cuneo

Vent’anni senza Nuto Revelli: il ricordo del figlio Marco

10 febbraio 2024

Cuneo

Nuto Revelli (foto Giovanna Bergese) Nuto Revelli in piazza Galimberti a Cuneo (foto Giovanna Bergese) “Vent’anni son lunghi, come dice la canzone. Sono il tempo che separa una generazione dall’altra. Sono quelli necessari a raggiungere la maggiore età. Vent’anni - e quali anni! - senza la voce di Nuto sono stati pesanti da attraversare, per me che sono suo figlio e che ero abituato da sempre a rivolgermi a lui per avere consiglio, ma credo anche per tanti che, qui a Cuneo e non solo, avevano ascoltato la sua voce, nei non rari momenti di passaggio che il secolo scorso aveva imposto, quando si sente il bisogno di veder chiaro. L’aveva fatto fin da subito, nell’immediato dopoguerra, quando nell’euforia della rinascita si rischiava di dimenticare, e lui, con Mai tardi prima, e con La guerra dei poveri, aveva ricordato le terribili responsabilità del fascismo per quell’apocalisse contadina che aveva colpito i nostri Alpini in Russia e la grandezza della lotta partigiana. Era tornato a farlo negli anni ’70 e ’80, quando gli entusiasmi per il boom economico nascondevano le condizioni di abbandono della nostra montagna povera e con Il mondo di vinti e L’anello forte aveva cercato di salvare dall’oblio quella civiltà contadina che rischiava di scomparire sotto i nostri occhi. Infine - il suo messaggio più inaspettato - con Il disperso di Marburg era tornato a “fare i conti” col nemico, per scoprire - in tempi di ritorno del disumano - anche dietro l’uniforme di un ufficiale tedesco una traccia di umanità. E per dirci che non l’uomo che di volta in volta ci sta di fronte come nemico, ma la guerra è il vero cancro dell’umanità. Ciò contro cui non sarà mai troppo tardi dire forte il proprio NO.”  
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