Elementi tecnici evidenti sulla strada romana di Limonetto
Ai primi posti dei percorsi d’autunno da riscoprire, inviterei a scegliere la via romana che da Limone sale al colle di Tenda. Per ammirare le parti migliori bisogna attendere che l’erba, seccando, lasci riemergere i tratti lastricati e le sterpaglie permettano di ammirarne le strutture di sostegno, che in alcuni tratti sono imponenti. Ed un percorso d’autunno, da memoria di antica civiltà che rischia di essere del tutto travolta letteralmente dalla prossima neve, che a sua volta è trattata ad uso e consumo del turismo invernale, per il quale si smuovono le montagne, senza le minima considerazione delle tracce del passato, che intanto sotto la neve non si vedono!
La via romana: patrimonio storico localmente non considerato
A monte dell’abitato di Limone, da piazza San Sebastiano, vi è l’insegna “Passeggiata Romana”. È stato collocato pochi decenni or sono per dar lustro alla passeggiata, in parte con asfalto, al percorso lungo il Vermenagna (gravemente stravolto nell’alluvione del 3 ottobre 2020). Nella presentazione turistica del noto centro di villeggiatura la “Via Romana” è descritta come “percorso perfetto per chi desidera fare una semplice passeggiata, con dislivello minimo, lungo le fresche acque del torrente Vermenagna e all’ombra dello splendido viale alberato”. Non ci sono cenni alla struttura eccezionale costituita da una dozzina di chilometri, dai 1.000 metri di quota di Limone ai 1.870 del colle di Tenda, passando per Limonetto ed il vallone di San Lorenzo.
Quando, giovincello, chiesi notizie in loco della strada romana, mi risposero che era la vecchia mulattiera o una via militare, ma mi consigliarono di visitarne altre migliori di quella, verso i forti! Questa scarsa considerazione giustifica come sia stato trattato un monumento storico, che per la sua estensione ha pochi confronti nell’arco alpino. Grazie alla visita fatta, nella primavera del 1972, col professor Piero Camilla, che spesso soggiornava a Limonetto poco lontano dall’antico tracciato, ne perlustrai meglio alcuni chilometri, constatandone aspetti tecnici inalterati da duemila anni.
Epoca di costruzione della strada “imperiale”
La rete stradale costruita dai romani nel Piemonte sud-occidentale venne avviata verso la fine del secondo secolo a.C. con la via Fulvia (dal console Q. Fulvio Flacco nel 179 a.C.), che congiungeva la via Emilia fino almeno ad Asti e Pollenzo. Nella Liguria la via Aurelia era stata prolungata nella via Emilia Scauri (dal censore M. Emilio Scauro nel 109 a.C.), fino a Savona e poi verso Acqui, attraversando l’Appennino.
Le Alpi Marittime rimasero uno degli ultimi territori pienamente sottomessi a Roma; solo con Augusto la conquista venne consolidata e celebrata nell’imponente “trofeo delle Alpi”, che sorge a La Turbie, sopra Monaco. Venne innalzato nel 7 a.C. ed era uno dei più spettacolari monumenti dell’antichità (in origine alto circa 50 metri), collocato su un poggio a 480 metri sul mare e con una visuale su un tratto vastissimo di costa ligure e provenzale. Gli storici romani evidenziavano non solo la conquista militare operata da Augusto, ma la profusione di denaro da lui fatta per le strade. Tra queste vi è la via Iulia Augusta che da Piacenza raggiungeva Arles nel cuore della Provenza. Si tende ad identificare il suo percorso per Tortona, Acqui, Savona e poi lungo la costa ligure. Ma resta significativa la somiglianza tra i resti del “torriglio” di Pollenzo con il trofeo delle Alpi, a confermare il legame tra questi due centri per mezzo di una strada romana, che evitava i tratti della costa ligure, più impervi delle nostre valli. Tuttavia questo percorso è quasi ignorato dalla storiografia italiana, anche per mancanza della sua conoscenza nel nostro territorio.
Il toponimo presente tra Roccavione e Robilante, denominato “Imperiale”, può ricordare come localmente l’antica strada era indicata con tale nome, più che con quello di Augusto. L’insieme di questi elementi possono ragionevolmente portare alla data di costruzione della via romana in valle Vermenagna al decennio precedente l’era cristiana.
