Cuneese, da anni residente a Torino ed editor nel capoluogo presso la casa editrice add, Stefano Delprete (classe 1974) ha visto nascere e crescere Scrittorincittà edizione dopo edizione. In occasione del venticinquesimo compleanno della kermesse letteraria che si terrà dal 15 al 19 novembre, sarà presente nella veste di moderatore.
Venticinque anni sono un traguardo importante. Che significato ha per lei questo appuntamento con Scrittorincittà?
Posso dire che Scrittorincittà ha accompagnato tutto il mio percorso nell’editoria. Proprio 25 anni fa mi affacciavo a questo lavoro e ricordo la prima edizione come un’immersione frenetica in un mondo che mi si stava aprendo davanti agli occhi. Non quello dei libri, ma quello dell’editoria. Ho ancora in mente un incontro folgorante, indimenticabile come quelli con le persone speciali. Ero andato a sentire e poi a presentarmi a Gianni Borgo, l’editore visionario di Instar libri e lui mi aveva raccontato del suo lavoro con amore e dedizione. Allora non potevo saperlo, ma anni dopo, quando ormai Borgo era scomparso, ho lavorato per quella sua casa editrice che nel frattempo era cambiata, ma in cui la sua figura rimaneva indimenticabile. Scrittorincittà è poi una città in festa e una festa per gli autori che sono accolti nel migliore dei modi. Sono sempre un po’ orgoglioso, da cuneese che in quei giorni vive la sua città, di leggere la sorpresa sui volti di chi arriva per la prima volta a Cuneo per presentare il proprio libro.
Quando e in che modo ha iniziato a occuparsi in modo professionale di editoria?
Ho iniziato circa 25 anni fa, arrivando all’editoria con la certezza che quello sarebbe stato il mio lavoro, e non solo perché amavo la lettura, ma perché ero attratto da quel luogo di mezzo che sta tra la scrittura e la libreria, tra chi scrive e chi legge. Non sapevo cosa avrei trovato, né cosa volesse dire “fare un libro”. Nessuno mi aveva insegnato cosa sono una revisione o un editor, che differenza c’è tra una carta e l’altra, come si sceglie un titolo, una copertina, come si scrive un’aletta e neppure come fanno i libri ad arrivare nelle mani dei lettori. Forse proprio questo non sapere mi ha spinto lì, dove succedono le cose che chi legge non vede ma senza le quali non potrebbe godere di quella irresistibile sospensione del tempo che è la lettura.
Ho iniziato in una redazione che stava nascendo, la Gribaudo a Cavallermaggiore, poi sono andato a Padova per l’ambizioso progetto di Alet, poi Instar libri e Blu edizioni e infine, dal 2010, sono editor di add editore a Torino. La mia fortuna è stata arrivare in un momento in cui l’editoria stava cambiando e c’era spazio per le nuove generazioni che potevano, e anche dovevano, reinventare molte cose. In una casa editrice ho fatto di tutto: dal redattore all’ufficio stampa, dalla parte tecnica a quella commerciale, dalla grafica all’editoriale e questa è stata un’altra grande fortuna.
Si parla spesso del forte divario, in Italia, tra un mercato editoriale che sforna titoli senza sosta e un pubblico poco incline alla lettura: cosa pensa in proposito?
Le ragioni per cui si pubblica tanto sono sia la causa sia il sintomo del malessere del mercato editoriale. È un discorso complesso che ha a che fare con distribuzione, promozione, rese… diciamo che è un meccanismo che permette agli editori di andare avanti ma che, nello stesso tempo, rende difficile la loro sopravvivenza. Un cane che si morde la coda, insomma. Essere presenti sul mercato con le novità vuol dire avere spazio, farsi vedere, e se poi il libro non vende e torna indietro, a quel punto c’è un’altra novità che prende il suo posto e dà respiro al tuo marchio sul tavolo centrale della libreria: è un problema che gli editori vivono da anni, senza trovare una soluzione.
Pubblicare meno? Non sempre è la risposta giusta. Pubblicare meglio? Se qualcuno sa cosa vuol dire lo ascolto volentieri. Gli editori sono sempre in cerca di una coerenza. Il loro lavoro è scegliere, valutare, costruire piani editoriali, perché alla fine sono loro che contano, quella manciata di titoli con cui si costruisce qualcosa di destinato a durare non nello spazio breve di un mese in libreria, ma in quello lungo della storia dell’editore, ossia il suo catalogo. Poi ci sono i lettori, che in Italia non mancano; diciamo che sono ancora poco trasversali e che riguardano soprattutto una fascia di età, un genere (le donne molto più degli uomini), una tradizione (chi ha almeno un genitore che legge). Ma ci sono e sono bellissimi.
