“Guglielmo Giusiano di Melle era un mio caro e grande amico. Un ragazzo pieno di vita e sempre allegro, un giovane capace. Era iscritto all’Università, al primo anno a Torino. Quando io avevo ricevuto la cartolina precetto e avevo deciso di entrare fra i partigiani, glielo avevo detto a Guglielmo. Ma la famiglia lo aveva trattenuto. Lui sapeva che eravamo a Valmala e le SS in un rastrellamento lo avevano trovato nei boschi di Valmala, perché Gugliemo voleva raggiungerci. Le SS lo hanno catturato, lo hanno portato a casa sua, si sono fatti dare una corda dalla madre e hanno obbligato quella donna ad assistere alla impiccagione del figlio. Un fatto terribile! Io a Guglielmo penso quasi tutti i giorni…”.
Ha gli occhi lucidi Domenico Garzino (ma per tutti è ‘Nino’), nato a Sampeyre il 31 gennaio 1923: “Mio papà Giacomo, che aveva un carattere mite, era nato a Sampeyre: dopo essersi congedato dall’Arma dei Carabinieri come maresciallo maggiore, era stato il primo dipendente della filiale di Sampeyre della Cassa di risparmio di Saluzzo. Mia mamma, Giuseppina Rinaudo, era nata a Saluzzo. Era buona, dolce ma abbastanza impulsiva. I miei genitori erano entrambi ottime persone. Avevo una sorella, Carolina, che è già mancata.
La sua infanzia come è stata?
Ho avuto una infanzia meravigliosa, in una famiglia ‘pulita’ e unita. Sono cresciuto sereno e tranquillo. Da bambino giocavo con il cavallo a dondolo, le biglie, con i birilli e di sera a nascondino con i miei amici!
Come era Sampeyre in quegli anni?
Ho ricordi molto belli. Il paese era tranquillo, ci conoscevamo tutti e c’era una buona armonia.
Il fascismo?
Ho dei ricordi pessimi di quegli anni! Ho iniziato la mia carriera come ‘balilla’ e ci facevano marciare. Da giovani fascisti ci facevano montare e smontare con gli occhi bendati i fucili mitragliatori. Di sabato c’erano continuamente delle esercitazioni: io ero in collegio ad Alba ed ero contento di poter uscire. In piazza eravamo in tanti, eravamo tutti fascisti.
La parola guerra cosa le fa venire in mente?
Grandi disastri, grandi rovine, tanti morti, le deportazioni… Le guerre non si dovrebbero combattere, mai e poi mai! Oggi si fanno ancora per interessi economi e politici, e anche perché le fabbriche che producono armi le devono poi vendere. Quando vedo in tv la guerra in Ucraina ci sto proprio male, forse Putin è persino peggio di Mussolini! È difficile fare delle previsioni, ma io credo che la guerra non finirà tanto presto.
Cosa pensa di Papa Francesco?
Papa Francesco è un grande, è un uomo semplice, ha i poveri nel cuore ed è un uomo di pace convinto.
Quando ha deciso di diventare partigiano?
Nel 1943, dopo aver ricevuto la cartolina precetto avrei dovuto andare al Distretto militare di Cuneo, ma non mi sono presentato. Sono invece andato al comando partigiano di Sampeyre di Giustizia e Libertà, guidato da Gianaldo. Ho deciso di fare il partigiano perché il fascismo non era dentro di me e perciò ho deciso di combatterlo in prima persona. I miei genitori non hanno fatto obiezioni di fronte alla mia scelta. Come partigiano, ho operato in bassa Valle Varaita, tra il ponte di Valcurta e Valmala. Eravamo una trentina a Valmala, e ai piedi del Birrone vivevamo in alcune baite.
E quando arrivavano le SS?
Nel bosco molto fitto avevamo preparato delle postazioni per poterci difendere al meglio. Dall’alto, le SS buttavano nel bosco dei massi, ma tra gli alberi non ci hanno mai messo piede! Loro avevano anche un cane lupo che una sera si era infilato nella pineta e poi era stato una ventina di giorni con noi partigiani.
Quando era bambino cosa sognava di fare?
La carriera militare, forse per imitare mio padre che aveva scelto quella strada. Invece dopo la guerra ho iniziato a lavorare come impiegato al Consorzio agrario di Cuneo, dove ho lavorato tutta la vita come impiegato. Quel lavoro mi piaceva molto.
Che effetto le fa avere 100 anni?
