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19 luglio 2026

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Le iconografie cuneesi legate a Simone lo Zelota connotate dal suo coraggio nel testimoniare la fede

19 novembre 2023

Cuneo

1 - San Simone; Affresco Anonimo; XI secolo; Pieve di San Maurizio Roccaforte Mondovì. Nel racconto della Legenda aurea in merito alla predicazione messa in atto dalla comunità apostolica di Gerusalemme in ossequio al dettato di Cristo «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura», la narrazione della vita di Giuda Taddeo appare strettamente legata a quella di un altro dei Dodici: il fratello Giuda Taddeo. Il nome di Simone, anch’esso considerato uno degli apostoli “minori”, gioca nei vangeli canonici un ruolo assai poco appariscente e risulta praticamente citato solo negli elenchi che riportano i membri del più ristretto gruppo di discepoli chiamati da Gesù a seguirlo. Il discorso appare ulteriormente complicato dal fatto che, mentre i vangeli di Matteo e Marco parlano di lui come di «Simone il Cananeo», Luca lo indica invece ripetutamente come «Simone lo Zelota». Soprattutto quest’ultima apposizione ha indotto a pensare che questo apostolo, le notizie della cui vita sono comunque scarse e controverse, prima di mettersi alla sequela di Gesù abbia avuto qualche contatto o addirittura abbia fatto parte del gruppo politico-religioso che, all’epoca di Gesù, era designato proprio col nome di “Zeloti”: gli ebrei cioè che, animati da un forte zelo per il rispetto della legge mosaica, ne propugnavano un’osservanza rigorosissima e, opponendosi ad ogni altra legge, perseguivano concretamente l’indipendenza dalla dominazione romana non di rado facendo ricorso alla lotta armata. Non mancano tuttavia, a riguardo del nome “zelota” con cui san Simone veniva distinto da Pietro, spiegazioni che - a posteriori - lo legano all’estrema scrupolosità con cui egli dovette vivere la fede in Cristo. Ed è proprio in questa prospettiva che sembra muoversi la Legenda aurea, laddove rimarca che «Simone si traduce con “obbediente”» e che egli «ebbe obbedienza per ciò che riguarda i comandamenti nell’eseguirli (…) e zelo per le anime nel suo incessante fervore». Detto questo, tuttavia, Iacopo da Varagine lascia del tutto tra parentesi la figura di questo apostolo, limitandosi a dire come egli, dopo essere andato con il fratello Giuda Taddeo a Edessa, si divise da lui per andare ad annunciare il vangelo in Egitto. Solo più tardi i due apostoli si sarebbero nuovamente ricongiunti per proseguire insieme in Persia il loro impegno di evangelizzazione. Ed è qui che, interrogati dal capo dell’esercito del re di Babilonia su quale fosse la ragione che li aveva condotti fin lì, senza esitazione risposero: «Se vuoi sapere della nostra gente, noi siamo ebrei; se vuoi sapere della nostra condizione, noi siamo servi di Cristo, se vuoi saperne il fine siamo venuti qui per la vostra salvezza». Una salvezza per la quale i due apostoli si impegnarono senza tregua, ingaggiando con i più prestigiosi maghi persiani e con i migliori avvocati della corte una strenua lotta volta a dimostrare la totale inanità degli idoli e di coloro che li veneravano e ottenendo grazie ai loro successi che fossero «battezzati più di sessantamila uomini, senza contare i bambini». A questo impegno di annunciare il vangelo in zone remote del mondo antico, dove non era difficile incontrare una dura opposizione da parte sia delle popolazioni locali sia dei sacerdoti pagani determinati a non soccombere agli annunci di nuove religioni, sembra alludere l’antico affresco dell’XI secolo, volto a rappresentare proprio Simone, all’interno della pieve di san Maurizio a Roccaforte Mondovì (Fig. 1). 