Quest’anno a Scrittorincittà “Argento vivo” come sarà presente?
Sarò moderatore di vari incontri. Come editore, add, cominciamo con Nicola Roggero, giornalista di Sky Sport, che ha scritto “Storie di atletica e del XX secolo”, un libro in cui lo sport dialoga con la storia, tra eventi, personaggi, record e una passione che Nicola sa trasmettere con grande entusiasmo. Poi abbiamo Alessandro Giraudo, economista francese di chiare origini italiane, che presenta il suo “Quando il ferro costava più dell’oro” e anche qui la storia diventa la guida per scoprire come l’economia ne subisca le bizze e i capovolgimenti: un libro di grande respiro, scritto da un saggista che ha il dono di saper narrare. Infine Annabel Streets, autrice inglese che con il suo “Sul camminare. 52 modi per perdersi e ritrovarsi” ha scritto uno straordinario libro su che cosa succede nel nostro corpo e nella nostra mente quando compiamo questo atto semplicissimo ma per certi versi rivoluzionario: mettersi in moto un passo dopo l’altro. Lei è un’autrice da conoscere, e ascoltarla un’occasione da non perdere. Credo sia un bel regalo per il pubblico di Scrittorincittà averla qui, anche per una camminata cuneese che, ne sono certo, finirà in un suo prossimo libro.
cuneo
Cuneese, da anni residente a Torino ed editor nel capoluogo presso la casa editrice add, Stefano Delprete (classe 1974) ha visto nascere e crescere Scrittorincittà edizione dopo edizione. In occasione del venticinquesimo compleanno della kermesse letteraria che si terrà dal 15 al 19 novembre, sarà presente nella veste di moderatore.
Venticinque anni sono un traguardo importante. Che significato ha per lei questo appuntamento con Scrittorincittà?
Posso dire che Scrittorincittà ha accompagnato tutto il mio percorso nell’editoria. Proprio 25 anni fa mi affacciavo a questo lavoro e ricordo la prima edizione come un’immersione frenetica in un mondo che mi si stava aprendo davanti agli occhi. Non quello dei libri, ma quello dell’editoria. Ho ancora in mente un incontro folgorante, indimenticabile come quelli con le persone speciali. Ero andato a sentire e poi a presentarmi a Gianni Borgo, l’editore visionario di Instar libri e lui mi aveva raccontato del suo lavoro con amore e dedizione. Allora non potevo saperlo, ma anni dopo, quando ormai Borgo era scomparso, ho lavorato per quella sua casa editrice che nel frattempo era cambiata, ma in cui la sua figura rimaneva indimenticabile. Scrittorincittà è poi una città in festa e una festa per gli autori che sono accolti nel migliore dei modi. Sono sempre un po’ orgoglioso, da cuneese che in quei giorni vive la sua città, di leggere la sorpresa sui volti di chi arriva per la prima volta a Cuneo per presentare il proprio libro.
Quando e in che modo ha iniziato a occuparsi in modo professionale di editoria?
Ho iniziato circa 25 anni fa, arrivando all’editoria con la certezza che quello sarebbe stato il mio lavoro, e non solo perché amavo la lettura, ma perché ero attratto da quel luogo di mezzo che sta tra la scrittura e la libreria, tra chi scrive e chi legge. Non sapevo cosa avrei trovato, né cosa volesse dire “fare un libro”. Nessuno mi aveva insegnato cosa sono una revisione o un editor, che differenza c’è tra una carta e l’altra, come si sceglie un titolo, una copertina, come si scrive un’aletta e neppure come fanno i libri ad arrivare nelle mani dei lettori. Forse proprio questo non sapere mi ha spinto lì, dove succedono le cose che chi legge non vede ma senza le quali non potrebbe godere di quella irresistibile sospensione del tempo che è la lettura.
Ho iniziato in una redazione che stava nascendo, la Gribaudo a Cavallermaggiore, poi sono andato a Padova per l’ambizioso progetto di Alet, poi Instar libri e Blu edizioni e infine, dal 2010, sono editor di add editore a Torino. La mia fortuna è stata arrivare in un momento in cui l’editoria stava cambiando e c’era spazio per le nuove generazioni che potevano, e anche dovevano, reinventare molte cose. In una casa editrice ho fatto di tutto: dal redattore all’ufficio stampa, dalla parte tecnica a quella commerciale, dalla grafica all’editoriale e questa è stata un’altra grande fortuna.
