Il Ghost medical team identifica un gruppo di medici al servizio di Nato e Onu addestrato per intervenire in scenari di guerra per soccorrere e portare in salvo diplomatici, politici, ricercatori o militari feriti. L’autore , Vincenzo Carrozza, un chirurgo dell’ospedale di Savigliano prima di entrare in questo nucleo, chiarisce fin da subito che non si tratta di ospedali da campo per curare popolazioni o eserciti. Qui le operazioni sono mirate a precisi e limitati obiettivi.
La medicina di guerra raccontata nel libro nulla ha a che fare con serie televisive o film di successo. Quello che in altri contesti comunicativi è definita avventura, qui è esperienza sul campo. Il che non esclude che il pericolo rientri nell’orizzonte operativo dell’unità medica: “un cecchino, una mina, l’esplosione di una bomba avrebbero potuto sempre turbare la scena”.
È a questo livello di comunicazione con la domanda necessaria sul come raccontare questo settore della medicina che il libro di Carrozza appare interessante.
Stabilito, come dice l’autore, che non può raccontare tutto, sia quantitativamente sia in relazione alla segretezza delle operazioni, è lecito porsi la questione dello stile da adottare. Finzione e realtà sono ingredienti indispensabili, ma da dosare. Nel libro trovano un giusto equilibrio per soddisfare l’intreccio narrativo e rispettare la drammaticità delle situazioni che coinvolgono esseri umani.
Il racconto ha bisogno di una cornice per avviarsi, ma poi il confronto con il reale si impone. E su questo piano sempre l’autore mantiene la linea del descrivere il campo d’azione senza porre sul tavolo idee politiche, le quali rimangono sullo sfondo, prerogative di altre persone che gestiscono le leve del potere. In questo modo è salvaguardata la questione etica dell’intervento sanitario che nella persona ferita vede il proprio scopo.
Ghost medical team
di Vincenza Carrozza
Editrice Golem
euro 15