editoriale

Trickster Schlein

12 marzo 2023

Cuneo

Mentre guardavo e ascoltavo Elly Schlein, neosegretaria del PD, rivolgersi al ministro Piandedosi, chiedendo le sue dimissioni per le dichiarazioni pubbliche sui migranti morti nel naufragio di Cutro in Calabria, ho pensato la parola “trickster”. E ho sorriso. Nella teoria degli archetipi di Jung, in quella narrativa di Campbell e Vogler, il trickster è un eroe, in questo caso un’eroina, che irrompe sulla scena per sovvertire l’ordine razionale delle cose: dice quello che nessuno osa dire, senza giri di parole, sfila maschere, apre vasi, come la mitica Pandora, perché il lato oscuro prenda aria e venga alla luce. In molti racconti mitici il trickster si presenta come un’entità fuori dal sistema: non è come gli altri si aspettano che sia, non dice quello che il potere costituito si aspetta che dica, non fa quello che le convenzioni radicate gli imporrebbero di fare. A livello profondo l’eroe trickster rappresenta tutte le possibilità che la nostra mente ha deciso di scartare: un segretario del Pd donna, giovane, dal curriculum impeccabile, dal cognome “straniero”, dalla genealogia multiculturale, non madre, non moglie, ma fiera di essere “donna”, e femminista, capace di dire (e speriamo anche fare) cose di sinistra, e dotata di una chiarezza espressiva paragonabile a quella del bambino della fiaba che dice “Il re è nudo”, perché di fatto il re lo è. Il trickster nei miti riesce a fare la differenza perché non si cura dell’opinione dei sovrani né del loro potere e molti re alla fine apprezzano questa fonte di saggezza e coraggio fuori dagli schemi e soprattutto fuori dal controllo di chicchessia. Il trickster rappresenta simbolicamente l’irruzione dell’assoluto e delle sue leggi all’interno di un ordine sociale controllato dagli uomini e proprio per questo impermanente e sempre modificabile.  
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