cuneo

La tragica festa di San Bartolomeo del 25 agosto 1924

24 agosto 2024

Cuneo

La lapide al cimitero di San Pietro del Gallo con le fotografie e i nomi delle vittime dell'incidente ferroviario al casello della Vignola di San Benigno La lapide al cimitero di San Pietro del Gallo con le fotografie e i nomi delle vittime dell'incidente ferroviario al casello incustodito della Vignola Un urlo, uno stridere di freni serrati sull’acciaio, poi l’urto violento e lo schianto. Poi la macchina continua la sua corsa per un centinaio di metri spingendo innanzi a sé il biroccio che si sfascia, si frantuma disseminando i suoi legni e il suo carico umano. Ancora qualche urlo, lamenti, e poi silenzio. Dieci persone, tutti in abiti festivi, giacciono immobili accanto ai binari, cinque, soccorse, proseguono sul treno la corsa inutile verso l’ospedale. Si spengono ad una ad una, l’ultima al mattino seguente. Unico superstite è il cavallo al traino del carro che incolume e ignaro ha proseguito il suo cammino. Al casello n. 8 della linea ferroviaria Cuneo-Busca, nei presi della cascina “Vignola” in frazione San Benigno, la sera del lunedì 25 agosto 1924 si compiva una tragedia immane, allora senza precedenti nella storia delle ferrovie italiane. Ferrero Luigi, d’anni 46, i suoi figli Maria, Celestina, Giovanni rispettivamente di anni 17, 15 e 13, Audino Caterina nata Mattio d’anni 42 e i suoi figli Natale e Giuseppina d’anni 13 e 11, Varengo Margherita d’anni 9, Ambrogio Paola nata Ceratto d’anni 32 col figlio Domenico di 3 anni e mezzo, tutti parrocchiani di San Pietro del Gallo, tornavano in allegria dalla festa di San Bartolomeo in San Benigno. Era questa festa, celebrata con solennità nella frazione dell’oltre Stura, un richiamo potente non solo per i paesi vicini ma anche per i più lontani e per le vallate. Per i contadini che avevano appena terminato i lavori estivi e si apprestavano a quelli autunnali della raccolta del mais, dell’aratura e della semina, la Sagra di San Bartolomeo segnava una pausa, lo stacco tra i le due stagioni. Lì trovavano le lunghe (e ormai dimenticate) canne per “toché ij beu”; lì era il tempo e il clima adatto per incontrare “amici e nemici” e scambiare quattro chiacchere sull’andamento della stagione, sui prezzi, sulle sorprese dell’autunno imminente. Né le madri potevano rinunciare all’antica e sincera tradizione di portare i figli a “basé ij pé ‘d San Bartrumé”, il santo li avrebbe liberati dalle paure, quelle consce e inconsce che ogni bambino si porta dentro, talvolta con conseguenze spiacevoli come quella di “bagnare il letto” anche quando si è già grandicelli. Il lunedì della festa, sui prati sfalciati del concentrico si distendevano centinaia di tovaglie colorate della “marenda sinoria”, quella che in tempi recenti è diventata la polentata comunitaria. Tra canti e chiacchiere festose, una moltitudine di famiglie consumava quel pasto fatto dei consueti cibi poveri, pomodori, qualche salume, pane di forno e gli immancabili “persi pien”. Lungo le rive del Grana, decine di “ostu” servivano vino e pietanze ai tavoli di legno sotto i tendoni, mentre i balli pubblici, le giostre “a gabbia” e una schiera di bancarelle di dolciumi e cianfrusaglie, offrivano i divertimenti di contorno. A sera, con il sopraggiungere delle prime tenebre, si riprendeva la via di casa sul “barocin” con il suo carico di bambini, amici e parenti. Verso le 20,30 di quel 25 agosto anche Luigi Ferrero, abitante la cascina Tetto Miglia, si decide per il rientro. Con lui e i suoi tre figli trova posto sul biroccio Caterina Audino, loro vicina di casa e due suoi figli di cui uno, Natale, è seminarista. Vi sale pure Paola Ambrogio, moglie del carradore di San Pietro del Gallo. La donna in realtà, era venuta in bicicletta, ma affaticata per l’avanzato stato di gravidanza, l’aveva lasciata al marito che insieme all’Audino padre si disponeva a precedere in bicicletta la comitiva nel viaggio di ritorno. All’ultimo momento il proprietario di uno dei cabaret presenti alla festa, Varengo, gestore della Trattoria dei Due Galli alla Villata, prega Ferrero di accogliere anche la sua bambina