
1944 - Valle Pesio, San Bartolomeo: Il capitano Piero Cosa e il tenente Aldo Sacchetti
«Il mio parere sul tenente Aldo Sacchetti, […] è molto semplice: egli è stato sempre il migliore di tutti noi [...] ha rivelato doti eccezionali di coraggio individuale negli atti di sabotaggio e nei colpi di mano più rischiosi». (Avv. Giocondo Giacosa ex Commissario di Guerra).
Aldo Sacchetti Medaglia d’Argento al V.M. una figura di primo piano della Resistenza ma rimosso dalla storiografia resistenziale cuneese.
“Forse - ha scritto lui stesso - perché mi consideravano un terrone de’ Roma o più semplicemente a qualcuno, dopo la guerra, davano fastidio taluni dossier del Servizio X”.
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L’incipit di Giocondo Giacosa rispecchia perfettamente la complessa personalità dell’ex Ten. Aldo Sacchetti, Comandante della III Divisione “Alpi” e responsabile del servizio di intelligence noto come Servizio X.
Alcune notizie sulla sua attività di intelligence (ancora oggi in parte non svelate) provengono dal ricercatore Sergio Costagli che frequentò per vent’anni anni casa Sacchetti, allora residente a Cuneo fino quando si trasferì a Carrara e lì in quella città di mare (lui che amava le montagne della valle Pesio), ci lasciò definitivamente nella notte del 31 ottobre 2018.
Una considerevole raccolta documentaria sull’attività del Servizio X è accessibile presso gli archivi dell’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Cuneo e Torino. I fondi personali “Dossier Riservati” ed attività della cellula cuneese furono donati da Sacchetti al ricercatore Sergio Costagli integrando il fondo “Costagli-Sacchetti”.
Aldo Sacchetti nacque a Roma nel 1921, fu chiamato alle armi nel 1941, frequentò il Corso Allievi Ufficiali e il 12 settembre 1943, proveniente dalla valle Roya con sei soldati, raggiunse, a piedi, Madonna del Colletto di Valdieri per unirsi alla banda “Italia libera” di Tancredi Galimberti (anche questo episodio è stato rimosso). Aldo Sacchetti, responsabile militare, d’accordo con Galimberti, deciderà per motivi di sicurezza il trasferimento della banda a Paralup.
Trasferitosi nel febbraio 1944 in valle Pesio, assunse il Comando della III Divisione “Alpi” e, all’inizio di gennaio 1944, con l’avv. Dino Giacosa, costituì e diresse con capacità ed astuzia il primo servizio di intelligence in provincia di Cuneo con circa quattrocento antifascisti tra agenti, informatori e staffette. La fitta rete di agenti del Servizio X operò a Torino con l’organizzazione FRANCHI di Edgardo Sogno e a Genova con la OTTO del prof. Ottorino Balduzzi. Terminata la guerra, collaborò con il Col. John Melior Stevens della Special Force per la questione della valle Roya.
Aldo Sacchetti supportò - grazie alla leggendaria agente di collegamento P19 - le numerose operazioni speciali (Jedburgh) inglesi della Special Force Number One, fornendo dettagliate informazioni sia sui comandi e sui movimenti tedeschi in città sia sulla situazione politica della provincia. In valle Stura, all’Osteria del Molino di Valloriate, la mattina del 13 agosto 1944 fece incontrare Galimberti (in partenza per Torino) con il Magg. inglese Neville Darewski (in partenza per Pietraporzio) per organizzare a Paraloup un primo importante centro di smistamento di ex POW ed equipaggi alleati, seguiranno quelli di Saretto e Prea. Galimberti incontrò ancora Darewski a Torino alla fine di ottobre del 1944.

La leggendaria agente P19
A Cuneo (in codice Poggiofiorito), formò una fitta rete di cinquantadue informatori di cui cinque agenti infiltrati nelle amministrazioni fasciste e tedesche, costituendo una cellula di controspionaggio a maggioranza femminile (con responsabile Aldo Viglione) e di cui nessuno ha mai parlato.
Aldo Sacchetti riuscirà a salvare dall’arresto numerosi antifascisti cuneesi: il 4 marzo 1945, tramite l’infaticabile P19, avverte il capostazione Amerio, l’ing. Toselli e gli avvocati Cavallo, Pellegrini e Sartoris di una imminente retata di brigatisti neri appartenenti alla “Lidonnici”. Uno dei risultati importanti dell’attività di intelligence di Aldo Sacchetti fu individuare le numerose spie fasciste che operavano in città e di “avvicinare” il Cap. Tommaso Bracchetti, vice comandante dell’Ufficio Politico Investigativo (erroneamente indicato, ancora di recente, come uno degli assassini di Galimberti), per ottenere preziose informazioni riservate e liberare alla spicciolata antifascisti detenuti.
