editoriale
Intervenuto al recente Meeting di Rimini, il Prof. Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha annunciato una prossima e imminente pronuncia del Papa sull’economia.
Il perno attorno al quale sarà costruito l’intervento è rappresentato dalle “strutture di peccato”. Con questa espressione, Papa Francesco indica quei meccanismi perversi, costruiti male e che inducono al male alimentando ingiustizie in danno dei poveri e a vantaggio di chi è già ricchissimo. Queste dinamiche, dunque, sono incompatibili con una società giusta, solidale e rispettosa dei diritti e della dignità dei più deboli.
La prima delle strutture di peccato è rappresentata da un sistema fiscale che colpisce il reddito a vantaggio dei patrimoni; la seconda è la cultura della rendita (soprattutto se finanziaria) e dunque dell’arricchimento senza lavoro. Vi è poi (terza struttura) la tendenza ad alimentare la crescita con macchine che sostituiscono le persone per pure ragioni di profitto, anche quando ciò non sarebbe necessario. Infine, la quarta struttura di peccato è rappresentata da un sistema connotato da processi produttivi non rispettosi dell’ambiente.
Il Papa ci ha abituati alle sorprese e, dunque, tutti questi temi sono da prendere come anticipazioni, seppure presentate dalla più autorevole delle fonti. In ogni caso, è bene cominciare a preparare il terreno.
Occorre premettere che, secondo quanto si comprende, le quattro strutture di peccato non rappresentano un elenco e neppure paiono ordinate secondo un criterio di importanza. Piuttosto, sembrerebbe trattarsi di quattro aspetti di una pericolosa tendenza all’accumulo di ricchezza sia in danno di chi trae il sostentamento dal proprio lavoro e dalla propria capacità di iniziativa, sia a svantaggio di chi non ha nulla ed è stato espulso dai circuiti economici virtuosi o corre concretamente il rischio di esserlo.
In questo senso, sembra quindi che debba leggersi la proposta di revisione di un sistema fiscale che protegge i grandi o grandissimi patrimoni penalizzando il reddito di chi lavora. A questo tipo di cultura è associata quella della rendita. Non è difficile intuire quello che il Papa vuole dire e comprenderne, almeno in parte, le ragioni. Per quanto riguarda le prime due strutture di peccato, la cultura della rendita (e in particolare della rendita finanziaria) rappresenta una delle nuove frontiere dello sfruttamento. E’ oramai noto che la pandemia ha concorso ad aumentare le distanze tra chi ha pochissimo e chi, invece, avendo già moltissimo, si è addirittura arricchito mentre molti altri soffrivano. La finanza e la dematerializzazione della ricchezza hanno reso possibile un’accumulazione di patrimoni come mai è capitato nella storia dell’umanità. Quando la ricchezza era rappresentata dalle terre oppure dall’oro, l’accumulazione incontrava limiti fisici rappresentati dalla limitata disponibilità in natura di terreni e del metallo prezioso. Oggi non è più così, perché la finanza globale e le infinite potenzialità di sviluppo della ricchezza finanziaria offrono spazi illimitati a una avidità che pare non avere confini. Le altre due strutture di peccato (l’alimentazione della crescita con macchine che sostituiscono l’uomo anche quando non serve e il mancato rispetto dell’ambiente) rappresentano altrettante facce del medesimo processo di sfruttamento. Il progresso tecnologico, infatti, non ha nulla di male in sé poiché, anzi, può portare benessere e sviluppo per tutti. Ciò che invece non funziona è quello che il Papa stesso ha avuto modo di definire come il “paradigma tecnocratico” e cioè (semplificando) quella deriva per la quale è la tecnologia che diventa la misura delle cose e delle persone, ferendone la dignità. Si parla molto di transizione ecologica, ma si dovrebbe anche cominciare a pensare alla transizione tecnologica, pianificando percorsi di formazione e riqualificazione che siano davvero rispettosi della dignità dei lavoratori. Il tema dello sfruttamento dell’ambiente è, infine, notoriamente caro al Pontefice. Le strutture di peccato che lo feriscono sono le stesse che violano la dignità delle persone e che hanno la loro radice nella volontà di dominio e di arricchimento.
Non resta, dunque, che attendere quanto il Papa vorrà dire; come sempre, sarà compito di tutti noi fare in modo che le sue parole diventino azioni autenticamente generative.