Non ci penso! Sto abbastanza bene di salute e non mi fa effetto. Mi piace vivere a Saluzzo e ogni tanto esco a fare delle passeggiate. Oggi le mie giornate sono lunghe, mi sveglio alle 9 e leggo e guardo la televisione. La signora Antonia cucina molto bene e mi accudisce. Mia moglie Caterina Demarchi è mancata il 30 marzo 2020: mi manca tantissimo e insieme siamo stati felici. Mi mancano dei figli, purtroppo non sono arrivati.
Quale è il segreto per fare durare i matrimoni?
Caterina era molto giudiziosa ed aperta e per far durare i matrimoni occorre sempre rispettarsi.
Il mondo di oggi?
È un bel mondo con invenzioni meravigliose, in positivo la tecnologia aiuta molto. Invece i rapporti fra le persone sono cambiati completamente e in negativo, io i giovani li vedo di continuo con la testa sul telefonino e non è bello.
In cosa crede?
Sono cattolico e penso che Dio c’è, senz’altro! Io al primo posto nella mia vita ho messo l’onestà, un valore che mio padre mi ha insegnato.
A 100 anni, lei pensa che la morte potrà arrivare?
‘Nino’ Garzino ride: “La morte arriverà senz’altro! Io credo in Dio e penso dopo questa vita terrena ci sarà un qualcosa. E spero di poter riabbracciare mia moglie ed i miei familiari. Girandomi indietro, il bilancio della mia vita è positivo, perché mi sono realizzato nel lavoro e ho vissuto discretamente bene”.
paesi
“Guglielmo Giusiano di Melle era un mio caro e grande amico. Un ragazzo pieno di vita e sempre allegro, un giovane capace. Era iscritto all’Università, al primo anno a Torino. Quando io avevo ricevuto la cartolina precetto e avevo deciso di entrare fra i partigiani, glielo avevo detto a Guglielmo. Ma la famiglia lo aveva trattenuto. Lui sapeva che eravamo a Valmala e le SS in un rastrellamento lo avevano trovato nei boschi di Valmala, perché Gugliemo voleva raggiungerci. Le SS lo hanno catturato, lo hanno portato a casa sua, si sono fatti dare una corda dalla madre e hanno obbligato quella donna ad assistere alla impiccagione del figlio. Un fatto terribile! Io a Guglielmo penso quasi tutti i giorni…”.
Ha gli occhi lucidi Domenico Garzino (ma per tutti è ‘Nino’), nato a Sampeyre il 31 gennaio 1923: “Mio papà Giacomo, che aveva un carattere mite, era nato a Sampeyre: dopo essersi congedato dall’Arma dei Carabinieri come maresciallo maggiore, era stato il primo dipendente della filiale di Sampeyre della Cassa di risparmio di Saluzzo. Mia mamma, Giuseppina Rinaudo, era nata a Saluzzo. Era buona, dolce ma abbastanza impulsiva. I miei genitori erano entrambi ottime persone. Avevo una sorella, Carolina, che è già mancata.
La sua infanzia come è stata?
Ho avuto una infanzia meravigliosa, in una famiglia ‘pulita’ e unita. Sono cresciuto sereno e tranquillo. Da bambino giocavo con il cavallo a dondolo, le biglie, con i birilli e di sera a nascondino con i miei amici!
Come era Sampeyre in quegli anni?
Ho ricordi molto belli. Il paese era tranquillo, ci conoscevamo tutti e c’era una buona armonia.
Il fascismo?
Ho dei ricordi pessimi di quegli anni! Ho iniziato la mia carriera come ‘balilla’ e ci facevano marciare. Da giovani fascisti ci facevano montare e smontare con gli occhi bendati i fucili mitragliatori. Di sabato c’erano continuamente delle esercitazioni: io ero in collegio ad Alba ed ero contento di poter uscire. In piazza eravamo in tanti, eravamo tutti fascisti.
La parola guerra cosa le fa venire in mente?
Grandi disastri, grandi rovine, tanti morti, le deportazioni… Le guerre non si dovrebbero combattere, mai e poi mai! Oggi si fanno ancora per interessi economi e politici, e anche perché le fabbriche che producono armi le devono poi vendere. Quando vedo in tv la guerra in Ucraina ci sto proprio male, forse Putin è persino peggio di Mussolini! È difficile fare delle previsioni, ma io credo che la guerra non finirà tanto presto.
Cosa pensa di Papa Francesco?
Papa Francesco è un grande, è un uomo semplice, ha i poveri nel cuore ed è un uomo di pace convinto.
Quando ha deciso di diventare partigiano?
