“Avevamo poco, ma avevamo tutto perchè in famiglia c’era l’armonia e nel nostro mondo contadino scattava la solidarietà”. Parole che riassumono la vita e i valori di Lucia Calandri, nata nel gennaio del 1934 a Riforano, frazione di Morozzo, dove si è sposata con il vicino di cascina e vive da sempre.
Quanti eravate in famiglia?
Eravamo una famiglia allargata perchè convivevamo con la famiglia di mio zio Antonio. Io ero la più vecchia dei miei tre fratelli: Domenico, Agnese e Dino. Lo zio aveva sei figli e con noi viveva anche nonna Lucia di cui porto il nome. Eravamo in quindici a tavola, ma andavamo tutti d’amore e d’accordo. Quando nonna si è ammalata, appena ci chiamava facevamo a gara a chi arrivava per primo.
Quali erano i suoi giochi da bambina?
Non avevo giocattoli e allora mi facevo le bambole con gli stracci e anche con gli zucchini dell’orto. A tre anni andavo a piedi all’asilo di Riforano accompagnata da una bambina di quattro anni, mia vicina di casa. Eravamo cinquanta bambini, ma una sola suora riusciva a tenerci tutti e ci faceva giocare ed imparare tante cose. Da piccola ero molto curiosa: guardavo mia mamma a fare la maglia, a cucinare e provavo anch’io.
Che ricordi ha della scuola elementare?
Andavo volentieri alla scuola elementare di Margarita anche se dovevo percorrere tre chilometri a piedi per raggiungere il paese. Ai piedi avevo gli zoccoletti e, quando pioveva o nevicava, arrivavo nell’aula bagnata fradicia. La maestra mi faceva sedere accanto alla stufa. Lei era molto severa e sapeva mantenere la disciplina, ma spiegava bene e ci insegnava soprattutto a fare i conti a memoria. Ora con le calcolatrici gli alunni non sanno più calcolare a memoria. Dopo la scuola, i miei mi mandavano al pascolo e avevo poco tempo per i compiti. Ero però contenta di essere utile.
Quale è stata la sua adolescenza?
Appena terminata la quinta elementare, i miei mi hanno messo in mano tridente e rastrello perchè ero la figlia più grande e loro ne avevano bisogno. Toglievo il letame dalla stalla, andavo nei campi e aiutavo anche in casa. Poi mio padre si è ammalato e allora a quattordici anni ho dovuto sostituirlo nei lavori faticosi. La fatica però non mi ha mai spaventata ed ero sempre allegra.
Come si svolgeva il lavoro in campagna negli anni ‘50?
I lavori si facevano a mano e dovevamo avere braccia robuste. Non c’erano i macchinari di oggi che fanno risparmiare tempo e fatica. Però allora andare in campagna era tutto un discorso perchè la gente comunicava, era solidale e, lavorando, cantava. Mio padre e mia madre avevano voci così belle ed intonate che tutti li ascoltavano ammirati!
Dopo il matrimonio che cosa è cambiato?
Ho sposato il vicino di cascina che conoscevo da sempre. Il mio viaggio di nozze è stato lungo duecento metri: a piedi da una cascina all’altra. Dopo la cerimonia e il pranzo di nozze, mi sono cambiata d’abito e sono andata a governare le mucche nella stalla perchè non erano andate in vacanza di certo! Anche lì il lavoro era tanto: mi alzavo all’alba e mi coricavo tardi. Di sera confezionavo gli abiti con la mia Singer perchè mi è sempre piaciuto cucire. Avevo anche iniziato a fare i capponi perchè, avendo dita lunghe e sottili, riuscivo bene a castrare i galli. Quanti ne ho fatti! A centinaia. I miei suoceri mi hanno voluto bene e io li ho sempre rispettati, aiutati ed assistiti da anziani.
Quali sono le grandi passioni che le colorano la vita?