Il Papa e i mali dell’economia
25 settembre 2022
Cuneo
Intervenuto al recente Meeting di Rimini, il Prof. Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha annunciato una prossima e imminente pronuncia del Papa sull’economia.
Il perno attorno al quale sarà costruito l’intervento è rappresentato dalle “strutture di peccato”. Con questa espressione, Papa Francesco indica quei meccanismi perversi, costruiti male e che inducono al male alimentando ingiustizie in danno dei poveri e a vantaggio di chi è già ricchissimo. Queste dinamiche, dunque, sono incompatibili con una società giusta, solidale e rispettosa dei diritti e della dignità dei più deboli.
La prima delle strutture di peccato è rappresentata da un sistema fiscale che colpisce il reddito a vantaggio dei patrimoni; la seconda è la cultura della rendita (soprattutto se finanziaria) e dunque dell’arricchimento senza lavoro. Vi è poi (terza struttura) la tendenza ad alimentare la crescita con macchine che sostituiscono le persone per pure ragioni di profitto, anche quando ciò non sarebbe necessario. Infine, la quarta struttura di peccato è rappresentata da un sistema connotato da processi produttivi non rispettosi dell’ambiente.
Il Papa ci ha abituati alle sorprese e, dunque, tutti questi temi sono da prendere come anticipazioni, seppure presentate dalla più autorevole delle fonti. In ogni caso, è bene cominciare a preparare il terreno.
Occorre premettere che, secondo quanto si comprende, le quattro strutture di peccato non rappresentano un elenco e neppure paiono ordinate secondo un criterio di importanza. Piuttosto, sembrerebbe trattarsi di quattro aspetti di una pericolosa tendenza all’accumulo di ricchezza sia in danno di chi trae il sostentamento dal proprio lavoro e dalla propria capacità di iniziativa, sia a svantaggio di chi non ha nulla ed è stato espulso dai circuiti economici virtuosi o corre concretamente il rischio di esserlo.
In questo senso, sembra quindi che debba leggersi la proposta di revisione di un sistema fiscale che protegge i grandi o grandissimi patrimoni penalizzando il reddito di chi lavora. A questo tipo di cultura è associata quella della rendita. Non è difficile intuire quello che il Papa vuole dire e comprenderne, almeno in parte, le ragioni. Per quanto riguarda le prime due strutture di peccato, la cultura della rendita (e in particolare della rendita finanziaria) rappresenta una delle nuove frontiere dello sfruttamento. E’ oramai noto che la pandemia ha concorso ad aumentare le distanze tra chi ha pochissimo e chi, invece, avendo già moltissimo, si è addirittura arricchito mentre molti altri soffrivano. La finanza e la dematerializzazione della ricchezza hanno reso possibile un’accumulazione di patrimoni come mai è capitato nella storia dell’umanità. Quando la ricchezza era rappresentata dalle terre oppure dall’oro, l’accumulazione incontrava limiti fisici rappresentati dalla limitata disponibilità in natura di terreni e del metallo prezioso. Oggi non è più così, perché la finanza globale e le infinite potenzialità di sviluppo della ricchezza finanziaria offrono spazi illimitati a una avidità che pare non avere confini. Le altre due strutture di peccato (l’alimentazione della crescita con macchine che sostituiscono l’uomo anche quando non serve e il mancato rispetto dell’ambiente) rappresentano altrettante facce del medesimo processo di sfruttamento. Il progresso tecnologico, infatti, non ha nulla di male in sé poiché, anzi, può portare benessere e sviluppo per tutti. Ciò che invece non funziona è quello che il Papa stesso ha avuto modo di definire come il “paradigma tecnocratico” e cioè (semplificando) quella deriva per la quale è la tecnologia che diventa la misura delle cose e delle persone, ferendone la dignità. Si parla molto di transizione ecologica, ma si dovrebbe anche cominciare a pensare alla transizione tecnologica, pianificando percorsi di formazione e riqualificazione che siano davvero rispettosi della dignità dei lavoratori. Il tema dello sfruttamento dell’ambiente è, infine, notoriamente caro al Pontefice. Le strutture di peccato che lo feriscono sono le stesse che violano la dignità delle persone e che hanno la loro radice nella volontà di dominio e di arricchimento.
Non resta, dunque, che attendere quanto il Papa vorrà dire; come sempre, sarà compito di tutti noi fare in modo che le sue parole diventino azioni autenticamente generative.