Si parla spesso del forte divario, in Italia, tra un mercato editoriale che sforna titoli senza sosta e un pubblico poco incline alla lettura: cosa pensa in proposito?
Le ragioni per cui si pubblica tanto sono sia la causa sia il sintomo del malessere del mercato editoriale. È un discorso complesso che ha a che fare con distribuzione, promozione, rese… diciamo che è un meccanismo che permette agli editori di andare avanti ma che, nello stesso tempo, rende difficile la loro sopravvivenza. Un cane che si morde la coda, insomma. Essere presenti sul mercato con le novità vuol dire avere spazio, farsi vedere, e se poi il libro non vende e torna indietro, a quel punto c’è un’altra novità che prende il suo posto e dà respiro al tuo marchio sul tavolo centrale della libreria: è un problema che gli editori vivono da anni, senza trovare una soluzione.
Pubblicare meno? Non sempre è la risposta giusta. Pubblicare meglio? Se qualcuno sa cosa vuol dire lo ascolto volentieri. Gli editori sono sempre in cerca di una coerenza. Il loro lavoro è scegliere, valutare, costruire piani editoriali, perché alla fine sono loro che contano, quella manciata di titoli con cui si costruisce qualcosa di destinato a durare non nello spazio breve di un mese in libreria, ma in quello lungo della storia dell’editore, ossia il suo catalogo. Poi ci sono i lettori, che in Italia non mancano; diciamo che sono ancora poco trasversali e che riguardano soprattutto una fascia di età, un genere (le donne molto più degli uomini), una tradizione (chi ha almeno un genitore che legge). Ma ci sono e sono bellissimi.
Quest’anno a Scrittorincittà “Argento vivo” come sarà presente?
Sarò moderatore di vari incontri. Come editore, add, cominciamo con Nicola Roggero, giornalista di Sky Sport, che ha scritto “Storie di atletica e del XX secolo”, un libro in cui lo sport dialoga con la storia, tra eventi, personaggi, record e una passione che Nicola sa trasmettere con grande entusiasmo. Poi abbiamo Alessandro Giraudo, economista francese di chiare origini italiane, che presenta il suo “Quando il ferro costava più dell’oro” e anche qui la storia diventa la guida per scoprire come l’economia ne subisca le bizze e i capovolgimenti: un libro di grande respiro, scritto da un saggista che ha il dono di saper narrare. Infine Annabel Streets, autrice inglese che con il suo “Sul camminare. 52 modi per perdersi e ritrovarsi” ha scritto uno straordinario libro su che cosa succede nel nostro corpo e nella nostra mente quando compiamo questo atto semplicissimo ma per certi versi rivoluzionario: mettersi in moto un passo dopo l’altro. Lei è un’autrice da conoscere, e ascoltarla un’occasione da non perdere. Credo sia un bel regalo per il pubblico di Scrittorincittà averla qui, anche per una camminata cuneese che, ne sono certo, finirà in un suo prossimo libro.
Quando la passione si trasforma in lavoro
16 novembre 2023
Cuneo
Cuneese, da anni residente a Torino ed editor nel capoluogo presso la casa editrice add, Stefano Delprete (classe 1974) ha visto nascere e crescere Scrittorincittà edizione dopo edizione. In occasione del venticinquesimo compleanno della kermesse letteraria che si terrà dal 15 al 19 novembre, sarà presente nella veste di moderatore.
Venticinque anni sono un traguardo importante. Che significato ha per lei questo appuntamento con Scrittorincittà?
Posso dire che Scrittorincittà ha accompagnato tutto il mio percorso nell’editoria. Proprio 25 anni fa mi affacciavo a questo lavoro e ricordo la prima edizione come un’immersione frenetica in un mondo che mi si stava aprendo davanti agli occhi. Non quello dei libri, ma quello dell’editoria. Ho ancora in mente un incontro folgorante, indimenticabile come quelli con le persone speciali. Ero andato a sentire e poi a presentarmi a Gianni Borgo, l’editore visionario di Instar libri e lui mi aveva raccontato del suo lavoro con amore e dedizione. Allora non potevo saperlo, ma anni dopo, quando ormai Borgo era scomparso, ho lavorato per quella sua casa editrice che nel frattempo era cambiata, ma in cui la sua figura rimaneva indimenticabile. Scrittorincittà è poi una città in festa e una festa per gli autori che sono accolti nel migliore dei modi. Sono sempre un po’ orgoglioso, da cuneese che in quei giorni vive la sua città, di leggere la sorpresa sui volti di chi arriva per la prima volta a Cuneo per presentare il proprio libro.
