cuneo
Non persone, ma fantasmi di cui non occuparsi
27 ottobre 2022
Cuneo
Cuneo - Donne, uomini e bambini, intrappolati da una burocrazia che rende molto difficile, se non impossibile, accedere al sistema dell’accoglienza.
La scorsa settimana abbiamo raccontato la situazione a Cuneo, ma si tratta di un problema ricorrente e diffuso che accomuna ormai molte province italiane.
“Non è una questione di sicurezza, ma di mancato rispetto della legge” sottolinea Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio Italiano di Solidarietà (Ics) e membro dell’Asgi (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) di cui è stato a lungo vice presidente.
La norma a cui si fa riferimento è il Decreto Legislativo 142 del 2015 (il cosiddetto Decreto Accoglienza) che, recependo la direttiva in materia europea, già all’art. 1, dispone: “Le misure di accoglienza di cui al presente art. si applicano dal momento della manifestazione della volontà di richiedere la protezione internazionale”. “La ratio è che la persona che semplicemente manifesta l’intenzione di richiedere asilo va subito collocata in accoglienza e poi seguirà la procedura amministrativa - spiega Schiavone -. Chi esprime una richiesta di bisogno, anche se non ha ancora neppure formalizzato la domanda di asilo, va immediatamente protetta e messa in una situazione di sicurezza, evitando l’abbandono sulla strada”.
Una disposizione che vale indipendentemente da qual è l’ingresso in Italia, sia se avviene perché c’è stato uno sbarco (con operazione di soccorso o senza), sia se la persona ha fatto ingresso autonomo via terra. Qualunque sia la modalità e il percorso di arrivo, la persona richiedente asilo ha lo stesso diritto all’accoglienza immediata, diritto che purtroppo non sempre si concretizza. Quello che succede in realtà è che spesso i richiedenti asilo si trovano di fronte all’impossibilità o alla difficoltà di accedere alla procedura, o a tempi di attesa impossibili per accedere al sistema. Quindi, o la persona si sistema da sola, o se ne va, o sopravvive assistita per settimane e settimane da enti di carità o da altri enti pubblici che non sarebbero deputati a svolgere questo ruolo.
“Quello che si verifica in Italia è una sorta di prassi, che la legge non prevede, possiamo dire una sorta di legge non scritta, ma totalmente illegittima, per cui quelli che vengono recuperati nelle operazioni di soccorso in mare, visto il gran numero di arrivi in contemporanea, vengono gioco forza collocati in grandi strutture da parte del Ministero e poi smistati in giro per l’Italia sulla base di un sistema di quote che viene calcolato in maniera abbastanza banale, cioè dove c’è posto, gli altri invece no - continua il presidente Ics -. Quelli che si presentano alla porta via terra, anche loro richiedenti asilo e privi di mezzi, ma non portati dal Ministero, è come se non esistessero, gli viene ostacolato l’accesso alla procedura di asilo, cioè la compilazione del famoso Modulo C3 dicendo che non si può fare la domanda se non si ha un domicilio, quando in realtà il domicilio della persona richiedente asilo che chiede accoglienza è quello della struttura dove la persona dovrebbe essere collocata obbligatoriamente dall’amministrazione. Per essere chiari: all’atto della presentazione della richiesta di asilo avere un certificato che attesa un domicilio serve solo se la persona decide di non avvalersi dell’assistenza pubblica e per la stragrande maggioranza delle situazioni non è questo il caso, ma se si chiede l’assistenza dello Stato è lo Stato che deve fornirgli l’accoglienza”.
Insomma, è un cane che si morde la coda e che ha come conseguenza intrappolare in un territorio decine, a volte anche centinaia di persone, lasciarle per strada, senza possibilità di lavorare o di accedere ai servizi sociali e sanitari, totalmente a carico dell’assistenzialismo.
“Si verifica un contemporaneo fenomeno di impedimento all’accoglienza e di impedimento alla presentazione delle domande di asilo, a volte anche solo dell’accoglienza perché la domanda viene presa, ma poi entrambe le violazioni vengono comunque commesse perché si rimanda la presentazione della richiesta da asilo per non avere obblighi in termini di accoglienza - ribadisce Schiavone -. Sostanzialmente è un comportamento della Pubblica Amministrazione totalmente in contrasto con la legge e che non trova nessuna possibile giustificazione, perché le condizioni delle persone che vengono smistate dal Ministero e quelle che arrivano da sole sono uguali. E’ quasi come se si volesse punirle di essere entrate in Italia e quindi ostacolare il loro accesso alla procedura, probabilmente per indurle ad andare in altri paesi”.
Sulla base del Regolamento Dublino 3, infatti, chi accetta la domanda di richiesta di asilo deve farsi carico della persona che la presenta. “Ma se io trasformo queste persone in fantasmi non me ne dovrò mai occupare” dice.
E in effetti i fantasmi non fanno numero, tant’è che sul sito del Ministero dell’Interno vengono registrati i numeri degli arrivi via mare ma mai quelli via terra. “Siamo di fronte a una situazione illegittima, dal punto di vista giuridico non ci sono dubbi e le poche azioni giudiziarie intraprese sono state chiarissime: esiste un dovere di registrare la domanda di asilo e di collocare in ’accoglienza la persona a cui l’amministrazione pubblica deve ottemperare nel minor tempo possibile” conclude Schiavone.