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“Cuneo si è rinnovata ma continua ad essere una città a misura d’uomo”

16 aprile 2023

Cuneo

“Doveva essere un lavoro tranquillo e sedentario, secondo la vulgata del bibliotecario tipico. Fu tutto il contrario” - scherza Mario Cordero (classe 1947), noto per essere stato dal 1974 al 1979 vice direttore e, dal 1979 al 2004 direttore dei Servizi Culturali del Comune di Cuneo (Biblioteca Civica, Museo Civico e Archivio Storico Comunale). Autore di innumerevoli testi, è apprezzato per le sue analisi puntuali del mondo cuneese e della sua gente, di cui parla con orgoglio.  Cuneese Doc, così racconta la Città del passato, che molti non hanno conosciuto, ma altri ricordano con nostalgia: “Da bambino abitavo in via Sebastiano Grandis, una zona già fuori città. Corso Nizza divideva in modo netto i due quartieri, il nostro verso corso IV Novembre e l’altro verso Viale Angeli. Conservo un bel ricordo della scuola elementare al ‘Sacro Cuore’, soprattutto della maestra Suor Rosa Benigna Lecis, con cui ho mantenuto rapporti fino alla sua scomparsa, pochi anni fa. Attorno a corso Giolitti c’erano molti campi cosparsi di rovi ed era abitudine diffusa fermarsi a raccogliere le more. Negli anni ’60 il boom edilizio cambiò il volto della città. In anni più recenti, tre gioielli hanno abbellito e migliorato la zona: la pedonalizzazione di via Roma e il recupero del centro storico, la realizzazione del Parco fluviale - da giungla a polmone verde - e, infine, l’isola pedonale in viale Angeli. Hanno rappresentato interventi di stravolgente innovazione, a mio avviso bellissimi e qualificanti per Cuneo. In molti ricordiamo le auto in via Roma e la mia generazione conserva le immagini della filovia su rotaia. Ritengo che, nonostante sia mutato il volto della città, Cuneo non sia mai cambiata, pur essendosi rinnovata: i restauri, il progresso e la tecnologia, non hanno intaccato la sua essenza, che continua ad essere a misura d’uomo. Rimangono lo spirito e la natura della città, in cui ci si ritrova anche dopo tanti anni, grazie ad una intrinseca continuità. Un cambiamento particolarmente caro: nasce la Politica Culturale Potrei fare un lungo elenco di cambiamenti di scorci e angoli di città, ma voglio, invece, soffermarmi su un mutamento più astratto, che ha riguardato il tessuto sociale. Iniziai a lavorare in biblioteca grazie a Piero Camilla, mentre ero militare in congedo. Seguii la formazione tipica dell’antico bibliotecario: archeologia, catalogazione e studi di testi di settore. Nei piccoli centri, come il nostro, non esisteva la politica culturale, che era limitata a qualche sporadico intervento o attività come appendice del settore istruzione. Ebbi la fortuna e l’onore di vivere un periodo in cui anche dal punto di vista legislativo si gettarono importanti basi per il suo sviluppo anche a Cuneo. Ricordo il fervore di quegli anni ‘70 in cui la mettemmo in piedi. Era l’epoca dell’assessore Nello Streri, con cui collaborai a lungo. Nel ‘77 uscì un piano programmatico di base, che poneva le fondamenta di un’azione culturale del Comune e nell’81 venne redatto e presentato pubblicamente al Monviso il primo programma pluriennale dell’assessorato per la Cultura. Ne scaturì l’omonimo volume.  Gli esordi Partimmo con risorse e spazi insufficienti e inadeguati. Solo nel ‘77 la Regione Piemonte dettò una normativa più organica in merito a musei e biblioteche di enti locali, beni culturali e attività di promozione educativa e culturale, spianando la strada al nostro lavoro. La Regione Piemonte era, peraltro, guidata dall’avvocato cuneese Aldo Viglione, che con la Legge n. 58 del ‘78 promosse proprio uno sviluppo omogeneo delle attività e delle strutture culturali, in quel momento pressoché inesistenti. Erano anni in cui nasceva la consapevolezza che l’impegno sul fronte culturale determina una riduzione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impedendone il pieno sviluppo della persona e la partecipazione previsti dall’articolo 3 della Costituzione. Oggi fa sorridere puntualizzare l’importanza della politica culturale quale strumento di democrazia per promuovere e diffondere la cultura a tutti gli strati della società e fra le generazioni, ma allora non era scontato. Man mano la squadra di collaboratori si ampliò, lavorammo alacremente. Dal ‘75 all’80 realizzammo il recupero di due importanti strutture: il complesso monumentale di San Francesco e il cinema teatro Monviso. L’attività teatrale assunse ritmo crescente sia per numero di spettacoli che per rassegne con una partecipazione tale da determinare il superamento del teatro elitario. I numeri sono eloquenti: da 5.500 spettatori del ‘76 si passò ad oltre 45.000 nell’80, grazie a varie rassegne che proponemmo.  Ci furono novità anche nel campo musicale: dopo alcuni esperimenti nell’organizzazione di concerti e opere liriche, nel ‘78 fu varata la stagione concertistica chitarristica e di musica per coro.  Le mostre Si svolse a Cuneo il convegno internazionale sulla ‘Storia delle dimore rurali’ in collaborazione con la rivista specializzata Archeologia medievale; ci furono giornate internazionali di Diritto comparato e due giornate di studio vennero dedicate al tema ‘Dal territorio al museo’. In pochi anni la politica culturale entrò a pieno titolo fra i compi, ti fondamentali delle Regioni e degli enti locali, in particolare dei Comuni. Mi è molto caro il tema delle mostre che seguii minuziosamente con inauditi successi. Solo per citare le più famose: ‘Radiografia di un territorio’ dedicata ai beni culturali del cuneese. Ciò che colpì fu la dimensione di questo allestimento, curato dagli architetti Musso, Giusiano e Rudella, nel complesso monumentale di San Francesco. 