Quando e in che modo ha iniziato a occuparsi in modo professionale di editoria?
Ho iniziato circa 25 anni fa, arrivando all’editoria con la certezza che quello sarebbe stato il mio lavoro, e non solo perché amavo la lettura, ma perché ero attratto da quel luogo di mezzo che sta tra la scrittura e la libreria, tra chi scrive e chi legge. Non sapevo cosa avrei trovato, né cosa volesse dire “fare un libro”. Nessuno mi aveva insegnato cosa sono una revisione o un editor, che differenza c’è tra una carta e l’altra, come si sceglie un titolo, una copertina, come si scrive un’aletta e neppure come fanno i libri ad arrivare nelle mani dei lettori. Forse proprio questo non sapere mi ha spinto lì, dove succedono le cose che chi legge non vede ma senza le quali non potrebbe godere di quella irresistibile sospensione del tempo che è la lettura.
Ho iniziato in una redazione che stava nascendo, la Gribaudo a Cavallermaggiore, poi sono andato a Padova per l’ambizioso progetto di Alet, poi Instar libri e Blu edizioni e infine, dal 2010, sono editor di add editore a Torino. La mia fortuna è stata arrivare in un momento in cui l’editoria stava cambiando e c’era spazio per le nuove generazioni che potevano, e anche dovevano, reinventare molte cose. In una casa editrice ho fatto di tutto: dal redattore all’ufficio stampa, dalla parte tecnica a quella commerciale, dalla grafica all’editoriale e questa è stata un’altra grande fortuna.
Si parla spesso del forte divario, in Italia, tra un mercato editoriale che sforna titoli senza sosta e un pubblico poco incline alla lettura: cosa pensa in proposito?
Le ragioni per cui si pubblica tanto sono sia la causa sia il sintomo del malessere del mercato editoriale. È un discorso complesso che ha a che fare con distribuzione, promozione, rese… diciamo che è un meccanismo che permette agli editori di andare avanti ma che, nello stesso tempo, rende difficile la loro sopravvivenza. Un cane che si morde la coda, insomma. Essere presenti sul mercato con le novità vuol dire avere spazio, farsi vedere, e se poi il libro non vende e torna indietro, a quel punto c’è un’altra novità che prende il suo posto e dà respiro al tuo marchio sul tavolo centrale della libreria: è un problema che gli editori vivono da anni, senza trovare una soluzione.
Pubblicare meno? Non sempre è la risposta giusta. Pubblicare meglio? Se qualcuno sa cosa vuol dire lo ascolto volentieri. Gli editori sono sempre in cerca di una coerenza. Il loro lavoro è scegliere, valutare, costruire piani editoriali, perché alla fine sono loro che contano, quella manciata di titoli con cui si costruisce qualcosa di destinato a durare non nello spazio breve di un mese in libreria, ma in quello lungo della storia dell’editore, ossia il suo catalogo. Poi ci sono i lettori, che in Italia non mancano; diciamo che sono ancora poco trasversali e che riguardano soprattutto una fascia di età, un genere (le donne molto più degli uomini), una tradizione (chi ha almeno un genitore che legge). Ma ci sono e sono bellissimi.
Quest’anno a Scrittorincittà “Argento vivo” come sarà presente?
Sarò moderatore di vari incontri. Come editore, add, cominciamo con Nicola Roggero, giornalista di Sky Sport, che ha scritto “Storie di atletica e del XX secolo”, un libro in cui lo sport dialoga con la storia, tra eventi, personaggi, record e una passione che Nicola sa trasmettere con grande entusiasmo. Poi abbiamo Alessandro Giraudo, economista francese di chiare origini italiane, che presenta il suo “Quando il ferro costava più dell’oro” e anche qui la storia diventa la guida per scoprire come l’economia ne subisca le bizze e i capovolgimenti: un libro di grande respiro, scritto da un saggista che ha il dono di saper narrare. Infine Annabel Streets, autrice inglese che con il suo “Sul camminare. 52 modi per perdersi e ritrovarsi” ha scritto uno straordinario libro su che cosa succede nel nostro corpo e nella nostra mente quando compiamo questo atto semplicissimo ma per certi versi rivoluzionario: mettersi in moto un passo dopo l’altro. Lei è un’autrice da conoscere, e ascoltarla un’occasione da non perdere. Credo sia un bel regalo per il pubblico di Scrittorincittà averla qui, anche per una camminata cuneese che, ne sono certo, finirà in un suo prossimo libro.