L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

10 luglio 2026

paesi

Frate Alessandro: “Le 15 ‘piccole fraternità’ di noi Cappuccini, a Torino nel 1968”

09 dicembre 2022

Cuneo

frate alessandro buffa Frate Alessandro Buffa è nato il 19 febbraio 1932 a Caselle Torinese. Oggi vive nell’Infermiera dei  Cappuccini a Pinerolo, il cui guardiano è frate Luca Margaria, originario di Piasco: “Mia madre ha tirato su due Istituti di bellezza, a Torino e ad Asti, dopo aver fatto l’infermeria per un periodo della sua vita, mentre mio padre era morto e io non l’ho mai conosciuto”.  La sua vocazione come si è manifestata? “Mi avevano portato a Bra nel seminario di Santa Chiara nel 1942, io avevo 10 anni, perché potessi studiare. La chiamata si è manifestata dopo, mentre proseguivo nella formazione. Mia mamma aveva conosciuto un frate del Monte dei Cappuccini, padre Valentino e lui l’ha consigliata di mandarmi in seminario. Tutte circostanze molto umane, di cui si serve il Signore”. Il messaggio di San Francesco è ancora attuale dopo 800 anni? “Certo che è attuale! E’ il messaggio dell’uomo evangelico... E affascina tutti, credenti e non credenti. Papa Francesco con la scelta del nome, con la continua scelta di espressioni di San Francesco ci aiuta proprio a capire quanto è attuale. Il documento ‘Fratelli tutti’ nasce dal cuore dei due Francesco: il Santo e il Papa!”. In quali conventi è stato? “Al Monte dei Cappuccini di Torino, a Bra Santa Chiara come direttore del Seminario e insegnante. Sono stato anche a Busca per tre anni, poi di nuovo a Bra la Rocca. Ho anche vissuto l’esperienza delle ‘piccole fraternità’, nate nel fermento del post Concilio e nel periodo del ‘68. Volevamo condividere la vita della gente, vivendo in alloggi anonimi di Torino. Vivevamo del nostro lavoro (eravamo soprattutto frati insegnanti) e condividevamo i loro problemi e, se necessario, mettevamo a disposizione dei poveri i nostri stipendi. Eravamo una quindicina di frati, sparsi in alcune piccole comunità di Torino”. Un momento bello della sua vita? “Il momento della mia ordinazione sacerdotale, con mia mamma molto commossa! Sono stato ordinato a Saluzzo dal Vescovo Cappuccino, monsignor Egidio Luigi Lanzo, nel febbraio 1956. Ma la cosa più bella della mia vita è stato l’insegnamento della Filosofia (a Bra, a Torino al Sociale, a Moncalieri), il quotidiano contatto con i giovani, le loro famiglie e i problemi della vita che si presentavano. Ho avuto anche la fortuna di incontrare all’Università di Torino validi docenti. Tra i tanti, mi piace sempre citare il professor Luigi Pareyson, nativo di Piasco”. E un momento difficile? “Sicuramente difficili sono stati tutti gli incidenti che ho avuto: tutti incidenti ordinari, semplici, magari in montagna o nell’orto mentre raccoglievo le prugne... Ma oggi, che sono anziano e fragile, le più grosse difficoltà a muovermi le ho proprio in conseguenza di quei fatti. Ho le gambe piene di ferri e questi problemi incidono negativamente sulla qualità della mia vita”.  Quanti sono i Cappuccini presenti oggi in Italia?  “Siamo ancora circa duemila, molti sono anziani. Potrebbe essere un dato scoraggiante, ma nella storia della Chiesa ci sono stati sempre dei momenti di difficoltà e di purificazione”. Come si trova nella Infermeria dei frati Cappuccini di Pinerolo? “Abbastanza bene. Diversi fratelli sono malati, più di me, e con loro ci sono poche possibilità di relazione. Le possibilità di relazione sono con le persone che hanno fatto parte della mia vita e vengono a trovarmi: gli amici, gli ex colleghi, gli altri frati”. Che ricordi ha degli anni della guerra? “Ero in seminario nella seconda guerra mondiale, facevamo la fame: c’era padre Angelico da None (oggi venerabile), nostro insegnante di Greco, che ci portava un po’ di cachi, quando erano maturi”.  Il mondo di oggi? “Un grande caos, con grandi cambiamenti. Non c’è una linea e non si vedono gli sbocchi per uscire da certe difficili situazioni”. La guerra in Ucraina? “Mi lascia disorientato l’invasione di una nazione in un’altra, senza rispetto del diritto internazionale e della gente... Occorre pregare, ma per ottenere la pace deve lavorare anche la diplomazia!”. Cosa è importante per lei? “La preghiera intima, che mi dà un grande sostegno”. Le vengono a volte dei dubbi sull’esistenza di Dio? “Oh, sì, tanti dubbi! Poi mi abbandono a Dio… Se io penso a Dio, penso all’Amore. Penso all’Amore che lui mi dà e che io devo dare agli altri, è questo il senso della mia chiamata e della vita che ho scelto”. L’idea della morte la sfiora? “Ogni giorno ci penso, a volte la desidero. So che verrà, quando lo vuole il Signore”. Il Natale che è alle porte? “E’ una grande dimostrazione dell’amore di Dio, Natale ci fa capire che Dio ci vuole bene... Non poteva fare di più: ha donato se stesso!”.
Intervista Piasco Santa chuara frate alessandro buffa