Torino – Decine e decine di cuneesi sono scesi in piazza a Torino ieri (sabato 27) per dire “sì” alla sanità pubblica. Da piazza Carducci fino ai cancelli del grattacielo della Regione, le migliaia di manifestanti (riuniti con il Comitato piemontese per il diritto alla tutela della salute e alle cure, che aveva sottoscritto l’annuncio dei giorni scorsi) hanno trattato molti temi “caldi” della politica sanitaria regionale, tutti attualissimi nel cuneese. L’affaire ospedale, le lunghe liste di attesa, la discriminazione economica nei confronti dei pazienti e la necessità di cambiare le leggi che regolano il settore (La Guida ha dedicato un editoriale qui) sono solo alcuni dei nodi all’ordine del giorno nel dibattito in Granda.
A Torino il corteo ha detto basta ai tagli decennali al comparto sanitario, ai licenziamenti dei medici, ai sanitari assunti in modo precario, alla “svendita” delle cure pubbliche a favore delle cliniche private. Si sono chiesti più posti di lavoro nelle strutture, più posti letto, più servizi sanitari assistenziali e un maggior numero di reinternalizzazioni.
Al messaggio lanciato dalle 60 organizzazioni (sindacali e di varia natura) la Regione non ha ancora risposto, anche se già nei giorni scorsi diverse voci all’interno della minoranza si erano dette solidali con la piazza: “È tempo che il Governo – si legge nella trascrizione dell’intervento di un membro del Consiglio – affronti insieme alle Regioni l’emergenza delle liste d’attesa per garantire il diritto alla salute e attuare l’articolo 32 della Costituzione.”