1 - San Simone; Affresco Anonimo; XI secolo; Pieve di San Maurizio Roccaforte Mondovì. Fig. 1 - San Simone; Affresco Anonimo; XI secolo; Pieve di San Maurizio Roccaforte Mondovì. Collocato nel catino absidale, al di sotto di un solenne Cristo pantocratore in mandorla attorniato dalle quattro figure divenute col tempo simbolo degli evangelisti, Simone viene inserito in una teoria di apostoli tutti rappresentati con la stessa postura: una delle due mani stringe un rotolo, mentre l’altra - salvo quella di Pietro che stringe due chiavi - compie il gesto dell’adlocutio indicando Cristo. Entrambi i gesti evocano così Cristo e la salvezza connessa all’adesione alla fede in lui: se cioè la mano alzata indica Cristo proprio in quanto Parola di Dio, il rotolo tenuto nell’altra mano intende esprimere il concretizzarsi di questa Parola come legge universale dal cui rispetto integrale dipende la salvezza di ciascuno e di tutti. La figura e il volto di Simone, la prima piuttosto stereotipata dalla forma sostanzialmente identica rispetto a quella degli altri apostoli rappresentati e il secondo invece connotato da una capigliatura biondo-dorata che si dissolve nell’aureola del medesimo colore e da una corta incolta barba più scura, paiono lasciar trasparire proprio quell’obbedienza senza riserve ai comandamenti che la Legenda aurea vede iscritta nel suo stesso nome. 2 - San Simone; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella di San Salvatore Macra. Fig. 2 - San Simone; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella di San Salvatore Macra. È un Simone in linea invece con il coraggio da lui dimostrato nell’annunciare la fede ai pagani quello che si trova dipinto nella seconda metà del XIV secolo nella cappella di san Salvatore a Macra (Fig. 2). Il cromatismo del suo abbigliamento, mescolando il rosso della tunica al verde del mantello, sembra suggerire l’immagine di un uomo che, avendo conseguito la palma del martirio e una nuova vita nella gloria della risurrezione può dire insieme a san Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede». L’apostolo che annunciò il vangelo in Egitto e in Persia viene infatti rappresentato con il volto scavato, gli occhi ben aperti e la folta barba grigia incorniciata da una raggiante aureola mentre stringe con entrambe le mani un possente volume dalla copertina rossa, evidente riferimento al vangelo da lui annunciato. Ed è proprio a questo vangelo che Simone sembra aggrapparsi con forza come alla «pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio». Una pietra a cui Simone e Giuda Taddeo rimarranno aggrappati anche quando un angelo chiederà loro di scegliere tra la morte immediata dei loro avversari e il loro stesso martirio: «Si deve - dissero i due apostoli –adorare la misericordia di Dio.  Che essa converta tutti questi uomini e conduca noi alla palma del martirio». Il raccordarsi simbolico dei colori rosso e verde, il primo legato al supplizio inflittogli e il secondo alla risurrezione che attraverso la sua morte si è conquistato, appare piuttosto frequente nelle rappresentazioni di Simone. E a dimostrarlo sono sia l’affresco dipinto nella cappella della Madonna Lunga a Montanera (Fig. 3), sia quello realizzato invece da Segurano Cigna nella decorazione della cappella di san Ponzio a Marsaglia (Fig. 4). 3 - San Simone; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella della “Madonna lunga” Montanera. Fig. 3 - San Simone; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Ignoto; Cappella della “Madonna lunga” Montanera. L’apostolo in entrambi i casi viene rappresentato come ormai anziano: nel primo caso, in cui l’identità di Simone è chiaramente rilevabile dal cartiglio da lui tenuto tra le mani, i suoi capelli e la sua barba bianca quasi contrastano con la fulgida nitidezza dei colori dei suoi abiti; nel secondo l’apostolo  si evidenzia per gli occhi affaticati con cui egli, del tutto in sintonia con l’evidente senescenza del suo volto, fissa il cartiglio sul quale - ormai quasi illeggibile - è inscritto uno degli articoli del Credo apostolico. Quel Credo cioè che, abbracciato da Simone con tutta l’intensità di cui poteva essere capace uno zelota, guidò tutta la sua vita di evangelizzatore, tanto tenace da non esitare nemmeno un attimo a testimoniare la sua fede col martirio.  Un martirio del quale non esiste però, come rileva la stessa Legenda aurea, un’unica versione: se infatti il testo di Jacopo da Varagine per un verso lo colloca in Persia facendogli condividere la stessa sorte di Giuda Taddeo, per l’altro lo pone invece a Gerusalemme, dove Simone, «dopo aver retto a lungo la chiesa» di quella città, all’età di centovent’anni e all’epoca dell’imperatore Traiano, sarebbe stato crocifisso. 4 - San Simone; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Segurano Cigna; Cappella di San Ponzio Marsaglia. Fig. 4 - San Simone; Affresco (particolare); Seconda metà XV secolo; Segurano Cigna; Cappella di San Ponzio Marsaglia.
iconografia Legenda aurea Simone Lo Zelota