cultura

Una strada tra antichi priorati e moderne fortificazioni

16 ottobre 2022

Cuneo

Valle Stura - La cartina delle Barricate   Gli alberi ed i cespugli che si spogliano della loro esuberante livrea estiva non ricordano solo che sta finendo una stagione, ma lasciano intravvedere meglio le vestigia di altri tempi, invitando coloro che percorrono strade consuete, a scorgere tracce che rimandano a percorsi secolari o forse millenari. Quanto si è osservato per la salita al colle di Tenda, con lo stupore di calpestare il selciato di qualche segmento di una via romana, non è così evidente in valle Stura, ma anche in essa sono rimasti tratti del tracciato bimillenario, rimastoinalterato rispetto ai mutamenti apportati alla sede stradale da oltre un secolo di rivoluzione tecnica dei mezzi di trasporto. Anzi, le modifiche della strada per la valle Stura più che dai commerci erano state apportate già dal 1600 per il trasporto di cannoni, che richiedevano vie adatte.  Tenendo conto che in questi percorsi d’autunno non si sta facendo una carrellata geografica o un resoconto storico delle vicende delle strade, ma si sta cercando, attraverso il riemergere di testimonianze significative di epoche diverse, di contestualizzare percorsi di persone, funzionalità di strutture, contesti di avvenimenti utili alla memoria ecclesiale e sociale. Le strade ed il loro contorno possono offrire un filo conduttore importante per comprendere da dove veniamo e suggerire avvertenze per proseguire nella costruzione di una rete umana che si è diffusa anche col loro supporto.  Il tracciato antico da Pontebernardo al colle della Maddalena L’orientamento della valle Stura sull’asse Est-Ovest presenta i fianchi esposti in modo opposto: uno al sole e l’altro all’ombra. Questo comporta che il versante sulla sinistra orografica del fiume, ben esposto al sole, offra condizioni migliori per le coltivazioni, gli insediamenti abitativi ed i percorsi stradali; mentre il fianco sulla destra orografica ha tratti con lunghi mesi senza vedere un raggio solare, con lunghi periodi di innevamento e di ghiaccio sulle vie. Quindi è ovvio che fin dall’antichità il tracciato viario più importante corresse, come ancora oggi, sulla sinistra orografica, salvo in uscita da Borgo San Dalmazzo, che sorge a destra dello Stura, e nella strettoia delle Barricate. A valle di questa gola imponente la strada attraversava lo Stura con un ponte sicuramente antico, tanto da diventare toponimo per il paese, che dalla fine del medioevo è denominato Pontebernardo. Il ponte si trova all’ingresso inferiore dell’abitato, ed è stato sicuramente oggetto di rovine e ricostruzioni nelle molte guerre di cui la valle è stata teatro nei secoli. Oltrepassato il paese e la strada statale, quasi di fronte alla chiesa parrocchiale, si scorge il tracciato che sale sul pendio assolato fino al ripiano oltre Murenz, dove è lambita dalla strada militare, che serve varie postazioni fortificate negli anni 1930-40; oltre queste fortificazioni il percorso antico riprende la discesa in mezzo ad una bella pineta, fino ai prati di Prinardo. Suggestiva è la continuazione oltre la cappella, dove ancora ad inizio ottocento veniva ricordata la presenza di fondo lastricato. Le due ore di questo itinerario sono un incanto anche in autunno. Un altro tronco di via antica si ritrova andando oltre l’abitato di Argentera; qui, sulla destra della strada statale, si stacca un resto di strada che con regolare pendenza, interrotta in più punti dai tornanti moderni, sale fino alla casa cantoniera soprastante. Prima dell’ultimo tornante, su un piccolo poggio, si scorgono i ruderi della cappella di San Martino, con traccia dell’abside.  La stele romana di Bersezio, tra le sette fatiche di Ercole e la traversata di Annibale La realizzazione della strada romana attraverso il colle della Maddalena è attestata da reperti archeologici ritrovati in siti diversi della valle Stura. Molto noto è il cippo romano murato sulla parete esterna della chiesa di San Lorenzo a Bersezio. Le due figure in bassorilievo rappresentano Ercole, con la clava, e Pallade, con elmo e lancia. Il passaggio di Ercole sulle Alpi è una delle sue sette mitiche fatiche, per le quali che ci fosse una strada o meno non fa problema. Più realistico potrebbe risultare il passaggio di Annibale con i suoi elefanti attraverso la valle Stura. Nel racconto con cui Tito Livio descrive l’avventuroso viaggio di questo esercito che nel tardo autunno affronta le Alpi, si evidenzia non tanto l’impresa di arrivare al colle già con la neve, ma la difficoltà incontrata appena iniziata la discesa verso l’Italia con il superamento di gole inaccessibili, per cui si dovette ricorrere a rompere la roccia per aprire una strada all’esercito. Come non pensare alle Barricate, anche se la maggior parte degli studiosi moderni dà per scontato l’itinerario della val Susa o, per evidenziare la difficoltà dell’impresa, fa salire Annibale fino al colle delle Treversette (M. 2.950) all’ombra del Monviso!  