L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

11 luglio 2026

cuneo

Erika Luciano, dalla passione per la Matematica all’insegnamento della Storia delle Matematiche

22 gennaio 2023

Cuneo

Erika Luciano “Ho scelto una strada poco battuta: per gli storici sono una matematica, per i matematici sono una storica”. Erika Luciano è una cuneese doc e a Cuneo vive tuttora con il marito e i tre figli. Dopo essersi diplomata al Liceo Classico S. Pellico ha studiato Matematica a Torino, laureandosi con lode con una tesi su G. Peano; ha poi intrapreso la carriera accademica ed è ora docente di Storia delle Matematiche all’Università di Torino. Alla fine del 2022 ha ricevuto un prestigioso premio internazionale, assegnato ogni quattro anni dall’Unione Matematica Italiana e dalla Società Italiana di Storia delle Matematiche ad un giovane ricercatore, per un’opera o per un gruppo di lavori in questo campo. Ci racconti qualcosa di sé: come è nata la passione per questa disciplina? È nata alle superiori, dove ho avuto alcuni insegnanti eccellenti, sia di storia e filosofia, sia di matematica (A. Bosi, G. Molinengo e S. Musso). In seconda liceo, Bosi ci parlò di un libro di Koyré, Dal mondo chiuso all’universo infinito, e per me quella lettura fu folgorante: una costruzione teorica astratta e atemporale, come mi era apparsa fino ad allora la matematica, acquistava prospettiva e profondità, vita e colore, poiché i suoi concetti e teoremi venivano collocati nel contesto culturale che li aveva prodotti. E poi ci fu un altro incontro importante: la prof.ssa C.S. Roero, allora ordinario di Storia delle Matematiche all’Università di Torino, venne a Cuneo a tenere una conferenza. Ascoltandola capii a cosa volessi dedicarmi. Roero, che sarebbe stata mia relatrice delle tesi di laurea e di dottorato, sosteneva la necessità, per un aspirante storico della matematica, di avere una solida formazione disciplinare. Di qui la decisione di iscrivermi a Matematica. Per quale lavoro è stata premiata dall’UMI/SISM? Sono stata premiata per 15 lavori di storia della matematica contemporanea, appartenenti a tre ambiti: la “storia delle idee”, per i contributi dedicati all’opera di Giuseppe Peano e della sua Scuola nel campo dell’analisi reale, della logica e dei fondamenti della matematica; la “storia materiale”, per le ricerche che ho condotto sui patrimoni (archivi e biblioteche) di Peano, C. Segre e F. Tricomi; la “storia sociale”, per gli studi inerenti alla Scuola Italiana di Geometria algebrica e alle implicazioni delle persecuzioni razziali sulla matematica italiana. Gli ultimi dieci anni li ho dedicati a questo aspetto, e in particolare al fenomeno dell’emigrazione matematica dall’Italia fascista, ricostruendo le identità personali e professionali di decine di matematici e di insegnanti di matematica perseguitati per motivi politici o razziali. Ricostruire e raccontare queste vicende, ridare un volto e una dignità scientifica a chi ne fu privato, è importante non solo dal punto di vista della ricerca ma anche da quello educativo, perché vuol dire mettere la storia al servizio della memoria e fornire spunti di riflessione per una scuola inclusiva e per una cultura antirazzista. Peano, nostro concittadino, è sicuramente una figura che ha studiato tanto. Un vero gigante, la cui statura forse non è stata sufficientemente riconosciuta. Peano è stato uno dei grandi Maestri dell’Università di Torino, un matematico geniale e una figura carismatica per molti, sia in Italia che all’estero. Nei suoi cinquant’anni di insegnamento seppe creare una Scuola, con la quale sviluppò un ambizioso progetto di ricerca: la pubblicazione del Formulario, un’enciclopedia del sapere matematico classico, completamente scritta in simboli logico-matematici. Allo stesso tempo, però, Peano fu una figura atipica – “inquietante”, disse un collega – per vari motivi: la sua marginalità rispetto a indirizzi di ricerca, come la geometria frattale, che aveva aperto lui stesso e che avrebbero conosciuto uno sviluppo straordinario; l’impegno costante a favore della scuola; l’attività di promozione di una lingua internazionale di sua invenzione, il latino sine flexione. Le sue posizioni anticonvenzionali, in campo scientifico e nella vita privata, gli attirarono le critiche e l’ostilità di alcuni colleghi. Dopo anni di relativo oblio, gli studi su Peano e sulla sua Scuola sono stati rilanciati alla fine degli anni Novanta e nel 2008, in occasione delle Celebrazioni per il centocinquantenario della sua nascita, gli è stato intitolato il Dipartimento di Matematica dell’Università, sono state organizzate mostre, convegni e una serie di attività per le scuole. La Biblioteca Civica di Cuneo custodisce il suo archivio, completamente catalogato e digitalizzato. Un aspetto su cui, però, resta ancora da lavorare è la messa a punto di iniziative periodiche che coinvolgano la cittadinanza e le scuole cuneesi, e che valorizzino contemporaneamente la figura di Peano e il suo archivio, oggi ancora frequentato quasi solo dagli studiosi. Peano era una persona “leggera”: si è dedicato anche ai giochi matematici. “Sì, Peano ha pubblicato nel 1924 un libro di Giochi di matematica e problemi interessanti. Aveva capito che “lo spirito creativo è leggero” e che la matematica ricreativa nelle sue varie sfaccettature (giochi, origami, problemi capziosi, ecc.) può svolgere un ruolo essenziale nell’avvicinare i bambini a questa disciplina e nello stimolare la loro creatività e le loro attitudini al problem solving. Torniamo alla sua disciplina, la Storia delle Matematiche. Una “terra di mezzo”, al confine tra ambito umanistico e scientifico. Si può fare sintesi, e come? “Non solo è possibile, ma è necessario. All’estero, oggi si lavora prevalentemente in gruppi di ricerca interdisciplinari; in Italia, esistono esempi virtuosi di collaborazione tra matematici e filologi, fra logici e informatici, fra storici e filosofi della scienza, ma la frammentazione dei saperi è purtroppo una realtà persistente. Siamo ancora lontani dal superare il cosiddetto baratro tra due culture. Per riuscirvi, occorre puntare sulle nuove generazioni e da questo punto di vista è molto positivo che siano proposti sempre più spesso percorsi flessibili, in cui gli studenti possono inserire insegnamenti erogati da diversi corsi di laurea. La materia che insegno, del resto, impone una continua aspirazione alla sintesi. Se è vero, infatti, che una teoria matematica è come una fotografia, che per essere compresa davvero deve essere analizzata da più punti di vista (i contenuti, ma anche chi l’ha scattata, quando, come e perché), è chiaro che la sua ricostruzione storica sarà tanto più profonda ed espressiva quanto più riuscirà a fare sintesi, a restituire la trama e gli intrecci. cuneo
Insegnamento Matematica Giuseppe peano Erika Luciano storia delle matematiche