Mi piace cucinare e fare la pasta in casa, oltre a molte altre specialità piemontesi, ma la mia grande passione sono i fiori. Ho un orto-giardino molto grande e chi passa davanti si ferma ad ammirarlo. Ho iniziato quando mi sono sposata a ventiquattro anni e allora andavo nei prati e lungo le bealere in cerca di fiori. Mi facevo dare i getti delle rose che coricavo a una spanna di profondità del terreno e poi ricoprivo di terra. Ora ho una infinità di fiori che porto anche al cimitero e in chiesa. Nell’orto coltivo fagiolini, barbabietole, pomodori, patate, broccoli, coste da taglio, insalate, peperoni, cipolle, porri, melanzane... Ho molte erbe officinali tra cui la melissa e la salvia con cui faccio tisane e decotti, mentre con l’iperico preparo un infuso che serve per curare gli strappi muscolari.
Lei segue l’attualità? Dove si informa?
A me piace aggiornarmi e stare al passo con i tempi. Al mattino, mentre cucino, ascolto i telegiornali e le trasmissioni di attualità. Leggo i settimanali “Famiglia Cristiana” e “La Guida” perchè sono abbonata. Seguo sempre al martedì la trasmissione “Carta bianca” condotta da Bianca Berlinguer ed ascolto attentamente i commenti di Mauro Corona perchè lo trovo bravo. Mi piange il cuore vedere come è ridotta in macerie l’Ucraina! Guardo e ripenso alla nostra guerra e al tempo di paura e dolore che ho vissuto. Non avrei mai più creduto che l’uomo arrivasse a questo punto. Quante giovani vite sacrificate! I nostri anziani dicevano che i morti fanno terra e i vivi fanno guerra. Mi addolora molto la triste condizione delle donne in Iran e Afghanistan. Ma anche da noi, in Italia, troppe donne vengono uccise, soprattutto da mariti e fidanzati.
La soddisfazione più grande della sua vita?
La mia bella famiglia! Ho due figli, Battistino e Carlo, che mi hanno sempre aiutata in campagna e che poi si sono realizzati in altri lavori. Il più anziano, ora in pensione, dal paese di Margarita, dove risiede, raggiunge ogni giorno la cascina dove io continuo ad abitare e mi è di grande aiuto. Allevo ancora galline, conigli e coltivo l’orto dove ho pure la serra. Sono stata fortunata anche ad avere due nuore che sanno fare di tutto e molto bene. Spesso vengono a trovarmi i miei tre nipoti, tre tesori di ragazzi che hanno studiato e che mi sono molto affezionati. Pensi che ultimamente mi hanno imbiancato la cucina e non hanno voluto neppure una piccola ricompensa.
paesi
“Avevamo poco, ma avevamo tutto perchè in famiglia c’era l’armonia e nel nostro mondo contadino scattava la solidarietà”. Parole che riassumono la vita e i valori di Lucia Calandri, nata nel gennaio del 1934 a Riforano, frazione di Morozzo, dove si è sposata con il vicino di cascina e vive da sempre.
Quanti eravate in famiglia?
Eravamo una famiglia allargata perchè convivevamo con la famiglia di mio zio Antonio. Io ero la più vecchia dei miei tre fratelli: Domenico, Agnese e Dino. Lo zio aveva sei figli e con noi viveva anche nonna Lucia di cui porto il nome. Eravamo in quindici a tavola, ma andavamo tutti d’amore e d’accordo. Quando nonna si è ammalata, appena ci chiamava facevamo a gara a chi arrivava per primo.
Quali erano i suoi giochi da bambina?
Non avevo giocattoli e allora mi facevo le bambole con gli stracci e anche con gli zucchini dell’orto. A tre anni andavo a piedi all’asilo di Riforano accompagnata da una bambina di quattro anni, mia vicina di casa. Eravamo cinquanta bambini, ma una sola suora riusciva a tenerci tutti e ci faceva giocare ed imparare tante cose. Da piccola ero molto curiosa: guardavo mia mamma a fare la maglia, a cucinare e provavo anch’io.
