
“Il restauro della statua della Madonna della Misericordia di Valmala, presentato ufficialmente sabato 11 maggio, mi ha pienamente soddisfatto. Si tratta di un lavoro importante, un’esperienza arricchente effettuata con il nulla osta della Sovrintendenza e nel confronto con il rettore del Santuario don Federico Riba, con la dottoressa Sonia Damiano della Diocesi di Saluzzo e con il collega Cesare Pagliero di Savigliano”: a parlare è Aldo Pellegrino, nato a Boves il 28 luglio del 1953, scultore e restauratore appassionato.
Della statua su cui ha lavorato, cosa può dire?
Da informazioni raccolte dai libri che raccontano la storia delle apparizioni e le varie evoluzioni del Santuario, si presume che la statua risalga a fine 1800. È sempre affascinante restaurare un manufatto immedesimandosi anche in chi comunque l’ha realizzato. Questa statua della “Madonna della Misericordia di Valmala” è di manifattura pregevole, necessitava di restauro conservativo.
Pellegrino, lei che scuole ha fatto?
Sono autodidatta, dopo la terza media ho iniziato a lavorare in un laboratorio di intaglio all’età di 14 anni. Nel 1977 ho messo su un laboratorio in proprio dove si intagliavano prevalentemente parti di mobili in stile. Dopo alcuni anni mi sono impegnato a realizzare vere e proprie sculture, prevalentemente nel campo dell’arte sacra.
Frequentando dei corsi specifici e approfondendo le varie tecniche di lavorazione ho realizzato manufatti che sono andati ad arricchire Santuari e chiede locali, anche all’estero. Ho anche ottenuto la qualifica di ‘restauratore di Beni culturali’.
Come è cambiato il suo lavoro in questi anni?
Nel corso degli anni da un lavoro unico di intaglio del legno si sono affiancate altre professionalità. Nel mio laboratorio realizziamo anche riproduzioni di statue sia in legno che in altro materiale. Cambiano i tempi, non si può fare a meno di tenere un occhio di riguardo verso la tecnologia che avanza e che in alcuni casi risolve alcuni problemi.
Lei lavora sulla base di soggetti fotografici?
Normalmente il cliente porta delle immagini, che sono poi da sviluppare e noi le realizziamo.
Come è il mondo religioso con cui si ritrova sovente?
Lavorando da anni nel campo dell’arte sacra ho a che fare con preti e suore, e devo dire che mi trovo benissimo. Sicuramente sono competenti ed esigenti, e la loro preoccupazione è quella di fare un bel lavoro ad un prezzo giusto, perché devono poi renderne conto ai parrocchiani. Nascono sovente belle amicizie e rapporti di fiducia, che si consolidano con il tempo.
C’è qualche lavoro di cui va particolarmente orgoglioso?
Dopo anni di lavoro i soggetti realizzati sono stati molti ed ognuno porta con sè una parte di chi lo realizza. A volte non riesco a ‘gustarmeli a lavoro finito’, perciò conservo la documentazione fotografica come ricordo.
Consiglierebbe ad un giovane di fare l’artigiano?
Consigliare o sconsigliare questa scelta rimane sempre difficile! Fare l’artigiano vuol dire mettere a disposizione tutte le capacità ed il tempo dedicandosi al lavoro con passione. Mio figlio Luigi, 32 anni, ha frequentato l’Istituto d’arte a Saluzzo. Adesso lavora con me. Per fare l’artigiano oggi non basta saper lavorare, ma bisogna anche destreggiarsi tecnologicamente tenendo un occhio di riguardo all’evoluzione delle macchine moderne che contribuiscono ad essere competitivi. Comunque è sempre indispensabile la manualità e l’esperienza acquisite nel tempo.
Un lavoro come il suo ha un futuro?
Può avere un futuro se si riesce a coniugare la manualità e l’esperienza, sfruttando anche le tecnologie contemporanee, con la speranza che venga ridotta la burocrazia e ci si possa concentrare maggiormente sul lavoro. Certo che è predominante la passione (sia nel campo della scultura che del restauro) senza pensare di sapere già tutto.
E la statua della Madonna di Dachau?
L’anno scorso mi hanno commissionato una statua “Nostra Signora di Dachau”: l’ordine è arrivato dall’Associazione culturale Giuseppe Girotti di Alba. A ricordo di Padre Girotti, morto a Dachau. Ho realizzato questa statua (alta 130 centimetri) basandomi sull’immagine di quella originale, collocata a suo tempo nel campo di sterminio. Questa statua veniva venerata sia dai cristiani che da tutte le altre religioni. Per me è stato un’onore poter realizzare questa scultura molto significativa, in un momento delicato come quello attuale.
Cosa pensa della vita?
Non mi posso lamentare. Credo che in generale la vita sia difficile, soprattutto per i giovani di oggi, sovente disorientati. C’è un benessere diffuso, ma non so se sia solido, e fino a quanto durerà.
La guerra in Ucraina?
È l’egoismo che prevale e a pagare i prezzi è sempre la povera gente. Così come è accaduto qui a Boves, nel 1943. Nell’eccidio ad opera delle SS, ci furono 23 morti e 350 case incendiate. Tra le vittime, i due sacerdoti che Papa Francesco ha proclamato beati: don Mario Ghibaudo e don Giuseppe Bernardi. In passato da Boves sono nate iniziative importanti come la ‘Scuola di Pace’ e ultimamente il gemellaggio con Schorndorf, trasmettendo così messaggi di pace e di perdono fra la gente. La recente visita del Presidente della Repubblica Mattarella ha avuto tanti momenti significativi ed emozionanti, e noi gli siamo riconoscenti.