L’eccezionale conservazione di tratti di via “munita”
Facendo perno su quello che il professor Camilla ha segnalato come V° miliario, concentrai le misure ed il rilievo del fondo stradale per un tratto di circa 2.800 metri: 600 a valle del “miliarium” e 2.200 a monte di esso. Tenendo conto che il miglio romano era pari a 1480 metri, ci si trova quasi a 7 chilometri e mezzo da Limone. La verifica portò ad individuare gli elementi del punto dove dovrebbe esserci quello successivo.
Il sito stradale nei 500 metri a valle del V° “miliarium” e per altri 75 metri a monte, corre a mezza costa della montagna, con tracciato abbastanza rettilineo in direzione Nord-Sud, tra prati e boschi. Caratteristici sono i due muraglioni di lato. Quello verso valle fa da scarpata, ed è quasi continuo da Limonetto ad oltre il V° “miliarium”; in questo punto la parte scoperta è alta cm 150-180. Quello a monte sostiene il terreno da smottamenti con grandi blocchi impiegati (uno è lungo cm 215 ed alto cm 110) in perfetta connessione tra loro; esso è alto, sopra il livello stradale da cm 150 a cm 200; in questo tratto si stende per oltre 200 metri continui. Il fondo-strada è leggermente inclinato verso la montagna ed è del tipo “glarea stratum”, cioè con pietrame minuto resistente al calpestio di animali e ruote di carri. Di tanto in tanto vi è traccia di qualche “sulcus” trasversale per lo scolo dell’acqua piovana. Questi solchi si possono scorgere meglio nell’ultimo tratto vicino al miliario, posti ad una distanza variabile tra i 10-15 e i 20-25 metri, a seconda della pendenza. La larghezza è regolare attorno a 3,80 – 4,00 metri. Era la misura media delle grandi arterie romane, che permetteva il transito di due carri.
A m 75 a monte del “miliarium”, prima di un tornante, inizia un tratto molto bello di “agger silice stratum”, cioè lastricata con grandi pietre piatte. (Purtroppo da alcuni anni, un centinaio di metri di strada è stata travolta dalla pista da sci).
Salendo, la strada passa tra prati meno ripidi e poi in una conca quasi pianeggiante per oltre un centinaio di metri, allargandosi fino a 6,40. Siamo a quota 1.500 metri di altimetria, con uno sguardo panoramico stupendo sulla valle verso Limone e a monte verso il colle; di fronte si apre il vallone che sale fino alla rocca dell’Abisso.
Nella ripresa della salita dopo questo ripiano, l’orientamento del percorso piega verso Sud Est. La strada corre sul fondo-valle a pochi metri dal letto leggermente infossato del rio San Lorenzo, alle pendici di una brulla montagna, ricoperta dapprima da terreno erboso e poi da pietrisco, fino a diventare una vera pietraia. L’“agger” non si appoggia direttamente su questo fondo, insicuro ed ineguale, ma è mantenuto ad un livello costante e regolare, per pendenza e larghezza, con una solida massicciata, con “crepidines” (le banchine) in rilievo sul terreno circostante, che nel punto più elevato raggiungono rispettivamente cm. 100-120 verso il rio e cm. 40-50 verso il monte. Per mantenere la pendenza del 10 per cento, si snodano alcuni tornanti, con massicci blocchi di sostengo. La “summa crusta” (il pavimento stradale) è quasi intatta, in pietre levigate. Le traverse di blocchi di pietra che delimitano queste “tabulae” sono in genere evidenti quante la “spina”, e si susseguono con misura varia da m 4,5 a m 15. Queste traverse si alternano ai “sulci” di scolo dell’acqua. Nei punti in cui il fianco della montagna finisce a livello della carreggiata i “sulci” si fanno più ravvicinati (anche meno di 10 metri), altrimenti si distanziano progressivamente a mano a mano che si scende a valle (così nel tratto più lungo: m 15; 17; 26; 35,50; 30,50; 41). Viceversa si dica per le traverse e per la lunghezza delle “tabulae”, più ravvicinate nei tratti di massicciata più elevata.