Che ricordi ha della scuola elementare?
Andavo volentieri alla scuola elementare di Margarita anche se dovevo percorrere tre chilometri a piedi per raggiungere il paese. Ai piedi avevo gli zoccoletti e, quando pioveva o nevicava, arrivavo nell’aula bagnata fradicia. La maestra mi faceva sedere accanto alla stufa. Lei era molto severa e sapeva mantenere la disciplina, ma spiegava bene e ci insegnava soprattutto a fare i conti a memoria. Ora con le calcolatrici gli alunni non sanno più calcolare a memoria. Dopo la scuola, i miei mi mandavano al pascolo e avevo poco tempo per i compiti. Ero però contenta di essere utile.
Quale è stata la sua adolescenza?
Appena terminata la quinta elementare, i miei mi hanno messo in mano tridente e rastrello perchè ero la figlia più grande e loro ne avevano bisogno. Toglievo il letame dalla stalla, andavo nei campi e aiutavo anche in casa. Poi mio padre si è ammalato e allora a quattordici anni ho dovuto sostituirlo nei lavori faticosi. La fatica però non mi ha mai spaventata ed ero sempre allegra.
Come si svolgeva il lavoro in campagna negli anni ‘50?
I lavori si facevano a mano e dovevamo avere braccia robuste. Non c’erano i macchinari di oggi che fanno risparmiare tempo e fatica. Però allora andare in campagna era tutto un discorso perchè la gente comunicava, era solidale e, lavorando, cantava. Mio padre e mia madre avevano voci così belle ed intonate che tutti li ascoltavano ammirati!
Dopo il matrimonio che cosa è cambiato?
Ho sposato il vicino di cascina che conoscevo da sempre. Il mio viaggio di nozze è stato lungo duecento metri: a piedi da una cascina all’altra. Dopo la cerimonia e il pranzo di nozze, mi sono cambiata d’abito e sono andata a governare le mucche nella stalla perchè non erano andate in vacanza di certo! Anche lì il lavoro era tanto: mi alzavo all’alba e mi coricavo tardi. Di sera confezionavo gli abiti con la mia Singer perchè mi è sempre piaciuto cucire. Avevo anche iniziato a fare i capponi perchè, avendo dita lunghe e sottili, riuscivo bene a castrare i galli. Quanti ne ho fatti! A centinaia. I miei suoceri mi hanno voluto bene e io li ho sempre rispettati, aiutati ed assistiti da anziani.
Quali sono le grandi passioni che le colorano la vita?
Mi piace cucinare e fare la pasta in casa, oltre a molte altre specialità piemontesi, ma la mia grande passione sono i fiori. Ho un orto-giardino molto grande e chi passa davanti si ferma ad ammirarlo. Ho iniziato quando mi sono sposata a ventiquattro anni e allora andavo nei prati e lungo le bealere in cerca di fiori. Mi facevo dare i getti delle rose che coricavo a una spanna di profondità del terreno e poi ricoprivo di terra. Ora ho una infinità di fiori che porto anche al cimitero e in chiesa. Nell’orto coltivo fagiolini, barbabietole, pomodori, patate, broccoli, coste da taglio, insalate, peperoni, cipolle, porri, melanzane... Ho molte erbe officinali tra cui la melissa e la salvia con cui faccio tisane e decotti, mentre con l’iperico preparo un infuso che serve per curare gli strappi muscolari.
Lei segue l’attualità? Dove si informa?
A me piace aggiornarmi e stare al passo con i tempi. Al mattino, mentre cucino, ascolto i telegiornali e le trasmissioni di attualità. Leggo i settimanali “Famiglia Cristiana” e “La Guida” perchè sono abbonata. Seguo sempre al martedì la trasmissione “Carta bianca” condotta da Bianca Berlinguer ed ascolto attentamente i commenti di Mauro Corona perchè lo trovo bravo. Mi piange il cuore vedere come è ridotta in macerie l’Ucraina! Guardo e ripenso alla nostra guerra e al tempo di paura e dolore che ho vissuto. Non avrei mai più creduto che l’uomo arrivasse a questo punto. Quante giovani vite sacrificate! I nostri anziani dicevano che i morti fanno terra e i vivi fanno guerra. Mi addolora molto la triste condizione delle donne in Iran e Afghanistan. Ma anche da noi, in Italia, troppe donne vengono uccise, soprattutto da mariti e fidanzati.
