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Ornella: “Per me è sempre molto importante ‘incontrare’, accogliere, ascoltare… Quanta vita viene fuori!”

09 novembre 2024

Cuneo

Ornella Politano Ornella Politano (foto di Alma Delfino) Lei, con il marito Angelo, deve fare i conti con la prova più difficile della vita. Ornella Agnese Politano è nata a Cuneo il 21 gennaio 1957 e abita a San Benigno. Cosa sognava di fare da bambina? «Di fare l’insegnante. Poi mi sarebbe anche piaciuto fare la missionaria in Africa e avrei voluto avere una Kawasaki! Crescendo poi ho maturato il desiderio di frequentare l’Isef. Intanto ho frequentato l’Istituto professionale Grandis per diventare segretaria d’azienda, con l’intenzione di arrivare fino al quinto anno per poi iscrivermi all’Isef: ma mio papà non voleva. Dopo aver lavorato più anni alla Burgo, alla Celdit e alla Co.Me. Cart, sono in pensione». Cosa fa di bello oggi? «Alla fine del periodo lavorativo è stato molto interessante non fermarsi, reinventarsi, trovare nuovi stimoli. Così la passione per la Valle Maira ha fatto sì che nel 2014 realizzassimo il nostro sogno di aprire una piccola osteria a Morinesio di Stroppo. Progetto condiviso con i nostri figli, che ci hanno appoggiato, supportato, aiutato nella realizzazione di tutto questo! Abbiamo fatto sempre tutto insieme e questo ci ha sempre dato una grandissima forza. È stata una scelta coraggiosa, forse anche da incoscienti, siamo partiti in punta di piedi, senza pretese e con grande umiltà, però ci sta dando tantissime soddisfazioni. Un lavoro molto impegnativo e faticoso: ci occupiamo personalmente della cucina, dove usiamo i prodotti dei nostri orti per garantire la qualità del cibo che prepariamo per i clienti. È un lavoro che mi permette di fare molti incontri interessanti: si condivide (non con tutti, naturalmente!) e alla fine viene fuori la vita di ognuno, le gioie ed i dolori... Per me è sempre molto importante ‘incontrare’, accogliere, ascoltare. Quanta vita viene fuori!». Quando ha conosciuto suo marito Angelo Giordano? «Con Angelo, pur abitando nella stessa frazione, non ci siamo conosciuti da piccoli. Ci siamo frequentati per circa otto anni, poi il 26 settembre 1981 ci siamo sposati. Abbiamo avuto due figli: Marco, nato il 4 marzo 1984 e Maurizio nato il 27 giugno 1986. Sono il dono più bello che la vita mi ha fatto. Sono la luce della mia vita. Sono la mia vita!». Quando è successa la tragedia? «Maurizio era un alpino, alla caserma di Courmayeur: scalatore bravissimo e preparatissimo e guida alpina in Valle d’Aosta. Nel giugno del 2018 partecipa, come alpinista dell’esercito, a una spedizione alpinistica molto impegnativa in Pakistan, con tre colleghi alpinisti dell’esercito e un alpinista esterno appartenente al gruppo dei Ragni di Lecco per tentare la ripetizione della scalata del Gasherbrum IV (7.925 metri di quota) detta la ‘montagna scintillante’. L’11 luglio succede ciò che è imponderabile e che sfugge a qualsiasi controllo umano: viene colpito dal distacco di un seracco e per lui non c’è nulla da fare. Non mi è per niente facile ricordare tutto questo, anzi, mi provoca tantissimo dolore, un dolore che non ha fine, che è ingiusto e insopportabile, che ti distrugge. Non ti interessa più vivere, ti chiedi come hai fatto a sopravvivere alla notizia della tragedia. Hai tante domande e nessuna risposta... Provi a sbattere la testa contro il muro, contro i mobili, ma non serve a niente... Continui ad aspettarti almeno una telefonata, hai bisogno di sentire la sua voce, hai bisogno di scoprire che era solo un terribile brutto sogno... Vivi nel buio e nella disperazione più totali. Sai che da qualche parte la luce c’è, ma non la vedi... È davvero terribile!». Cosa le era successo in Francia a Menton? «In quei giorni mi sono ricordata di un incontro molto misterioso che ho fatto a Menton tre giorni prima della partenza di Maurizio per il Pakistan. Mercoledì 6 giugno 2018 ho accompagnato mia sorella a Menton. Durante una passeggiata, nel pomeriggio, visitiamo la cattedrale. Entriamo. È poco illuminata, ma c’è un po’ di luce in una cappella nella navata di destra. Ci avviciniamo, c’è una grande croce con Maria inginocchiata ai suoi piedi. Accendo un lumino. Come faccio sempre, chiedo protezione per i miei figli, li affido a Maria, chiedo niente per me, ma tutto per loro». E poi? «Un signore