A circa 1.400 metri a monte del V° miliario, alla fine del predetto tratto di strada elevata sul terreno circostante, sul margine di destra si notano dei “gomphi” (pietre segnaletiche dei bordi) simili a quelli esistenti in vista del V° “miliarium”. Il primo di essi è isolato oltre m 40 avanti gli altri quattro, che si susseguono a 5-10 metri l’uno dall’altro. Ma purtroppo pochi metri più avanti il ciglio della strada si perde nella terra e nelle pietre in una curva, in parte ricoperta da smottamento della montagna.
Siamo nel tratto più spettacolare del millenario manufatto, recentemente messo a rischio dal nubifragio del 2020, che ha eroso la riva in alcuni tratti.
Di qui in poi la strada è ben segnata nel bordo esterno a valle, ma in molti tratti è invasa da materiale di caduta dalle pietraie sovrastanti. Il percorso si riduce ad una mulattiera.
Meritano richiami anche le strutture incontrate lungo il percorso. Ne riparleremo.
(Continua)
cultura
Elementi tecnici evidenti sulla strada romana di Limonetto
Ai primi posti dei percorsi d’autunno da riscoprire, inviterei a scegliere la via romana che da Limone sale al colle di Tenda. Per ammirare le parti migliori bisogna attendere che l’erba, seccando, lasci riemergere i tratti lastricati e le sterpaglie permettano di ammirarne le strutture di sostegno, che in alcuni tratti sono imponenti. Ed un percorso d’autunno, da memoria di antica civiltà che rischia di essere del tutto travolta letteralmente dalla prossima neve, che a sua volta è trattata ad uso e consumo del turismo invernale, per il quale si smuovono le montagne, senza le minima considerazione delle tracce del passato, che intanto sotto la neve non si vedono!
La via romana: patrimonio storico localmente non considerato
A monte dell’abitato di Limone, da piazza San Sebastiano, vi è l’insegna “Passeggiata Romana”. È stato collocato pochi decenni or sono per dar lustro alla passeggiata, in parte con asfalto, al percorso lungo il Vermenagna (gravemente stravolto nell’alluvione del 3 ottobre 2020). Nella presentazione turistica del noto centro di villeggiatura la “Via Romana” è descritta come “percorso perfetto per chi desidera fare una semplice passeggiata, con dislivello minimo, lungo le fresche acque del torrente Vermenagna e all’ombra dello splendido viale alberato”. Non ci sono cenni alla struttura eccezionale costituita da una dozzina di chilometri, dai 1.000 metri di quota di Limone ai 1.870 del colle di Tenda, passando per Limonetto ed il vallone di San Lorenzo.
Quando, giovincello, chiesi notizie in loco della strada romana, mi risposero che era la vecchia mulattiera o una via militare, ma mi consigliarono di visitarne altre migliori di quella, verso i forti! Questa scarsa considerazione giustifica come sia stato trattato un monumento storico, che per la sua estensione ha pochi confronti nell’arco alpino. Grazie alla visita fatta, nella primavera del 1972, col professor Piero Camilla, che spesso soggiornava a Limonetto poco lontano dall’antico tracciato, ne perlustrai meglio alcuni chilometri, constatandone aspetti tecnici inalterati da duemila anni.
Epoca di costruzione della strada “imperiale”
La rete stradale costruita dai romani nel Piemonte sud-occidentale venne avviata verso la fine del secondo secolo a.C. con la via Fulvia (dal console Q. Fulvio Flacco nel 179 a.C.), che congiungeva la via Emilia fino almeno ad Asti e Pollenzo. Nella Liguria la via Aurelia era stata prolungata nella via Emilia Scauri (dal censore M. Emilio Scauro nel 109 a.C.), fino a Savona e poi verso Acqui, attraversando l’Appennino.
