cuneo
Flaviana Cavallera, 70 anni, residente a Margarita, è un’ex infermiera, ora in pensione. Attualmente è impegnata nella parrocchia del suo paese come catechista, corista e ministra straordinaria della Comunione. Dal 2014 ha iniziato a prestare servizio come volontaria presso la Casa Circondariale di Cuneo, all’interno del gruppo Sesta Opera. Al momento si occupa di animare la Santa Messa una volta al mese e di partecipare ai colloqui con i carcerati che ne fanno richiesta. In quest’ultimo caso il suo compito è quello di parlare, ascoltare e sostenere moralmente i detenuti.
Cosa l’ha portata ad iniziare un percorso di questo tipo?
Ho realizzato un desiderio che avevo da tempo, ossia quello di aiutare le persone che hanno commesso dei reati, ma che hanno come tutti la necessità di parlare con qualcuno che non sia il compagno di cella o l’agente di sorveglianza. Nel carcere poi ci sono anche persone che arrivano dall’estero e non hanno parenti qui e quindi può fare ancora più piacere poter condividere con un’altra persona anche solo un piccolo momento della giornata. Inoltre, ho sempre creduto che tutti potremmo fare delle azioni sbagliate e quindi non giudico le persone che sono davanti a me, anche perché la giustizia ha già agito. Probabilmente proprio per questo motivo, i detenuti parlano volentieri con me e con gli altri volontari.
Si riesce a creare un bel rapporto con i detenuti?
Sì, solitamente sì. Si instaura un rapporto di condivisione e amicizia. I detenuti ti aspettano e io stessa, quando non riesco ad andare a trovarli, mi ritrovo a pensare a loro, anche nelle mie preghiere.
Quali sono i progetti più interessanti che ha visto all’interno del carcere?
Prima della pandemia avevamo avviato un progetto di animazione a livello musicale, con annessi dei piccoli spettacoli interni al carcere. Nel corso delle lezioni veniva proposto un tema e si cercavano canzoni ad esso collegate. Queste venivano provate durante i vari incontri, che poi portavano all’organizzazione di uno spettacolo. Erano dei momenti molto belli!
Come arricchisce un’esperienza del genere?
Dà tantissimo. Specialmente dopo i colloqui, quando torno a casa mi rendo conto di avere qualcosa in più. Porto con me le frasi che hanno detto i detenuti, e le ricordo anche dopo molto tempo. Si vede poi nei carcerati tanta riconoscenza, anche se a noi volontari non sembra di fare molto nel concreto. Ci rendiamo così conto che a volte è più quello che riceviamo in termini di sentimenti ed emozioni, rispetto a quello che diamo.
Altre persone vicine a lei hanno deciso di iniziare il suo stesso percorso?
Ho coinvolto mio marito, perché quando si è formato il progetto musicale lui ha iniziato a partecipare suonando e tuttora accompagna i canti durante la messa.
Perché le persone dovrebbero fare volontariato?
Secondo me dà tanto il fatto di non pensare solo a sé stessi. Certo, spesso si pensa di poter impiegare il proprio tempo libero in altre attività, sicuramente più spensierate e meno impegnative, ma il volontariato è decisamente più arricchente.
C’è un messaggio che vorrebbe lasciare ai lettori?
Mi viene in mente un passo della Lettera ai Filippesi, in cui si parla di dedizione verso la comunità: “La dedizione è una quella incredibile spinta verso gli altri che supera e vince il nostro egoistico senso di conservazione. È il completo coinvolgimento nel bene degli altri ed implica la volontà di compierlo ad ogni costo. È una preoccupazione attiva, un interesse operativo”. È un messaggio fondamentale, che spiega quanto sia importante uscire dal nostro egoismo ed andare verso gli altri.
Flaviana, da infermiera a volontaria presso la Casa Circondariale di Cuneo
04 marzo 2023
Cuneo
Flaviana Cavallera, 70 anni, residente a Margarita, è un’ex infermiera, ora in pensione. Attualmente è impegnata nella parrocchia del suo paese come catechista, corista e ministra straordinaria della Comunione. Dal 2014 ha iniziato a prestare servizio come volontaria presso la Casa Circondariale di Cuneo, all’interno del gruppo Sesta Opera. Al momento si occupa di animare la Santa Messa una volta al mese e di partecipare ai colloqui con i carcerati che ne fanno richiesta. In quest’ultimo caso il suo compito è quello di parlare, ascoltare e sostenere moralmente i detenuti.
Cosa l’ha portata ad iniziare un percorso di questo tipo?
Ho realizzato un desiderio che avevo da tempo, ossia quello di aiutare le persone che hanno commesso dei reati, ma che hanno come tutti la necessità di parlare con qualcuno che non sia il compagno di cella o l’agente di sorveglianza. Nel carcere poi ci sono anche persone che arrivano dall’estero e non hanno parenti qui e quindi può fare ancora più piacere poter condividere con un’altra persona anche solo un piccolo momento della giornata. Inoltre, ho sempre creduto che tutti potremmo fare delle azioni sbagliate e quindi non giudico le persone che sono davanti a me, anche perché la giustizia ha già agito. Probabilmente proprio per questo motivo, i detenuti parlano volentieri con me e con gli altri volontari.
Si riesce a creare un bel rapporto con i detenuti?
Sì, solitamente sì. Si instaura un rapporto di condivisione e amicizia. I detenuti ti aspettano e io stessa, quando non riesco ad andare a trovarli, mi ritrovo a pensare a loro, anche nelle mie preghiere.
Quali sono i progetti più interessanti che ha visto all’interno del carcere?
Prima della pandemia avevamo avviato un progetto di animazione a livello musicale, con annessi dei piccoli spettacoli interni al carcere. Nel corso delle lezioni veniva proposto un tema e si cercavano canzoni ad esso collegate. Queste venivano provate durante i vari incontri, che poi portavano all’organizzazione di uno spettacolo. Erano dei momenti molto belli!
Come arricchisce un’esperienza del genere?
Dà tantissimo. Specialmente dopo i colloqui, quando torno a casa mi rendo conto di avere qualcosa in più. Porto con me le frasi che hanno detto i detenuti, e le ricordo anche dopo molto tempo. Si vede poi nei carcerati tanta riconoscenza, anche se a noi volontari non sembra di fare molto nel concreto. Ci rendiamo così conto che a volte è più quello che riceviamo in termini di sentimenti ed emozioni, rispetto a quello che diamo.
Altre persone vicine a lei hanno deciso di iniziare il suo stesso percorso?
Ho coinvolto mio marito, perché quando si è formato il progetto musicale lui ha iniziato a partecipare suonando e tuttora accompagna i canti durante la messa.
Perché le persone dovrebbero fare volontariato?
Secondo me dà tanto il fatto di non pensare solo a sé stessi. Certo, spesso si pensa di poter impiegare il proprio tempo libero in altre attività, sicuramente più spensierate e meno impegnative, ma il volontariato è decisamente più arricchente.
C’è un messaggio che vorrebbe lasciare ai lettori?
Mi viene in mente un passo della Lettera ai Filippesi, in cui si parla di dedizione verso la comunità: “La dedizione è una quella incredibile spinta verso gli altri che supera e vince il nostro egoistico senso di conservazione. È il completo coinvolgimento nel bene degli altri ed implica la volontà di compierlo ad ogni costo. È una preoccupazione attiva, un interesse operativo”. È un messaggio fondamentale, che spiega quanto sia importante uscire dal nostro egoismo ed andare verso gli altri.