cuneo

Maria Bianca Anigello: “il mio sogno era diventare Preside”

28 ottobre 2023

Cuneo

Maria Bianca Anigello Nata e cresciuta nella città Partenopea, Maria Bianca Anigello si è laureata in Lettere, nel 1990, presso l’Università Federico II, diventando subito dopo docente di Italiano e, nel 2011, avendo vinto il concorso come Preside anche grazie al supporto costante e affettuoso del marito Luigi, ha iniziato a dirigere l’Istituto comprensivo di Borgo San Giuseppe. Che adolescente ritiene di essere stata?  Tranquilla e studiosa: avevo capito che, studiando, sarei stata ascoltata dalla famiglia e dagli insegnanti e mi sono sempre impegnata per diventare una donna competente. Sin da piccola, il mio sogno era diventare Preside. Il Dirigente incide più di un insegnante, a scuola: prende decisioni per la vita della comunità e io volevo assumermi quest’impegno. Ricordo che, una mattina, ho marinato l’università per andare a visitare un museo, a Napoli, con Luigi, un ragazzo tanto, ma tanto carino, che poi è diventato mio marito.   Si dice che il primo amore non si scorda mai. Chi è stato il suo? Ho imparato tardi a conoscere le strade di Napoli: per ragioni di sicurezza, i miei genitori non volevano uscissi da sola. Da adolescente, ho avuto qualche flirt estivo, ma nulla di rilevante. Poi, ho incontrato Luigi e ho capito che era il ragazzo giusto per me perché, quando stavamo insieme, ero serena: problemi e ansie non sparivano, ma io avevo un atteggiamento positivo. Negli anni, quest’intesa è rimasta e penso sia fondamentale: il partner deve renderti migliore, altrimenti non è quello giusto. Poi, è normale che, pur stando insieme, ciascuno abbia condizioni individuali irrinunciabili e, per me, era l’essere Preside: quindi, quando Luigi si è accorto di avere perso la moglie, perché trascorrevo i pomeriggi a scuola, e mi ha chiesto di tornare a insegnare, ho dovuto dirgli di no.  Quali sono i suoi più cari momenti di festa? Di certo, l’anniversario di matrimonio, che cade il 24 marzo e che provo sempre a valorizzare, ma quel mese è ricco di riunioni e se, per un anno, non lo festeggio, non importa. Invece, aspetto sempre con gioia il Natale: è l’occasione per tornare a Napoli, riabbracciare la mia famiglia e vedere come mia madre ha addobbato casa con alberi, presepi, adesivi alle finestre, nastri e palline. Da qualche tempo, i regali li facciamo solo ai bambini: è giusto loro abbiano qualcosa da spacchettare, ma per noi adulti c’è il rischio diventi un obbligo consumistico e, poi, lo stare tutti insieme è già un regalo di grande qualità!  Oggi, un italiano su due vorrebbe il ritorno dell’uniforme, a scuola. Lei si ricorda com’era indossarla? Avendo frequentato un collegio di suore, l’ho utilizzata: era una gonna blu a pieghe, con una camicia bianca e un pullover blu. Ancora oggi, quando indosso questi colori, mi sembra di essere in divisa. L’uniforme ha i suoi vantaggi: mette un freno ad abiti firmati e pance scoperte, è economica, semplice da lavare e utile ai più piccoli, che dipingono, corrono, cadono e si sporcano. I bambini sporchi sono bambini felici! Tuttavia, nella suola media e superiore, la divisa, come dice la parola stessa, divide. Don Milani sosteneva che la scuola non dev’essere un ospedale, che cura i sani e respinge i malati. Al di là di ogni retorica, come si aiutano gli studenti “malati” a trovare posto nella società? Tutti i ragazzi problematici hanno un malessere di cui non sono consci, che può essere d’origine familiare o avere a che fare con un loro modo di essere: magari hanno difficoltà a fare amicizia o a leggere o a scrivere. In teoria, basterebbe individuare il malessere e curarlo, ma non è così facile. Penso al cartone “Kirikù e la strega Karabà”: il bambino capisce che la strega non è realmente cattiva, ma soffre perché ha una spina conficcata nella schiena e gli insegnanti, proprio come Kirikù, dovrebbero eliminare le spine e prendersi cura dei ragazzi, altrimenti andiamo incontro alla dispersione scolastica. Il mio discorso non è altruista, ma profondamente egoistico: se vogliamo una società forte, sana e ricca, dobbiamo curarci dei ragazzi, permettendo loro di raggiungere il proprio successo scolastico, che non significa il 6 politico, ma il meglio che quella persona può diventare.           
Cuneo Scuola Preside Maria Bianca Anigello dirigente scolastica Istituto comprensivo di Borgo San Giuseppe