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Martedì 23 luglio 2024

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Con il campus può rinascere un centro culturale in centro città con l’aiuto di tutti (video)

La presentazione del progetto ai Tomasini che non è solo housing, dal Gesuiti alla Fondazione Ospedale di Cuneo, un progetto che ha bisogno di tutti

Cuneo

La Guida - Con il campus può rinascere un centro culturale in centro città con l’aiuto di tutti (video)

Un campus per i giovani medici specializzandi del Santa Croce e Carle che diventa un centro culturale, un luogo di aggregazione, di vita, di studio che interagisce con la città e che diventa fulcro di una nuova polarità urbana. Questo è il Tomasini Campus della Fondazione Ospedale di Cuneo che è stato presentato oggi nella chiesa di San Tomaso in via Statuto. Un progetto di riqualificazione del vecchio Collegio dei Gesuiti in centro città che non sarà solo un progetto di housing ma un vero proprio luogo di aggregazione, condivisione, possibilità di studio e confronto, crescita umana e professionale. In sostanza una “continuazione” di quello che è stato il Collegio nella storia della città dal 1888 ad oggi.
La Fondazione Ospedale di Cuneo da tempo perseguiva l’idea di creare una struttura in città utile ad ospitare giovani medici specializzandi in un vero e proprio “Campus” . Si è concretizzata la possibilità di acquisire dalla Compagnia di Gesù la struttura che per decenni è stato un vero cuore pulsante della nostra città: luogo di studio, di accoglienza, di aggregazione, di crescita e formazione per diverse generazioni di cuneesi: i Tomasini. La possibilità concreta di riqualificare un edifico nel pieno centro della nostra città: una struttura solida, sana, che se ad una prima vista dall’esterno pare quasi anonima, si rivela in realtà al suo interno un vero e proprio scrigno di bellezze architettoniche e particolari di pregio assoluto. Una struttura che come ha ricordato il cuneese padre Mauro Pasquale che qui si è formato ha vissuto quattro fasi: “Dal 1888 al 1937 la prima quando monsignor Peano, costruttore del Sacro Cuore, affidò il collegio ai Gesuiti che fecero convitto; poi dal 1937 al 1952 diventa noviziato studentato dei Gesuiti; poi dal 1952 al 1972 scuola apostolica e piccolo seminario e infine l’ultima tappa  dal 1972 al 2023 residenza dei Gesuiti che hanno tenuto l’ala della chiesa il resto fu venduto alla Provincia che mise alcune scuole prima il Garelli poi il Bonelli”.

