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17 luglio 2026

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San Mattia sorteggiato dagli apostoli per sostituire Giuda e il suo zelo nella predicazione agli abitanti della Giudea

25 novembre 2023

Cuneo

San Mattia; Affresco (particolare); Inizi del XVI secolo; Giovanni Botoneri; Chiesa di San Bernardino; Lusernetta. San Mattia; Affresco (particolare); Inizi del XVI secolo; Giovanni Botoneri; Chiesa di San Bernardino; Lusernetta. La figura dell’apostolo Mattia appare legata al suo subentro, nel gruppo dei Dodici, a Giuda Iscariota. Quest’ultimo infatti, dopo aver tradito Gesù consegnandolo a coloro che lo avrebbero crocifisso, «vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò i trenta denari d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: “Ho peccato, consegnandovi sangue innocente”. Ma essi dissero: “Che c’importa? Pensaci tu”. Ed egli, buttati i denari nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi». Qualsivoglia sia stata la morte di Giuda, il testo degli atti prosegue rimarcando come subito dopo l’ascensione, Pietro si rivolse agli altri apostoli dicendo: «“Bisogna che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione”». Fu a quel punto che «ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia. Allora essi pregarono dicendo: “Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e apostolato che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto da lui scelto”. Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli». Testo che di fatto la Legenda aurea riprende, sintetizzandone l’esito con le parole: «Trassero la sorte, che cadde su Mattia. Ed egli andò ad aggiungersi agli altri apostoli». Mattia divenne così apostolo, al pari di tutti gli altri, per aver condiviso, sia pure da discepolo, la vicenda terrena di Gesù: assistendo dunque sia alla sua vita pubblica, sia al dramma lacerante della sua morte, sia all’evento straordinario della sua resurrezione e delle sue inattese conseguenze. E al pari degli altri apostoli ricevette un’area specifica nella quale annunciare il vangelo: egli ebbe infatti «in sorte la Giudea, e qui si dedicò con zelo alla predicazione». E, in questa sua azione missionaria, non fu certo da meno degli altri apostoli: «Mentre predicava ai Giudei, rendeva la vista ai ciechi, guariva i lebbrosi, liberava gli indemoniati, faceva camminare gli zoppi e sentire i sordi, resuscitava i morti». E a consentirgli di fare tutto questo fu il suo essere umile, in piena coincidenza secondo la Legenda aurea col significato stesso del suo nome: «Vi sono, come dice Ambrogio, tre tipi di umiltà: il primo è l’afflizione, per cui si dice che una persona è umiliata; il secondo è la considerazione, che deriva dalla conoscenza di sé stessi; il terzo è la devozione, che deriva dalla conoscenza del Creatore. E Mattia ebbe il primo, patendo il martirio; il secondo disprezzandosi; il terzo, ammirando la maestà di Dio». Fu dunque questa umiltà che, consentendogli di vivere senza soggezione alcuna il suo essere di fatto l’ultimo degli apostoli, in quanto non scelto come tale direttamente da Cristo, risultò di sprone al suo stesso ruolo e alla responsabilità ad esso connessa. Ruolo e responsabilità che egli visse con estremo rigore, «dominando la giovane età con la maturità dei suoi atti». La giovane età di Mattia, pur non senza eccezioni, diviene uno dei tratti salienti della sua rappresentazione artistica tardomedievale in terra cuneese. La connotazione giovanile del suo aspetto, non di rado rimarcata da una collocazione che lo vede quasi sempre inserito in un collegio apostolico la cui autorevolezza non manca di essere espressa da figure nelle quali l’essere anziani diventa un segno distintivo di saggezza, finisce così con l’essere enfatizzata proprio per contrasto con gli altri undici apostoli. Ed è proprio questo aspetto giovanile, accentuato da una capigliatura arruffata e quasi lasciata a sé stessa, che si ritrova nell’immagine di Mattia affrescata nel corso della seconda metà del XV secolo nella piccola abside della cappella della “Madonna Lunga” di Montanera (Fig. 1). 