economia
Consumare “preferibilmente entro” e l’enorme spreco di cibo buono
16 luglio 2023
Cuneo
Non ha avuto seguito la proposta, a livello comunitario, di introdurre una nuova descrizione per le scadenze dei prodotti alimentari. L’idea di integrare la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” con “spesso buono oltre” non ha convinto gli Stati membri dell’Unione Europea. Lo scopo della proposta era quello di indurre i consumatori a non buttare il cibo oltre la scadenza “preferibile”. Ad oggi, infatti, i cittadini dell’Unione tendono a confondere la scadenza di un alimento (connotata da “da consumarsi entro”) con un semplice indicatore di qualità (“da consumarsi preferibilmente entro”), in gergo tecnico il “termine minimo di conservazione”. Secondo quanto riportato dai siti specializzati, l’errata interpretazione dell’etichetta alimentare genera uno spreco di milioni di tonnellate di prodotti all’anno, che vengono gettati pur essendo ancora commestibili.
Di qui la proposta, sostenuta da vari enti nell’ambito di iniziative “antispreco”, di modificare la dicitura. La bocciatura comunitaria è stata motivata con la scarsa chiarezza della nuova indicazione “spesso buono oltre” e dalla possibile ambiguità di questa formulazione nelle traduzioni nelle lingue degli Stati membri. La discussione è stata rinviata a data d destinarsi.
Alcuni “appassionati” di dietrologia hanno immediatamente visto in questa decisione l’azione di non meglio precisati gruppi di pressione (le cosiddette “lobby”) per conto delle grandi aziende del settore alimentare; l’obiettivo sarebbe quello di sostenere le vendite con la domanda di chi getta un bene ancora commestibile e, dunque, deve acquistarne un altro al suo posto. Questo è possibile. Forse, però, le difficoltà lessicali incontrate in questa circostanza sono lo specchio di inadeguatezze culturali ben più profonde, in parte innate, ma in parte indotte da decenni di campagne pubblicitarie che hanno spinto i consumatori verso “il meglio”. Nella “Milano da bere” o “per l’uomo che non deve chiedere mai” o per chi è cresciuto con il mito del “tutto o niente”, l’usato, l’indumento con minimi difetti o il prodotto alimentare oltre la scadenza “preferibile” non sono attrattivi. Per chi vuole “solo il meglio”, un alimento oltre il termine di consumazione “maggiormente desiderabile” non è più desiderabile affatto.
Fortunatamente, non tutti pensano e agiscono in questo modo e sono molte le lodevolissime iniziative di sensibilizzazione al riuso, alla riparazione di ciò che è danneggiato e al consumo di quanto è destinato a essere buttato via pur essendo ancora buono da mangiare. Le impressionanti cifre sugli sprechi, però, indicano che c’è ancora molto da fare.
Si tratta, a ben vedere, solo di un aspetto di una deriva culturale dove solo l’ottimo è degno di essere apprezzato. L’idea è sempre quella di non accettare nulla che non corrisponda a ciò che viene indicato arbitrariamente come “il massimo” e, dunque, preferibile. Tutto il resto viene scartato.
Milioni di tonnellate di cibo buono gettato via sono un dato che non può lasciare indifferenti e la questione che va ben oltre gli aspetti (talvolta cavillosi) di normativa in materia di etichettatura alimentare. In fondo, si tratta di rivedere priorità e paradigmi per ridefinire quello che è davvero preferibile. In molte famiglie si cresceva e si cresce con regole semplici e chiare; una di queste regole è che il pane non si butta mai. Si tratta di una indicazione che esprime una saggezza antica, perché quel “mai” nasce dal riconoscimento della dignità del cibo e dal rispetto per chi non ne ha. “Mai” è una indicazione che, nella sua chiarezza ed efficacia, dovrebbe essere apprezzata anche dagli esperti di comunicazione pubblicitaria. Soprattutto, è una indicazione che esprime un limite alla preferibilità e, così, allo spreco. Niente è preferibile al non sprecare il cibo.
Si potrebbe pensare a un tentativo per trasferire questi concetti anche nell’odierno mercato dei generi alimentari. Non parrebbe difficile, ad esempio, elaborare un elenco di associazioni che gestiscono mense per persone che non hanno da mangiare e disposte a raccogliere il cibo non “preferibilmente consumato”. Basterebbe, poi, aggiungere, sul prodotto, un link o un codice per accedere a questo elenco, con una indicazione come “Questo cibo sarà buono anche oltre la data indicata. Se non vuoi consumarlo tu, donalo. Non andrà sprecato”.
Solo un tentativo, probabilmente ingenuo, ma la posta in gioco richiede uno sforzo di fantasia. Ogni contributo, certamente migliore di quello qui abbozzato, è benvenuto.