Nel 1943, dopo aver ricevuto la cartolina precetto avrei dovuto andare al Distretto militare di Cuneo, ma non mi sono presentato. Sono invece andato al comando partigiano di Sampeyre di Giustizia e Libertà, guidato da Gianaldo. Ho deciso di fare il partigiano perché il fascismo non era dentro di me e perciò ho deciso di combatterlo in prima persona. I miei genitori non hanno fatto obiezioni di fronte alla mia scelta. Come partigiano, ho operato in bassa Valle Varaita, tra il ponte di Valcurta e Valmala. Eravamo una trentina a Valmala, e ai piedi del Birrone vivevamo in alcune baite.
E quando arrivavano le SS?
Nel bosco molto fitto avevamo preparato delle postazioni per poterci difendere al meglio. Dall’alto, le SS buttavano nel bosco dei massi, ma tra gli alberi non ci hanno mai messo piede! Loro avevano anche un cane lupo che una sera si era infilato nella pineta e poi era stato una ventina di giorni con noi partigiani.
Quando era bambino cosa sognava di fare?
La carriera militare, forse per imitare mio padre che aveva scelto quella strada. Invece dopo la guerra ho iniziato a lavorare come impiegato al Consorzio agrario di Cuneo, dove ho lavorato tutta la vita come impiegato. Quel lavoro mi piaceva molto.
Che effetto le fa avere 100 anni?
Non ci penso! Sto abbastanza bene di salute e non mi fa effetto. Mi piace vivere a Saluzzo e ogni tanto esco a fare delle passeggiate. Oggi le mie giornate sono lunghe, mi sveglio alle 9 e leggo e guardo la televisione. La signora Antonia cucina molto bene e mi accudisce. Mia moglie Caterina Demarchi è mancata il 30 marzo 2020: mi manca tantissimo e insieme siamo stati felici. Mi mancano dei figli, purtroppo non sono arrivati.
Quale è il segreto per fare durare i matrimoni?
Caterina era molto giudiziosa ed aperta e per far durare i matrimoni occorre sempre rispettarsi.
Il mondo di oggi?
È un bel mondo con invenzioni meravigliose, in positivo la tecnologia aiuta molto. Invece i rapporti fra le persone sono cambiati completamente e in negativo, io i giovani li vedo di continuo con la testa sul telefonino e non è bello.
In cosa crede?
Sono cattolico e penso che Dio c’è, senz’altro! Io al primo posto nella mia vita ho messo l’onestà, un valore che mio padre mi ha insegnato.
A 100 anni, lei pensa che la morte potrà arrivare?
‘Nino’ Garzino ride: “La morte arriverà senz’altro! Io credo in Dio e penso dopo questa vita terrena ci sarà un qualcosa. E spero di poter riabbracciare mia moglie ed i miei familiari. Girandomi indietro, il bilancio della mia vita è positivo, perché mi sono realizzato nel lavoro e ho vissuto discretamente bene”.
I ricordi di ‘Nino’ Garzino, 100 anni
22 aprile 2023
Cuneo
“Guglielmo Giusiano di Melle era un mio caro e grande amico. Un ragazzo pieno di vita e sempre allegro, un giovane capace. Era iscritto all’Università, al primo anno a Torino. Quando io avevo ricevuto la cartolina precetto e avevo deciso di entrare fra i partigiani, glielo avevo detto a Guglielmo. Ma la famiglia lo aveva trattenuto. Lui sapeva che eravamo a Valmala e le SS in un rastrellamento lo avevano trovato nei boschi di Valmala, perché Gugliemo voleva raggiungerci. Le SS lo hanno catturato, lo hanno portato a casa sua, si sono fatti dare una corda dalla madre e hanno obbligato quella donna ad assistere alla impiccagione del figlio. Un fatto terribile! Io a Guglielmo penso quasi tutti i giorni…”.
Ha gli occhi lucidi Domenico Garzino (ma per tutti è ‘Nino’), nato a Sampeyre il 31 gennaio 1923: “Mio papà Giacomo, che aveva un carattere mite, era nato a Sampeyre: dopo essersi congedato dall’Arma dei Carabinieri come maresciallo maggiore, era stato il primo dipendente della filiale di Sampeyre della Cassa di risparmio di Saluzzo. Mia mamma, Giuseppina Rinaudo, era nata a Saluzzo. Era buona, dolce ma abbastanza impulsiva. I miei genitori erano entrambi ottime persone. Avevo una sorella, Carolina, che è già mancata.