La soddisfazione più grande della sua vita?
La mia bella famiglia! Ho due figli, Battistino e Carlo, che mi hanno sempre aiutata in campagna e che poi si sono realizzati in altri lavori. Il più anziano, ora in pensione, dal paese di Margarita, dove risiede, raggiunge ogni giorno la cascina dove io continuo ad abitare e mi è di grande aiuto. Allevo ancora galline, conigli e coltivo l’orto dove ho pure la serra. Sono stata fortunata anche ad avere due nuore che sanno fare di tutto e molto bene. Spesso vengono a trovarmi i miei tre nipoti, tre tesori di ragazzi che hanno studiato e che mi sono molto affezionati. Pensi che ultimamente mi hanno imbiancato la cucina e non hanno voluto neppure una piccola ricompensa.
Lucia: “Avevamo poco ma avevamo tutto, c’era armonia e nel nostro mondo contadino scattava la solidarietà”
28 gennaio 2023
Cuneo
“Avevamo poco, ma avevamo tutto perchè in famiglia c’era l’armonia e nel nostro mondo contadino scattava la solidarietà”. Parole che riassumono la vita e i valori di Lucia Calandri, nata nel gennaio del 1934 a Riforano, frazione di Morozzo, dove si è sposata con il vicino di cascina e vive da sempre.
Quanti eravate in famiglia?
Eravamo una famiglia allargata perchè convivevamo con la famiglia di mio zio Antonio. Io ero la più vecchia dei miei tre fratelli: Domenico, Agnese e Dino. Lo zio aveva sei figli e con noi viveva anche nonna Lucia di cui porto il nome. Eravamo in quindici a tavola, ma andavamo tutti d’amore e d’accordo. Quando nonna si è ammalata, appena ci chiamava facevamo a gara a chi arrivava per primo.
Quali erano i suoi giochi da bambina?
Non avevo giocattoli e allora mi facevo le bambole con gli stracci e anche con gli zucchini dell’orto. A tre anni andavo a piedi all’asilo di Riforano accompagnata da una bambina di quattro anni, mia vicina di casa. Eravamo cinquanta bambini, ma una sola suora riusciva a tenerci tutti e ci faceva giocare ed imparare tante cose. Da piccola ero molto curiosa: guardavo mia mamma a fare la maglia, a cucinare e provavo anch’io.
Che ricordi ha della scuola elementare?
Andavo volentieri alla scuola elementare di Margarita anche se dovevo percorrere tre chilometri a piedi per raggiungere il paese. Ai piedi avevo gli zoccoletti e, quando pioveva o nevicava, arrivavo nell’aula bagnata fradicia. La maestra mi faceva sedere accanto alla stufa. Lei era molto severa e sapeva mantenere la disciplina, ma spiegava bene e ci insegnava soprattutto a fare i conti a memoria. Ora con le calcolatrici gli alunni non sanno più calcolare a memoria. Dopo la scuola, i miei mi mandavano al pascolo e avevo poco tempo per i compiti. Ero però contenta di essere utile.
Quale è stata la sua adolescenza?
Appena terminata la quinta elementare, i miei mi hanno messo in mano tridente e rastrello perchè ero la figlia più grande e loro ne avevano bisogno. Toglievo il letame dalla stalla, andavo nei campi e aiutavo anche in casa. Poi mio padre si è ammalato e allora a quattordici anni ho dovuto sostituirlo nei lavori faticosi. La fatica però non mi ha mai spaventata ed ero sempre allegra.
Come si svolgeva il lavoro in campagna negli anni ‘50?
