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12 luglio 2026

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Dario Anghilante: “Nella Baìo 2023 di Sampeyre, non farò più il suonatore”

12 gennaio 2023

Cuneo

Dario Anghilante La sua prima Baìo lì’’ha fatta come ‘tambourin’ a 10 anni (nel 1957). Poi il ‘sapeur’ e infine dal 1977 il ‘sounadour de viouloun’ ( “Perchè mi dispiaceva che non ci fosse più il violino nella Baìo dopo il grande violinista popolare Jusep da Rous”). Dario Anghilante, nato a Sampeyre nel 1947, noto e valido musicista e docente a riposo, quest’anno non parteciperà alla Baìo del capoluogo. A casa sua parlano solo l’occitano (sua moglie Ines è di Elva), hanno due figli (Peyre è musicista popolare e traduttore in occitano, Esteve fa il cestaio). Da quando aveva 18 anni è diventato anche cultore appassionato della lingua e cultura occitana (e ha fatto anche il cantautore e attore di teatro e cinema in lingua occitana). A dicembre 2022 Anghilante era andato a parlare con gli Abà (Alessandro Godano e Giorgio Rinaudo) per dare la sua disponibilità: “Volevo  consegnare a Giorgio Rinaudo una foto della Baìo di Piasso (credo degli anni Trenta) del fotografo Francesco Cosmello. È una foto piuttosto nota e sicuramente fa parte di qualche esposizione fotografica storica che hanno allestito anche nel Museo di Sampeyre. Ci sono anche due suonatori: ‘Jusep da Rous’ al violino e, credo, ‘Juspin Seze’t (il padre di Nino) al semitoun. Sono vestiti come mi sono vestito io nei  40 anni che ho fatto il suonatore alla Baìo. Non mi sono inventato nulla, non ho voluto fare il ‘baravantan’, ho solo voluto essere fedele alla tradizione!”. Perchè ci racconta questo dettaglio? Perchè l’Abà Sandro Godano mi ha telefonato dicendomi che mi avrebbe tenuto presente per fare il suonatore alla Baìo di Piasso. L’ho ringraziato ma lui ha precisato che la condizione era che io non mettessi più quegli strani pantaloni che ho indossato nelle precedenti edizioni. Li  ha definiti ‘pantaloni alla zuava’, anche se i nostri anziani li conoscevano come “braie a toumbarèl”. Gli ho precisato che mi ero vestito come erano vestiti i vecchi suonatori e ho citato soprattutto  Jusèp da Rous, l’ultimo e formidabile suonatore di ‘viouloun’ che abbiamo avuto in Valle Varaita. La risposta è stata: “Jusèp da Rous è morto, non c’è più, tu devi  vestirti come si vestono i suonatori, altrimenti...”.  Sono rimasto di stucco. Se vogliamo rispettare la tradizione da chi dobbiamo ereditarla se non dalle persone anziane e che purtroppo sovente sono morte? Per fortuna che esistevano già le foto e possiamo vederle. A cosa servono altrimenti le numerose esposizioni  fotografiche realizzate? Certo bisogna visitarle, rispettarle  e prendere ispirazione. Oppure ‘rispettare la tradizione’ è diventato solo un modo per sciacquarsi la bocca? Altro? In quella telefonata con Godano sono seguiti  suggerimenti banali e anche mortificanti: “Hai due mesi di tempo. Ti comperi  una ‘vestimenta’ nera, ecc. ecc.”, come se nel passato mi fossero mancati dei pantaloni neri o non potessi comprarmi una ‘vestimenta’. Ci ho pensato vari giorni e alla fine sono arrivato alla conclusione che io alla Baìo 2023 non farò il suonatore.  Per quale ragione? Sono già soddisfatto che dal 1977 ho riportato il suonatore di ‘viouloun’ nella Baìo. Ognuno deve ascoltare la propria coscienza e io non mi renderò complice di un non rispetto della tradizione. E poi, anche nella Baìo, anche nelle vesti degli Abà, bisogna avere del rispetto per le persone ma in questi  40 anni non sempre c’è stato. Eccetto l’ultima Baìo del 2017 nella quale l’Abà Beppe Bongiasca si è dimostrato un vero signore (permettendomi di partecipare come suonatore e trattandomi come gli altri), io e gli altri suonatori che portavo per arricchire la Baìo e non trovarmi solo come suonatore di violino, non abbiamo mai avuto la ricompensa ricevuta dagli altri suonatori. Me ne sono sempre fregato, mi dispiaceva solo per i giovani e bravi suonatori  che si vedevano discriminati rispetto agli altri pur svolgendo il medesimo servizio! Nella Baìo del 2017 fosse stato per l’Abà Bruno Martino sarei stato tranquillamente escluso dopo 40 anni di presenza e, da quel che m’aveva detto, non ci sarebbe stato neppure un violino nella Baìo de Piasso (molto grave per la tradizione). E venendo ad oggi? Ho raccomandato agli Abà di non lasciare solo quel povero ragazzo (Pasqui) perché il violino è molto importante e caratterizzante,  ma è uno strumento debole in volume rispetto agli altri strumenti. E poi bisogna fare molta attenzione a non alterare soprattutto lo spirito della Baìo. L’ho notato soprattutto nell’ultima Baìo: tutto molto rigido, schierati, allineati e coperti, quasi al passo. Secondo me nella Baìo ci sono due elementi costitutivi: l’esercito popolare (chiamiamolo così per capirci: Alum, Usouard, Escarlinìe, Sapeur, ecc.) che è normale siano più rigidamente schierati, e un altro elemento, il popolo festante che, pur in ordine, deve appunto fare festa. Sarebbe deviante storicamente (e può avere gravi conseguenze in futuro nella percezione di chi fa e chi vede la festa), se questa componente popolare perdesse quella sua autenticità e carica di spontaneità e freschezza. Non tutta la Baìo è un esercito schierato e irregimentato. Tradirebbe lo spirito delle medievali ‘Compagnie dei folli’ o ‘Compagnie dei  festeggiamenti’ da cui in grande parte ha preso impulso. Per fortuna a Sampeyre la manifestazione ha saputo nei secoli conservarsi laica, altrimenti sarebbe ridotta  (come  altre Baìe: Sambuco  e Festiona in valle Stura, Preit e Castellar in valle Maira, Limone in val Vermenagna, ecc.) a una processione al seguito di una croce o di un Santo.
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