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“Il battesimo e l’ordinazione sacerdotale sono doni che Dio elargisce e non si riprende mai indietro”

01 aprile 2023

Cuneo

Marco Chiolerio Marco Chiolerio è nato il 7 maggio 1959 a Torino, dove vive: «Mio padre era arrivato a Torino da Casale Monferrato, armato della sua intelligenza e voglia di vivere, diplomato geometra. Mia madre era nata a Torino da genitori immigrati dal Polesine, casalinga, madre di cinque figli e discreta sarta. Da bambino sognavo di fare qualcosa nei campi delle lingue e dello sport, ma la vita si diverte ad offrire altre strade e opportunità».  Come si è manifestata la chiamata? «La chiamata a una vita spesa interamente per il Signore e per gli altri c’era già stata nella chiesa salesiana del Valentino di Casale, quando a 12 anni ero dai nonni. Poi, verso i 18 anni ho incontrato casualmente una conoscente dei miei, madre di famiglia convertita che, testimoniando in modo semplice, ma molto radicale la sua fede gioiosa, mi aveva spinto a leggere i Vangeli e alcuni libri spirituali. Quando una conoscente era entrata monaca dalle Carmelitane Scalze, il legame con il Carmelo si fece più stretto. Il passo successivo fu accettare l’invito per un fine settimana nel convento dei Carmelitani. Dopo alcuni mesi mi ero licenziato dal lavoro di geometra, entrando in convento e iniziando subito a studiare teologia».  I ricordi di quegli anni? «Molto belli. Le letture e lo studio mi prendevano, la vita comunitaria non mi pesava affatto, in quel convento pieno di giovani in età da liceo e teologia. Suonavo la chitarra alla Messa ogni domenica, con altri frati. Erano iniziati anche i primi impegni nell’assistenza ai ragazzi del seminario minore e nel gruppo di preghiera. Ricordo con gioia l’ordinazione diaconale e sacerdotale, anche se, con il senno di poi, forse sono stati passi fatti con leggerezza, senza conoscere bene me stesso e senza riflettere troppo sulle conseguenze di una scelta così radicale».  Dopo che è successo? «Nei primi anni di sacerdozio, sono emerse le prime reali difficoltà. Avevo l’impressione di avere due vite: una pubblica (tutta costellata di sorrisi e successi), l’altra intima, tormentata e assalita di uno spaventoso vuoto affettivo. I consigli erano sempre gli stessi: “Prega e tutto passerà”. Ho trovato poi finalmente la persona che mi ha aiutato a smettere di buttarmi nel “fare” per imparare faticosamente ad “essere”, entrando nel mio intimo e ho deciso per coerenza di seguire il Signore con lei».  Ha fatto fatica a trovare lavoro?  «Le mie competenze nel mondo non interessavano a nessuno. Se non fosse stato per un prete di Torino, allora rettore del santuario della Consolata, non so cosa avrei fatto, senza soldi e senza lavoro. Con intelligenza e molta misericordia, ci ha accolti, ci ha ridato un futuro, ci ha ridato dignità. Ma le porte chiuse prima erano state tante e sono riapparse al cambio di rettore. Improvvisamente la nostra presenza discreta di umile servizio in tutte le realtà pastorali del santuario diventava scomoda, inutile, ramo secco che si poteva facilmente potare. Mia moglie è stata messa alla porta, io ho trovato rifugio a scuola, nell’insegnamento della religione».  I momenti difficili?  «Davanti a uomini di chiesa che ti chiudono le porte, è inevitabile che emergano sensi di colpa inutili e dannosi. È stato un tempo doloroso, di solitudine, con l’unico conforto della preghiera, della Parola di Dio e di quei pochi che si sono dimostrati amici soprattutto in quel frangente. I tanti che prima adulavano, erano tutti spariti, quando non ci avevano “accoltellato alle spalle”. L’inserimento nella scuola pubblica non è stato facile, con mia moglie rimbalzata in mille lavoretti in nero, sempre provvisori e mal pagati».  Lei si sente sempre un uomo di Dio? «La consacrazione battesimale e l’ordinazione sacerdotale sono doni che Dio elargisce e non si riprende mai indietro. In altre parti del mondo un prete sposato viene aiutato e assorbito nella vita pastorale attiva delle diocesi, perché le competenze, l’intelligenza, l’esperienza maturata, la dedizione e il cuore non possono venir meno… da noi in Italia è molto diverso. Ci si deve un po’ nascondere, ci si sente dire di essere un traditore, mentre magari è stata fatta una dolorosa scelta di coerenza, per non avere relazioni segrete e nascoste, come purtroppo sappiamo accadere in tante Diocesi».  A volte ha avuto ha dubbi sull’esistenza di Dio? «Se misuro la mia vita con il metro di san Paolo, allora posso dire di essere addirittura cresciuto nella fiducia in Lui, anche se sono ancora in cammino per conoscerlo meglio».  Marco Chiolerio, che per guadagnarsi la pagnotta oggi insegna (ed a scuola è molto amato dai ragazzi, perché sa dialogare con loro) l’altro sabato mattina (giorno per lui di riposo) era a togliere i rovi in un monastero dove vivono delle monache di clausura anziane. Ecco l’uomo di Dio, che non smette mai di esserlo!
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