I lavori si facevano a mano e dovevamo avere braccia robuste. Non c’erano i macchinari di oggi che fanno risparmiare tempo e fatica. Però allora andare in campagna era tutto un discorso perchè la gente comunicava, era solidale e, lavorando, cantava. Mio padre e mia madre avevano voci così belle ed intonate che tutti li ascoltavano ammirati!
Dopo il matrimonio che cosa è cambiato?
Ho sposato il vicino di cascina che conoscevo da sempre. Il mio viaggio di nozze è stato lungo duecento metri: a piedi da una cascina all’altra. Dopo la cerimonia e il pranzo di nozze, mi sono cambiata d’abito e sono andata a governare le mucche nella stalla perchè non erano andate in vacanza di certo! Anche lì il lavoro era tanto: mi alzavo all’alba e mi coricavo tardi. Di sera confezionavo gli abiti con la mia Singer perchè mi è sempre piaciuto cucire. Avevo anche iniziato a fare i capponi perchè, avendo dita lunghe e sottili, riuscivo bene a castrare i galli. Quanti ne ho fatti! A centinaia. I miei suoceri mi hanno voluto bene e io li ho sempre rispettati, aiutati ed assistiti da anziani.
Quali sono le grandi passioni che le colorano la vita?
Mi piace cucinare e fare la pasta in casa, oltre a molte altre specialità piemontesi, ma la mia grande passione sono i fiori. Ho un orto-giardino molto grande e chi passa davanti si ferma ad ammirarlo. Ho iniziato quando mi sono sposata a ventiquattro anni e allora andavo nei prati e lungo le bealere in cerca di fiori. Mi facevo dare i getti delle rose che coricavo a una spanna di profondità del terreno e poi ricoprivo di terra. Ora ho una infinità di fiori che porto anche al cimitero e in chiesa. Nell’orto coltivo fagiolini, barbabietole, pomodori, patate, broccoli, coste da taglio, insalate, peperoni, cipolle, porri, melanzane... Ho molte erbe officinali tra cui la melissa e la salvia con cui faccio tisane e decotti, mentre con l’iperico preparo un infuso che serve per curare gli strappi muscolari.
Lei segue l’attualità? Dove si informa?
A me piace aggiornarmi e stare al passo con i tempi. Al mattino, mentre cucino, ascolto i telegiornali e le trasmissioni di attualità. Leggo i settimanali “Famiglia Cristiana” e “La Guida” perchè sono abbonata. Seguo sempre al martedì la trasmissione “Carta bianca” condotta da Bianca Berlinguer ed ascolto attentamente i commenti di Mauro Corona perchè lo trovo bravo. Mi piange il cuore vedere come è ridotta in macerie l’Ucraina! Guardo e ripenso alla nostra guerra e al tempo di paura e dolore che ho vissuto. Non avrei mai più creduto che l’uomo arrivasse a questo punto. Quante giovani vite sacrificate! I nostri anziani dicevano che i morti fanno terra e i vivi fanno guerra. Mi addolora molto la triste condizione delle donne in Iran e Afghanistan. Ma anche da noi, in Italia, troppe donne vengono uccise, soprattutto da mariti e fidanzati.
La soddisfazione più grande della sua vita?
La mia bella famiglia! Ho due figli, Battistino e Carlo, che mi hanno sempre aiutata in campagna e che poi si sono realizzati in altri lavori. Il più anziano, ora in pensione, dal paese di Margarita, dove risiede, raggiunge ogni giorno la cascina dove io continuo ad abitare e mi è di grande aiuto. Allevo ancora galline, conigli e coltivo l’orto dove ho pure la serra. Sono stata fortunata anche ad avere due nuore che sanno fare di tutto e molto bene. Spesso vengono a trovarmi i miei tre nipoti, tre tesori di ragazzi che hanno studiato e che mi sono molto affezionati. Pensi che ultimamente mi hanno imbiancato la cucina e non hanno voluto neppure una piccola ricompensa.