1 - San Mattia; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella della “Madonna lunga”; Montanera Fig. 1 - San Mattia; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella della “Madonna lunga”; Montanera Proprio questa capigliatura spettinata, associata ad un viso fresco e sbarbato oltre che ad uno sguardo nel quale ad affiorare è un tratto quasi sbarazzino, sembra di fatto contrastare con la postura e l’abbigliamento che contraddistingue l’apostolo inserito per ultimo nel novero dei Dodici: se la fermezza e compostezza che traspaiono dalla prima paiono voler attestare quell’essere «costante e coraggioso nelle avversità» che la Legenda aurea gli attribuisce, l’eleganza degli abiti sembra voler invece indicare quell’autorevolezza che  gli deriva dal prestigioso ruolo che, sia pure assunto tardivamente, ormai riveste. E che il cartiglio che tiene tra le mani, nel riportare il suo nome, riafferma in modo inequivocabile. 2 - San Mattia; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra. Fig. 2 - San Mattia; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella di San Salvatore; Macra. Di contro l’immagine di Mattia inserita nella decorazione della cappella di san Salvatore a Macra (Fig. 2) sembra voler sottolineare proprio il suo essere stato l’ultimo dei discepoli di Cristo ad entrare a far parte del ristretto gruppo dei Dodici. Gli apostoli qui sono collocati in successione, nel registro inferiore dell’abside, come espressione dell’unità della Chiesa intorno a Cristo. Il Figlio di Dio è rappresentato, racchiuso in una mandorla, nella classica forma del Pantocratore benedicente col testo dei vangeli aperto nella mano sinistra. Attorno a lui trovano posto, in coppie simmetriche, i quattro evangelisti intenti a scrivere i loro vangeli dei quali i rispettivi cartigli riportano le loro più emblematiche parole. Ed è ancora il testo dei vangeli che, stretto tra le mani di ciascuno di essi, accomuna i Dodici. Con però una significativa eccezione: mentre cioè gli altri undici apostoli tengono tra le mani il testo chiuso, Mattia viene rappresentato mentre è intento a leggerlo con estrema attenzione. E questa azione di “ripasso” del testo sacro, da parte di chi contrariamente al collegio apostolico di cui ormai è divenuto autorevole membro non aveva potuto vivere dall’interno l’esperienza di coloro che Gesù aveva chiamato ad essere suoi privilegiati testimoni, sembra quasi voler rimarcare il sussistere di una netta differenza tra gli Undici e Mattia: i primi scelti direttamente da Cristo, l’ultimo chiamato da loro, per sorteggio, a sostituire Giuda Iscariota. 3 - San Mattia; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Seguirano Cigna; Cappella di San Ponzio; Marsaglia. Fig. 3 - San Mattia; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Seguirano Cigna; Cappella di San Ponzio; Marsaglia. Come nel caso dell’immagine appena esaminata, anche quella che vede san Mattia dipinto da Segurano Cigna nella cappella di san Ponzio a Marsaglia (Fig. 3) rappresenta il santo come un uomo piuttosto giovane. Certo non ha più il volto sbarbato, come nei due casi precedenti, e tuttavia sia la capigliatura castano-chiara che la barba tanto rarefatta da ricordare quella di un adolescente ne segnalano la comunque giovane età, che tuttavia non ne compromette il ruolo: anche lui infatti, come gli altri Apostoli, doveva tenere con la mano destra un cartiglio – ormai completamente deteriorato – con su inscritto uno degli articoli del Credo. Quello del quale, puntando verso di esso l’indice della mano sinistra intende indiscutibilmente richiamare l’importanza. Un’eccezione appare invece il Mattia rappresentato da Giovanni Botoneri, agli inizi del XVI secolo nella chiesa di san Bernardino di Lusernetta (Fig. 4), nel Pinerolese. In questo caso infatti l’apostolo non ha per nulla i tratti di un uomo giovane, ma quelli invece di una persona anziana con una folta barba e dei lunghi capelli, entrambi di colore grigio. Il suo volto pensoso appare tutto concentrato sul testo aperto del vangelo da lui tenuto nella sinistra, mentre il gesto della mano destra suona come un ammonimento per chi lo guarda. Proprio quel vangelo per attestare il quale egli avrebbe concluso la sua vita morendo martire: prima lapidato e poi decapitato. San Mattia; Affresco (particolare); Inizi del XVI secolo; Giovanni Botoneri; Chiesa di San Bernardino; Lusernetta. Fig. 4 San Mattia; Affresco (particolare); Inizi del XVI secolo; Giovanni Botoneri; Chiesa di San Bernardino; Lusernetta.  
Cuneese iconografia Legenda aurea apostolo Mattia