La sua infanzia come è stata?
Ho avuto una infanzia meravigliosa, in una famiglia ‘pulita’ e unita. Sono cresciuto sereno e tranquillo. Da bambino giocavo con il cavallo a dondolo, le biglie, con i birilli e di sera a nascondino con i miei amici!
Come era Sampeyre in quegli anni?
Ho ricordi molto belli. Il paese era tranquillo, ci conoscevamo tutti e c’era una buona armonia.
Il fascismo?
Ho dei ricordi pessimi di quegli anni! Ho iniziato la mia carriera come ‘balilla’ e ci facevano marciare. Da giovani fascisti ci facevano montare e smontare con gli occhi bendati i fucili mitragliatori. Di sabato c’erano continuamente delle esercitazioni: io ero in collegio ad Alba ed ero contento di poter uscire. In piazza eravamo in tanti, eravamo tutti fascisti.
La parola guerra cosa le fa venire in mente?
Grandi disastri, grandi rovine, tanti morti, le deportazioni… Le guerre non si dovrebbero combattere, mai e poi mai! Oggi si fanno ancora per interessi economi e politici, e anche perché le fabbriche che producono armi le devono poi vendere. Quando vedo in tv la guerra in Ucraina ci sto proprio male, forse Putin è persino peggio di Mussolini! È difficile fare delle previsioni, ma io credo che la guerra non finirà tanto presto.
Cosa pensa di Papa Francesco?
Papa Francesco è un grande, è un uomo semplice, ha i poveri nel cuore ed è un uomo di pace convinto.
Quando ha deciso di diventare partigiano?
Nel 1943, dopo aver ricevuto la cartolina precetto avrei dovuto andare al Distretto militare di Cuneo, ma non mi sono presentato. Sono invece andato al comando partigiano di Sampeyre di Giustizia e Libertà, guidato da Gianaldo. Ho deciso di fare il partigiano perché il fascismo non era dentro di me e perciò ho deciso di combatterlo in prima persona. I miei genitori non hanno fatto obiezioni di fronte alla mia scelta. Come partigiano, ho operato in bassa Valle Varaita, tra il ponte di Valcurta e Valmala. Eravamo una trentina a Valmala, e ai piedi del Birrone vivevamo in alcune baite.
E quando arrivavano le SS?
Nel bosco molto fitto avevamo preparato delle postazioni per poterci difendere al meglio. Dall’alto, le SS buttavano nel bosco dei massi, ma tra gli alberi non ci hanno mai messo piede! Loro avevano anche un cane lupo che una sera si era infilato nella pineta e poi era stato una ventina di giorni con noi partigiani.
Quando era bambino cosa sognava di fare?
La carriera militare, forse per imitare mio padre che aveva scelto quella strada. Invece dopo la guerra ho iniziato a lavorare come impiegato al Consorzio agrario di Cuneo, dove ho lavorato tutta la vita come impiegato. Quel lavoro mi piaceva molto.
Che effetto le fa avere 100 anni?
Non ci penso! Sto abbastanza bene di salute e non mi fa effetto. Mi piace vivere a Saluzzo e ogni tanto esco a fare delle passeggiate. Oggi le mie giornate sono lunghe, mi sveglio alle 9 e leggo e guardo la televisione. La signora Antonia cucina molto bene e mi accudisce. Mia moglie Caterina Demarchi è mancata il 30 marzo 2020: mi manca tantissimo e insieme siamo stati felici. Mi mancano dei figli, purtroppo non sono arrivati.
Quale è il segreto per fare durare i matrimoni?
Caterina era molto giudiziosa ed aperta e per far durare i matrimoni occorre sempre rispettarsi.
Il mondo di oggi?
È un bel mondo con invenzioni meravigliose, in positivo la tecnologia aiuta molto. Invece i rapporti fra le persone sono cambiati completamente e in negativo, io i giovani li vedo di continuo con la testa sul telefonino e non è bello.
In cosa crede?
Sono cattolico e penso che Dio c’è, senz’altro! Io al primo posto nella mia vita ho messo l’onestà, un valore che mio padre mi ha insegnato.
A 100 anni, lei pensa che la morte potrà arrivare?
‘Nino’ Garzino ride: “La morte arriverà senz’altro! Io credo in Dio e penso dopo questa vita terrena ci sarà un qualcosa. E spero di poter riabbracciare mia moglie ed i miei familiari. Girandomi indietro, il bilancio della mia vita è positivo, perché mi sono realizzato nel lavoro e ho vissuto discretamente bene”.