“Il Campus Tomasini – sostiene la presidente della Fondazione Ospedale Cuneo Silvia Merlo – vuole diventare un luogo dedicato a dare ospitalità e senso di appartenenza alla nostra comunità, a tanti giovani medici, dottori e dottoresse provenienti da tutta Italia che studiano, si specializzano e lavorano nel nostro ospedale, contribuendo quotidianamente con la loro professionalità a qualificarne l’eccellenza. Questo progetto ci impegnerà nei prossimi anni, sarà a step e non sarà l’unico della Fondazione. È straordinario quando una comunità si aggrega su un progetto e lo abbiamo dimostrato con la Pet. Abbiamo parlato con il vescovo di questo luogo magico e i Gesuiti hanno accolto il nostro desiderio. Chiederemo a tutti un aiuto vero e tangibile per costruire un campus che sia un collegio ma anche un luogo di aggregazione e di studio. Questa chiesa rimarrà una chiesa, ma sarà utilizzata anche come aula magna per seminari, e sarà intitolata a padre Pierino Ghi. Il cortile asfaltato diventerà un giardino aperto a tutta la città con un caffè bistrot, vogliamo creare una piazza sui tetti per mantenere le radici con questi spazi che dagli anni ’30 agli anni ’60 ospitavano addirittura campi da tennis”.
Il progetto prevede infatti di creare una struttura aperta e donata a beneficio di tutta la città: nel campus verranno allestiti spazi comuni utilizzabili da tutti i giovani che vogliano trovarvi un luogo adatto allo studio, attrezzati con supporti di alta tecnologia; lo spazio esterno su via Massimo D’Azeglio diventerà un giardino aperto al pubblico e vi sarà la possibilità di creare un caffè-bistrot dove poter consumare un pasto sotto al porticato o rinfrescarsi con una bevanda in terrazza con vista, dove cerano ben quattro campi da tennis, a 360° sull’intera città. E le prime immagini di come potrebbe diventare la struttura le regala il progetto dell’architetto Silvia Oberto che spiega anche la filosofia progettuale del percorso di ristrutturazione, con il verde elemento distintivo del complesso, con il cortile che diventa giardino e il verde anche all’interno dell’edificio che si recupera con un intervento altamente tecnologico con scelte progettuali di materiali a basso impatto ambientale e tecnologie di risparmio e efficientamento energetico “per una riconversione e valorizzazione del bene – dice l’architetto Oberto – nel rispetto e conservazione del tratti distintivi della sua originaria vocazione collettiva. Un recupero virtuoso del costruito senza consumo di nuovo suolo”.
“Cuneo è affezionata a questo luogo – sottolinea il Vescovo monsignor Piero Delbosco – ed è bello che mantenga il suo scopo sociale ma che sia anche un’occasione per Cuneo, per qualificare la nostra città dal punto di vista culturale, formativo e sociale: E poi che sia per l’ospedale a cui teniamo tutti tanto non solo perché ne siamo spesso clienti. Sono convinto che si troveranno i fondi per il campus e anche in fretta perché è un bel progetto per tutti e bisogna sognare”.
Per poter portare avanti il progetto ci sono ancora step importanti: il passaggio di proprietà, i permessi, il parere della Soprintendenza, presente alla conferenza, il progetto definitivo oltre alla ricerca dei fondi.
“Di fronte ad un’operazione come quella che oggi è stata annunciata – ha spiegato in un video padre Roberto Del Riccio, superiore dei Gesuiti della Provincia Euro-Mediterranea – c’è un timore che nasce: quello di poter finire ad offrire un bene, come l’immobile che andiamo a vendere, in una situazione speculativa. È invece con grande gratitudine che oggi possiamo dire che l’immobile finisce in mani buone che sono quelle che noi desideriamo. In questo modo continueremo a destinare questo stabile, che per oltre un secolo è stato a disposizione della città, della sua comunità e della Chiesa locale, a servizio di questo territorio per una finalità di servizio che la Fondazione Ospedale Cuneo offre in realtà a noi, restituendo qualcosa ad una città in cui siamo stati presenti per tanti anni”.
Gli fa eco anche padre Roberto Boroni dei Gesuiti di Torino: “È un seme e il seme non muore ma spunta in modo diverso. Ridiamo alla città e alla diocesi un servizio per i giovani come i Gesuiti sono stati per tanti anni in città, e un modo anche per restituire”.
Per la sindaca Patrizia Manassero il progetto del Campus è “la rivitalizzazione di un centro importante e ritorna per i giovani ed è nell’ottica del lavoro che il Comune ha intrapreso negli anni, riqualificare e come per l’Università pensare a progetti condivisi e utili per tutti”. La Provincia con Davide Sannazzaro è “vicina al progetto e plaude a questa eccellenza. E sicuramente continuità anche con i vicini lavori che necessitano al Bonelli”. Per l’assessore regionale Luigi Genesio Icardi “il progetto è un ulteriore tassello importantissimo all’ospedale nuovo. Un Campus così è un unicum che farà di Cuneo ulteriormente attrattivo”. E sul concetto di attrattività che spinge il governatore Alberto Cirio: “Attrattività è la dimensione che mantiene le strutture e gli ospedali in una sanità complicata in cui ci rubiamo i medici perché è mancata programmazione. Abbiamo deciso di mettere premialità a chi sceglie gli ospedali del territorio”.
“Il progetto messo in campo dalla Fondazione Ospedale di Cuneo, di realizzare un Campus in città, dove poter ospitare gli specializzandi medici che nel loro percorso universitario scelgono l’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle quale ospedale di insegnamento, rappresenta una leva di attrattività oltre che una grande opportunità per l’intero territorio. – dice Livio Tranchida, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera cuneese – Come è noto, il contributo degli specializzandi al funzionamento del sistema sanitario nazionale è fondamentale, nel nostro ospedale oggi sono più di 100 e molti di loro giungono a Cuneo da diverse regioni italiane, specie dal Sud ma scelgono Cuneo perché qui si fa clinica è un ospedale di insegnamento pur non essendo universitario. Ed è un’eccellenza. Ritengo pertanto fondamentale e strategico il progetto del Campus, un luogo dove gli specializzandi possano vivere insieme e vivere la città, dove sia possibile fare formazione, con un’attenzione particolare alla sostenibilità. Questo non è un housing sociale ma è un luogo che si integra di una nuova sanità  che non è solo cura delle acuzie ma stili di vita e prevenzione. Oggi ospedale e Fondazione sono legati indissolubilmente. Ma l’ospedale non vede nella Fondazione un bancomat ma un partner di grandi progetti”,
“Lo scorso anno – conclude Silvia Merlo – siamo riusciti a raccogliere in pochi mesi donazioni importanti che ci consentiranno a breve di dotare il Santa Croce e Carle di Cuneo di un’ apparecchiatura di altissima tecnologia in grado di salvare vite umane; sono sicura che grazie all’aiuto di tutti, alla generosità e all’attenzione del nostro tessuto sociale, dell’intero territorio, potremo realizzare, insieme, un’opera destinata alle future generazioni, ai nostri figli e ai nostri nipoti, contribuendo a perpetuare il senso di una comunità viva, sensibile, attenta ai bisogni e ancora capace di ideare e realizzare sogni. La Fondazione Ospedale Cuneo crede fermamente in quest’opera che rappresenta la continuità di un’istituzione storica cittadina e resterà nel tempo a significare l’attenzione dei cuneesi verso i giovani e verso la salute e il benessere dell’intero territorio. Un progetto ambizioso e impegnativo che deve vedere coinvolte tutte le Istituzioni: il Comune, la Provincia, la Diocesi, l’Ospedale, l’Università, l’imprenditoria locale, le Fondazioni bancarie, il tessuto economico di tutto il territorio e i cittadini”.

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