Più verosimile è la realizzazione della strada romana lungo la valle Stura in un periodo coevo a quella della valle Vermenagna, nell’ultimo decennio prima dell’era cristiana. L’ostacolo maggiore nella valle Stura erano proprio le Barricate; la scelta di affrontarle con un tragitto più faticoso, ma più sicuro climaticamente e militarmente, giustifica il tracciato che scavalca la gola in alto, piuttosto che rischiare quello infido a bordo del corso d’acqua. E così la strada ebbe una sua sistemazione millenaria. Significativa è la raffigurazione di due probabili mulattieri, presenti nelle facciate laterali dell’ara che Lucio Crispio Augustino dedicò agli dei Rubacasco e Rubeone, ritrovata a Rialpo e conservata al Museo civico di Cuneo, databile al II secolo dopo Cristo. Considerando l’entità del reperto, il committente che fece questo voto non era un semplice conducente di muli, ma un impresario di trasporti tra le valli, che era un settore in cui l’impero romano aveva molteplici appaltatori.      Le cose cambiarono con la riapertura consistente dei commerci attraverso la valle Stura, promossa da Napoleone, annettendo il Piemonte alla Francia nel 1800. Poi, tra alti e bassi di trattati di alleanza e dichiarazioni di guerra tra Italia e Francia, la via al colle della Maddalena prese la forma di una strada statale, fino a diventare teatro di rinomate gare automobilistiche nel 1925 e di appassionate sfide cicliste tra Bartali e Coppi. Recentemente la strettoia delle Barricate è stata risolta con una breve galleria.  Ondate di pellegrini e strutture monastiche in valle Stura attorno all’anno mille Un fatto sociale ed ecclesiale importante per la strada della valle Stura è legato al fenomeno dei pellegrinaggi medievali. La lettura storiografica subalpina si è concentrata sul ruolo primario della via francigena che da Piacenza, indiscusso nodo viario, si diramava in due percorsi: verso il Nord su Vercelli ed Aosta, col passo del Gran San Bernardo, e verso Ovest su Torino e Susa con i colli del Monginevro e del Moncenisio. Indubbiamente queste sono le vie francigene, cioè dei pellegrini che dalla Francia settentrionale scendevano a Roma; ma un flusso ugualmente consistente di pellegrini aveva come meta Santiago di Compostela. Le guide a questo santuario menzionano quattro itinerari giacobei, di cui quello meridionale, detto arelatense, perché facente perno su Arles, o tolosano, per il passaggio a Tolosa, raccoglieva quanti provenivano dalla pianura padana, attraverso i colli del Monginevro e della Maddalena.  Non sono note cronache di pellegrini famosi, che abbiano attraversato il colle della Maddalena, tuttavia è meglio attestata la rete di priorati monastici e chiese che l’abbazia di Saint Chaffre (tradotto in san Chiaffredo o Teofredo) dal centro della Francia aveva esteso fino al Piemonte, passando per le valli Stura e Grana. In due bolle pontificie, una di papa Alessandro III del 1179 e l’altra di papa Clemente IV del 1266, sono confermati priorati e chiese sotto la giurisdizione di questo monastero. Vengono elencate: la chiesa di Bersezio, tre chiese a Demonte, la chiesa di San Benedetto, la chiesa di Rocca con una cappella, tre chiese a Vignolo, la chiesa di Valle Grana, due chiese a Cervere. Non entro nei particolari per identificare le singole località e nemmeno sulla questione se queste fondazioni sono iniziative partite da donazioni dei signori di Sarmatorio, che dal 1018 in poi hanno donato possedimenti al monastero di San Teofredo o se questo sia avvenuto per espansione di vitalità dei monaci che dal cuore dell’Alvernia, presso il grande santuario mariano di Le Puy hanno promosso dei loro centri lungo varie vie di pellegrinaggio. Annotazioni nelle carte nell’archivio della chiesa di Bersezio la dicono fondata nel 915, in piena reazione alle distruzioni dei saraceni di un decennio precedente. Le letture storiche fatte dalle carte degli archivi nobiliari della pianura, accentuano la dipendenza del priorato di Bersezio dal monastero di Cervere, di cui questi casati avevano il patronato. Ma le citate bolle pontificie non lasciano per nulla supporre tale preminenza. Ed i primi registri della chiesa torinese, da cui dipendeva la valle Stura, nel 1386 esplicitamente indicano il priorato di Bersezio con le sue dipendenze nella bassa valle, senza alcun riferimento a pretese dipendenze dal priorato di Cervere, pure compreso nello stesso registro. Nel prossimo sguardo sulla strada nella bassa valle Stura si tornerà su questa presenza di monasteri a servizio dei pellegrini medievali. (continua)  
Valle Stura Sentieri Via romana Vertical Mondolè