Margherita e di accompagnarla a casa. E finalmente il convoglio si muove verso il suo appuntamento fatale. Il passaggio a livello della Vignola è incustodito: una balorda disposizione governativa aveva da poco soppresso la custodia di tutti i passaggi per consentire un risparmio alle casse dello Stato (ogni epoca ha le sue tristi spending review: il salario di un casellante si aggirava allora sulle 500 lire, il risparmio complessivo per le Ferrovie era stato calcolato in 60 milioni). Il buio e forse la spensieratezza della carovana contribuirono alla disgrazia. L’impatto col treno che viaggiava in direzione di Busca è violentissimo, il bilancio è tragico: tre famiglie distrutte, una quarta duramente colpita. La notizia corre veloce di bocca in bocca, si abbatte come un fulmine sulle famiglie delle vittime, getta dolore e costernazione su tutta la popolazione. Molti si recano sul luogo, ma non tutti hanno il coraggio di guardare la scena. Il Prefetto, il Procuratore del Re e le Autorità di Polizia dopo aver constatato il fatto ordinano la rimozione dei cinque cadaveri rimasti lungo la via ferrata: Ferrero Luigi, Maria e Giovanni, Audino Caterina e Varengo Margherita. Nella notte le loro salme vengono trasportate al cimitero di San Pietro del Gallo. Le altre cinque vittime giungeranno dall’ospedale di Busca, dove erano state ricoverate per un ultimo disperato tentativo di salvarle, soltanto alle 17 del mercoledì seguente, ora fissata per i funerali. Per due giorni il piccolo cimitero diventa meta di un mesto pellegrinaggio. Ai funerali partecipa una folla immensa. Cronache dell’epoca parlano di oltre quattromila persone, cifra enorme considerate le difficoltà di spostamento in quei tempi. Trascinati da cavalli finemente bardati, tre carri di prima classe ricoperti di un telo bianco trasportano le dieci bare. Tutt’intorno ad esse è incastonata una ghirlanda di fiori freschi intrecciati con foglie di sempreverde. Non c’è persona che non rechi mazzo di fiori. La corona del Municipio di Cuneo annuncia il lutto della città intera. Nella piazza della parrocchiale si forma il corteo: sul primo carro i quattro componenti della famiglia Ferrero, sul secondo i tre Audino, sul terzo, ricoperta di un drappo di seta bianca, è la bara del piccolo Domenico Ambrogio, accanto a lui da un lato la mamma dall’altro Margherita Varengo. La processione si snoda in direzione di cascina Miglia, dove risiedevano sette delle dieci vittime, ma non vi entra e ripiega volgendo nuovamente alla Chiesa. Alla presenza delle massime autorità (tra cui il sindaco di Cuneo Antonio Bassignano che tenne poi un accorato discorso funebre e gli onorevoli Soleri, Imberti, Prinetti e Rossi, sindaci e amministratori dei Comuni vicini e un gran numero di sacerdoti) celebra il rito don Varusio, parroco del Passatore. È presente anche l’anziano prevosto Don Costanzo Morre. Quasi ottantenne e ormai cieco vuole accompagnare le salme, rivolgendo loro l’estremo saluto e prescrivendo per tutta la parrocchia un lutto strettissimo di 70 giorni. È l’imbrunire quando i feretri vengono calati nelle fosse e ricoperti di terra e di fiori da una folla piangente. Una lapide all’ingresso del cimitero riporta ancora oggi fotografie e nomi. Una canzone allora composta e divulgata da anonimi cantastorie che si guadagnavano il pane accompagnandosi con l’armonica sulle piazze dei mercati cittadini e delle sagre paesane, è rimasta viva nella memoria dei più anziani, forse dei familiari delle vittime e dei pochi testimoni rimasti. (il testo è riportato su La Guida di giovedì 22 agosto a pag 35). Tra la nostra gente l’eco di quel tragico evento non s’è ancora spenta. Ritornerà ancora domenica 25 agosto 2024, esattamente un secolo dopo il fatto, col ripetersi della sagra di San Bartolomeo a San Benigno. Messa di suffragio Domenica 25 agosto, ad un anno esatto dal tragico incidente ferroviario della Vignola, a San Pietro del Gallo nella chiesa parrocchiale, alle ore 11 verrà celebrata una Messa di suffragio in ricordo delle vittime.
San benigno Incidente ferroviario Festa di San Bartolomeo 25 agosto 1924 linea Cuneo-Busca frazione Vignola