico (UPI) di Cuneo, è indicato come colui che partecipò al delitto Galimberti, ma non è così. Nel 1945 Brachetti collaborò attivamente con il Servizio X fornendo ad Aldo Viglione alias Aldino (allora responsabile della cellula cuneese di controspionaggio) preziose informazioni, smistando i prigionieri politici dall’UPI al carcere giudiziario ed anche liberando alla spicciolata numerosi detenuti. Il nuovo libro “La verità sull’assassinio di Duccio Galimberti ottant’anni dopo” descrive alcuni dei numerosi inquietanti interrogativi su come e dove fu commesso il delitto, gli esecutori, i mandanti e la finta fucilazione di Galimberti ormai in rigor mortis. Per la prima volta sono narrati sia gli accordi del 15 agosto 1944 a Valloriate tra Galimberti e l’agente britannico Magg. Neville Darewski per costituire una rete di Point of Support per gli ex prigionieri e aviatori alleati dispersi in territorio nemico sia le informazioni trasmesse a Londra dall’agente sulla personalità e gli indirizzi politici di Galimberti. Città di Cuneo, occasioni perse Nel 1929 Galimberti con due amici fondò il Circolo schermistico di Cuneo con sede nel palazzo Chiodo. Fortissimo schermista, nel 1933 conquistò il titolo provinciale di campione di spada e di sciabola, titolo che conserverà nei due anni successivi. Perché non intitolare il “Circolo Schermistico Cuneo” in Piazza Foro Boario a Duccio Galimberti? La ricorrenza degli ottant’anni dall’assassinio, poteva essere l’occasione per esporre in modo permanente il cappotto e la giacca di Galimberti nella Casa Museo poiché quegli abiti non solo rappresentano un bene della collettività, ma costituiscono anche un’importante memoria della storia della città e non semplicemente un triste reperto da conservare chiuso in una vecchia valigia. Verso le 20 del 2 dicembre 1944, Galimberti, detenuto, varcò il passo carraio dell’Ufficio politico di Corso IV Novembre. Nessuna lapide per ricordare quella breve detenzione e la morte del trentottenne avvocato cuneese, oltre che dei numerosi antifascisti picchiati e torturati in quel luogo. Ritengo queste occasioni perse dalla Città dove nacque l’Eroe Nazionale. Giacca di Duccio Galimberti-1 Giacca di Duccio Galimberti 2 Nelle fotografie  la giacca indossata da Galimberti. Sulla schiena furono sparati quattro colpi calibro 9, sui fori di ingresso dei proiettili sono assenti versamenti ematici: segno che quando fu colpito Galiberti era già morto. Sopra la copertina del nuovo libro.
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