630 documenti didascalizzati furono distribuiti nelle tre navate della chiesa, nel chiostro, nel salone e nelle salette al primo piano dell’ex convento. Per la realizzazione collaborarono istituzioni statali - le quattro soprintendenze: ai Beni archeologici, storico- artistici, monumentali, archivistiche - regionali, locali e diocesi. Nell’80 Adriano Giuliano, erede dello studio fotografico Scoffone, propose a me e a Chiara Conti di allestire una mostra attingendo al ricco archivio del suo predecessore. Oltre 30.000 lastre e negativi su pellicola già inventariati da Adriano Scoffone, ai quali se ne aggiunsero circa 9.000 non inventariati: ne nacque la mostra ‘Un fotografo una città attraverso il regime’. Seguirono negli anni successivi le mostre: ‘San Francesco. Analisi di un monumento’ (’80), ‘Immagini della memoria’ (’83), ‘Tra Gesso e Stura’ (’83), ‘La scoperta delle Marittime’ (’84), ‘Cuneo tra le vecchie nuove mura’ (’86) e molte altre. L’intento delle mostre era quello di far uscire il bene culturale dai ristretti cenacoli accademici, ma una mostra non basta, sarebbe una sterile iniziativa se restasse occasionale e isolata. Il segreto del successo fu la continuità nel concorde lavoro delle istituzioni, con programmazione e partecipazione dal basso. Biblioteca e Palazzo Samone I ricordi della biblioteca risalgono alla mia infanzia: già situata in palazzo Audifreddi, in via Cacciatori delle Alpi. È sempre stata interclassista e mai elitaria o ritrovo di soli intellettuali. La gestione era già molto simile ad oggi, ovviamente senza l’informatizzazione, ma con un numero di riviste e giornali ben maggiore di ora. Quando iniziai a lavorarci l’organico era di sole tre persone, più il custode Dutto, che abitava al piano superiore e con cui mi trovavo abitualmente a lavorare la domenica, approfittando del silenzio e della solitudine. In pochi anni gli operatori dedicati triplicarono. Lavorammo molto e creammo una biblioteca riservata ai ragazzi, con corsi di avviamento alla lettura e collaborazione costante con le scuole. Formammo nove giovani, che la Regione ci aveva assegnato: fu il punto di partenza. I lettori sono stati sempre numerosi: nell’80 risultavano quasi 4.000 per oltre 40.000 prestiti. Per gli anni successivi all’81 le varie iniziative raccolsero consenso di pubblico via via crescente, dimostrazione che il tessuto sociale stimolato dava ottime risposte con vivacità e curiosità culturale. Tra i primi punti dell’ambizioso programma di politica culturale ci fu la ricerca di una sede adatta per l’assessorato alla Cultura, che venne individuata in Palazzo Samone, in via Amedeo Rossi. Ci fu poi il progetto dell’uso pubblico di casa Galimberti, lasciata in eredità al Comune e poi sottoposta a restauro. In una casa-museo-pinacoteca che documentava la vita di una famiglia borghese del primo Novecento con al centro la figura di Duccio, eroe della Resistenza, collocammo una biblioteca specializzata con raccolte di leggi, atti parlamentari e riviste di interesse locale. Negli stessi anni venne restaurato anche Palazzo Audifreddi. L’amore per i libri L’attività è stata impegnativa, ho dedicato tantissime ore al mio lavoro. Non fu una passeggiata gestire attività culturali in piena crisi economica, con restrizioni di spesa per gli enti locali. Gli amministratori comunali decisero di non sacrificare le attività culturali al necessario contenimento delle spese: i frutti sono maturati grazie all’impegno costruttivo e appassionato dell’intera squadra. All’inizio della mia carriera, l’Archivio storico, con materiale risalente al Trecento, era accatastato nel solaio del Comune, lo trasferimmo al pian terreno ed iniziammo ad organizzarlo. Andavo personalmente a visionare spazi e materiale cartaceo, tant’è vero che Nello Streri amichevolmente mi canzonava: ‘Sempre in giro!’. La nostra fu una collaborazione proficua e complementare, caratterizzata da reciproca profonda stima. Sono stato sempre attratto dai libri, tra cui ho vissuto per lavoro, ma da loro mi sono fatto avvolgere anche in casa. Da una biblioteca si traccia l’identikit preciso del suo proprietario poiché i libri parlano di noi: delle nostre passioni, interessi, dei lettori che siamo e che eravamo o che avremmo voluto essere. Certi argomenti ci attraggono in certi periodi poi li abbandoniamo. Sono stato tra i primi collaboratori di ‘Scrittori in Città’ la bella manifestazione che ormai è diventata un classico per Cuneo e che rappresenta l’esaltazione del libro”. Nel 2017 Mario Cordero ha donato alla Fondazione CRC oltre 8.500 volumi della sua biblioteca personale, frutto di una vita di ricerca e studio. I libri spaziano tra arte, cataloghi di mostre, letteratura, antropologia, geografia, viaggi, storia locale, filosofia, montagna, religione e altro. La Fondazione ha catalogato questo prezioso patrimonio, mettendolo a disposizione di tutti, nella sede cuneese dell’Università degli studi di Torino.
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