La notte dell’8 luglio 1944, con un commando assaltò la Stazione ferroviaria di Cuneo-Gesso prelevando numerose armi e facendo quattro prigionieri. La notte del 2 febbraio 1945, con undici ribelli, attaccò il posto di blocco sul ponte stradale presso Borgo Gesso; risalirono la ripida scarpata, circondarono la casamatta e catturarono dieci militi fascisti ed un ingente bottino di armi. La notte del 25 aprile 1945, dopo aver guadato il torrente Gesso, fu protagonista con i suoi uomini di una brillante azione di antisabotaggio, disattivando le numerose cariche piazzate dai tedeschi all’imbocco della galleria ferroviaria sull’altipiano.
Due giorni dopo, raggiunta l’alta valle Pesio, alla testa della colonna della III Divisione “Alpi”, Aldo Sacchetti liberò Chiusa Pesio, Beinette, Peveragno e raggiunse la periferia ovest di Cuneo attestandosi presso Borgo San Giuseppe per sferrare l’attacco alla città.
La mattina del 29 aprile 1945, con i suoi uomini - dopo aver attraversato di corsa sotto il fuoco nemico il ponte sul torrente Gesso, precedentemente sminato dai suoi sabotatori - giunse in piazza Torino e, sgombrò la Prefettura e la caserma “Mussolini” dai fascisti. Divisa la colonna in due gruppi, sparando con armi automatiche contro le ultime retroguardie tedesche e fasciste ormai in fuga, risalì via Roma e lungo Stura (l’attuale corso Kennedy) per unirsi alle formazioni partigiane che provenivano dalla periferia sud della città. Cuneo era libera.
Alla fine della guerra, l’amministrazione Alleata (AMGOT) nominò Aldo Sacchetti Comandante della Polizia per la Provincia di Cuneo e responsabile, con l’avv. Dino Giacosa, di P.S. Entrambi fecero parte della sezione Patriot Branch con il compito di smobilitare le formazioni partigiane e di evitare le esecuzioni indiscriminate di ex fascisti in fuga. A fine maggio 1945, per protesta, si dimise a seguito delle feroci fucilazioni di ex fascisti in corso Dante, lungo Stura, negli scantinati della Prefettura e in piazza Torino (dei trenta fucilati davanti al macello, dieci erano donne di cui una ventenne, Maria Magnaldi, incinta: una mattanza rimossa). Erano iniziati i giorni bui dell’odio.
• 6 marzo 1950: con Decreto Ministeriale gli fu conferita la Medaglia d’argento al Valor Militare.
• 25 maggio 1945: gli venne concessa la cittadinanza onoraria di Fossano e, nel giugno 1974, la cittadinanza onoraria di Chiusa Pesio.
• 12 novembre 1978 Prefettura di Cuneo: il Presidente Sandro Pertini volle incontrare il Comandante Aldo Sacchetti per congratularsi per l’intensa attività patriottica svolta durante la Resistenza.
• 14 giugno 2017: il Sindaco e il Consiglio comunale di Fossano si collegarono in video conferenza con Aldo Sacchetti che abitava già a Carrara. Fu l’ultimo, caloroso saluto.
• 2 novembre 2018: nel Duomo di Carrara, i gonfaloni di Chiusa Pesio e di Fossano parteciparono alle esequie. La Città di Cuneo era assente.
La Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, nella lettera del 21 aprile 2017, espresse per Aldo Sacchetti stima e riconoscenza per il contributo dato alla vittoria dell’Italia democratica.
La Città di Cuneo, tuttavia, continua ad ignorare il Comandante Aldo Sacchetti e con lui tutte quelle coraggiose donne del Servizio X, ribelli, speciali, temerarie che combatterono a loro modo una guerra nell’ombra, dove tutto era permesso, spie, delazioni, assassini, torture. Combatterono clandestinamente una guerra senza divise, senza bandiera sorrette soltanto da motivi di giustizia e di esigenze universali di appartenenza all’umanità. Combatterono nei luoghi più incantati delle nostre montagne, poi in città, nelle carceri…
Per loro, neanche un fiore, una vergogna per una Città Medaglia d’Oro al V.M.

Aldo Sacchetti. Ritorno a Paraloup presso l’edificio che ospitava il Comando.