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11 luglio 2026

cultura

La condizione della donna nel passato, attraverso i proverbi

11 marzo 2023

Cuneo

Adriana Abello Adriana Abello è un’insegnante di Dronero in pensione, che ama la lettura e l’approfondimento. Tra gli argomenti che ha studiato, c’è quello della condizione femminile nelle nostre campagne e in montagna, dove il maschilismo è perdurato più a lungo anche per l’isolamento geografico. In questi ambienti la donna era considerata come un elemento di serie B rispetto all’uomo, su cui era lecito fare pressioni fisiche e psicologiche anche violente. Sulla loro condizione ha fatto alcuni approfondimenti per un arco di tempo che va fino alla metà dell’Ottocento e oltre, avvalendosi prevalentemente delle fonti orali, dei proverbi e dei modi di dire. Come veniva considerata la donna in queste società? L’uomo era considerato il ‘courme’, cioè il colmo, la trave portante del tetto, mentre le donne erano solo le ‘coustanes’, le travi laterali più deboli, seppure con una certa importanza nella tenuta del tetto. Se nasceva una femmina, si diceva che era nata una ‘leccia’, carta di poco valore nel gioco a tresette. La donna poteva esprimere le proprie idee? A questo proposito c’è un proverbio molto eloquente: ’Tre cose duluruse ‘ndrenta na famia: ‘l cuvert ca pieu,’l furnel ca tuba e la fumna ca cria’ (tre cose dolorose in una famiglia: il tetto da cui piove, il camino che fa fumo e la donna che grida): il maschio può urlare e far valere le proprie ragioni, mentre la donna deve tacere e soccombere. Il proverbio: ‘I fatti sun masch, le parole sun fumele’ (i fatti sono maschi, le parole sono femmine) mette in evidenza che l’uomo è concreto, mentre la donna è capace solo di fare inutili parole. Quasi tutte le donne un tempo andavano a vivere nella famiglia dello sposo e lì trovavano già altre donne: la suocera e, a volte, delle cognate La suocera gestiva la casa, l’educazione dei nipotini e l’economia della famiglia. Teneva tre chiavi appese alla cintola: una per il granaio, una per la cantina e una per la dispensa; la nuora, per accedervi, doveva chiedere il permesso e poi sottostare al successivo controllo.  Che posto aveva la femminilità? Alla donna era richiesta la quasi completa negazione della femminilità: la cura della casa e degli indumenti non era ben vista perché sottraeva tempo al lavoro dei campi. Ce lo ricorda il proverbio: ‘fumna ca stira val nen na lira’ (donna che stira non vale una lira).  Qualsiasi vezzo tipico della giusta vanità femminile era ritenuto condannabile: i capelli non raccolti in una severa crocchia, un abito un po’ più colorato o un filo di rossetto erano considerati come un richiamo per gli uomini e facevano della donna una libertina. Il proverbio: ‘Donna pelosa, donna virtuosa’, poi, indica che la donna doveva essere forte e muscolosa, per attendere ai lavori pesanti.  In una donna, i bacialaire (sensali), ricercavano la forza virile e il bacino largo per le gravidanze. Le donne cagionevoli di salute e le sterili venivano spesso umiliate. Molte donne morivano giovani… Nei nostri cimiteri di montagna ci sono più lapidi di donne giovani rispetto agli uomini. Ho pensato che alcune fossero morte di parto, non tanto per le complicazioni di quel delicato momento, quanto piuttosto per le fatiche che dovevano sopportare durante la gravidanza: molte iniziavano le doglie nei campi o tornando a casa, mentre trascinavano la slitta col suo carico. Penso pure che alcune di queste morti fossero dovute ad aborti clandestini, quando una bocca in più da sfamare avrebbe creato gravi problemi in un’economia già traballante. In certi casi, gli aborti erano anche dovuti a una mentalità chiusa che rifiutava, all’interno del nucleo familiare, la presenza di una ragazza madre che ne avrebbe intaccato l’onorabilità. Qualche aspetto positivo? Anche se in modo poco evidente, alla donna viene riconosciuta la capacità di gestire la casa e soprattutto, l’economia. Ce lo dicono i proverbi: ‘L’uomo è il sacco, la donna la corda’, per dire che l’uomo deve riempire il sacco, cioè provvedere ai beni materiali, ma è la donna a controllare che il sacco non si svuoti troppo in fretta. Inoltre, il detto: “Nella famiglia virtuosa comanda l’uomo ma governa la sposa” si mette in evidenza, forse, che lo scettro del comando è in mano all’uomo, ma in realtà, viene tenuto dalla donna. L’uomo rappresenta, di facciata, la forza, ma la donna è l’astuzia, la perseveranza e la resilienza. L’uomo può essere pensato come la forza dell’uragano, mentre la donna come la pioggerella continua, e sottile, che penetra e porta frutto.
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