anziano si avvicina. Capiva l’italiano, ma parlava in francese. Ci chiede di dove siamo e inizia la conversazione, parlando solo con me, ignorando totalmente mia sorella. Mi chiede se canto, mi suggerisce più volte di tornare a cantare. Poi, con uno sguardo dolce e intenso, inizia a dirmi che soffro tantissimo, che sono preoccupatissima, insistendo su questa mia sofferenza. Ad un certo punto, senza mai avermi chiesto altro al di fuori della mia provenienza, inizia a parlarmi: “Ricordati che i figli non sono nostri. Ricordati che devono seguire il loro destino. Ricordati che se il Signore ci dà un dolore grande, ci dà anche la forza per sopportarlo”. Io sono senza parole, con mia sorella cerca di attirare la sua attenzione, ma lui non la considera. Continua a parlare solo con me, a guardare solo me. Chiede poi il mio nome e con lo sguardo dolce e pensieroso inizia a dire: “Ornella... Ornella... Ornamento incastonato nella corona di Cristo”. Sabato 9 giugno 2018 ho salutato e abbracciato per l’ultima volta il mio amatissimo Maurizio. La domenica 10 giugno è partito per il Pakistan». Un ricordo di monsignor Aldo Giordano? «Era il fratello di mio marito. Ho avuto il privilegio di condividere molto tempo con lui durante i suoi soggiorni in Italia. Amava molto la montagna e Morinesio era il suo ‘rifugio’! Facevamo proprio vita di famiglia, condividendo i pasti, le interminabili chiacchierate a colazione, le partite a pinnacola, le lunghe camminate in montagna. Accoglievo i suoi amici, cucinavo per loro. Mi occupavo della sua biancheria, all’occorrenza ero anche la sua autista. Mi sono sempre considerata sua ‘sorella’! Io e Angelo abbiamo condiviso moltissime cose con lui. Grazie a lui abbiamo amicizie belle e preziose in Europa, e non solo. La vita poi ci ha fatto il grande regalo di poter vivere accanto a lui gli ultimi due mesi della sua vita, durante la sua lunga degenza presso il reparto di rianimazione dell’ospedale di Lovanio nelle Fiandre. Eravamo accanto a lui nella luce del crepuscolo del 2 dicembre 2021, quando tutto si è compiuto e lui ha lasciato questa vita terrena». Come è cambiata la sua vita con l’arrivo dei nipotini? «Due anni dopo la morte di Maurizio, Marco ha incontrato Daniela, una ragazza fantastica, bellissimo dono per Marco e per noi. Dalla loro unione il 23 settembre 2022 è nata Margherita e il 24 aprile 2024 è nato Riccardo, i nostri amatissimi nipotini! Sono un grandissimo dono del Cielo che ci dice che la vita continua, che la vita vince su tutto. Sono meraviglia, stupore, gioia, sorrisi, tenerezza. Il mio cuore è contento anche per Marco: vederlo sereno con la sua bella famiglia mi aiuta a stare bene». Il senso della vita? «La vita è un cammino, è mistero. Ho sempre pensato che la vita è bella, poi, quando sei massacrato dal dolore non la vuoi più questa vita, non sai cosa fartene, non sai proprio come fare a continuare a vivere... Poi non sai come, resisti, impari a convivere con questo dolore, lo attraversi, e ti rendi conto che è un grande maestro, che solo così puoi davvero capire la sofferenza degli altri, solo così puoi provare a stare vicino a chi soffre, a tendere una ma-no. Penso di poter dire di aver capito che questo ora è il senso della mia vita. In questi anni ho fatto molti incontri con persone che soffrono». Cosa mette al primo posto nella sua vita? “I miei figli, la famiglia e le persone che incontro. E siccome sono convinta che nulla accade per caso, ogni incontro ha un senso profondo». Lei è arrabbiata con Dio? «Mi sono molto arrabbiata con Dio e ho anche bestemmiato. Dentro di me, Gli urlavo che non poteva essere mio padre! Un padre che ama i propri figli non permette loro che vivano un dolore così ingiusto, insopportabile, disumano… Sono andata molto in crisi con la preghiera. Mi sono chiesta a cosa serve pregare. Sono arrivata alla conclusione che l’unica preghiera che possiamo dire è il Padre Nostro, e in particolare che “sia fatta la Tua volontà”. Dio sa ciò di cui abbiamo bisogno e spesso non è ciò che è nei nostri desideri e nelle nostre richieste. Ho sperimentato però che se ci abbandoniamo e ci affidiamo a Lui, non ci fa mancare nulla, si occupa di noi e ci fa dei bellissimi regali. Il Signore ci mette alla prova. Non ci risparmia il dolore, ma posso testimoniare che su tutto vince l’amore».  
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