Le Alpi Marittime rimasero uno degli ultimi territori pienamente sottomessi a Roma; solo con Augusto la conquista venne consolidata e celebrata nell’imponente “trofeo delle Alpi”, che sorge a La Turbie, sopra Monaco. Venne innalzato nel 7 a.C. ed era uno dei più spettacolari monumenti dell’antichità (in origine alto circa 50 metri), collocato su un poggio a 480 metri sul mare e con una visuale su un tratto vastissimo di costa ligure e provenzale. Gli storici romani evidenziavano non solo la conquista militare operata da Augusto, ma la profusione di denaro da lui fatta per le strade. Tra queste vi è la via Iulia Augusta che da Piacenza raggiungeva Arles nel cuore della Provenza. Si tende ad identificare il suo percorso per Tortona, Acqui, Savona e poi lungo la costa ligure. Ma resta significativa la somiglianza tra i resti del “torriglio” di Pollenzo con il trofeo delle Alpi, a confermare il legame tra questi due centri per mezzo di una strada romana, che evitava i tratti della costa ligure, più impervi delle nostre valli. Tuttavia questo percorso è quasi ignorato dalla storiografia italiana, anche per mancanza della sua conoscenza nel nostro territorio.
Il toponimo presente tra Roccavione e Robilante, denominato “Imperiale”, può ricordare come localmente l’antica strada era indicata con tale nome, più che con quello di Augusto. L’insieme di questi elementi possono ragionevolmente portare alla data di costruzione della via romana in valle Vermenagna al decennio precedente l’era cristiana.
L’eccezionale conservazione di tratti di via “munita”
Facendo perno su quello che il professor Camilla ha segnalato come V° miliario, concentrai le misure ed il rilievo del fondo stradale per un tratto di circa 2.800 metri: 600 a valle del “miliarium” e 2.200 a monte di esso. Tenendo conto che il miglio romano era pari a 1480 metri, ci si trova quasi a 7 chilometri e mezzo da Limone. La verifica portò ad individuare gli elementi del punto dove dovrebbe esserci quello successivo.
Il sito stradale nei 500 metri a valle del V° “miliarium” e per altri 75 metri a monte, corre a mezza costa della montagna, con tracciato abbastanza rettilineo in direzione Nord-Sud, tra prati e boschi. Caratteristici sono i due muraglioni di lato. Quello verso valle fa da scarpata, ed è quasi continuo da Limonetto ad oltre il V° “miliarium”; in questo punto la parte scoperta è alta cm 150-180. Quello a monte sostiene il terreno da smottamenti con grandi blocchi impiegati (uno è lungo cm 215 ed alto cm 110) in perfetta connessione tra loro; esso è alto, sopra il livello stradale da cm 150 a cm 200; in questo tratto si stende per oltre 200 metri continui. Il fondo-strada è leggermente inclinato verso la montagna ed è del tipo “glarea stratum”, cioè con pietrame minuto resistente al calpestio di animali e ruote di carri. Di tanto in tanto vi è traccia di qualche “sulcus” trasversale per lo scolo dell’acqua piovana. Questi solchi si possono scorgere meglio nell’ultimo tratto vicino al miliario, posti ad una distanza variabile tra i 10-15 e i 20-25 metri, a seconda della pendenza. La larghezza è regolare attorno a 3,80 – 4,00 metri. Era la misura media delle grandi arterie romane, che permetteva il transito di due carri.
A m 75 a monte del “miliarium”, prima di un tornante, inizia un tratto molto bello di “agger silice stratum”, cioè lastricata con grandi pietre piatte. (Purtroppo da alcuni anni, un centinaio di metri di strada è stata travolta dalla pista da sci).
Salendo, la strada passa tra prati meno ripidi e poi in una conca quasi pianeggiante per oltre un centinaio di metri, allargandosi fino a 6,40. Siamo a quota 1.500 metri di altimetria, con uno sguardo panoramico stupendo sulla valle verso Limone e a monte verso il colle; di fronte si apre il vallone che sale fino alla rocca dell’Abisso.
Nella ripresa della salita dopo questo ripiano, l’orientamento del percorso piega verso Sud Est. La strada corre sul fondo-valle a pochi metri dal letto leggermente infossato del rio San Lorenzo, alle pendici di una brulla montagna, ricoperta dapprima da terreno erboso e poi da pietrisco, fino a diventare una vera pietraia. L’“agger” non si appoggia direttamente su questo fondo, insicuro ed ineguale, ma è mantenuto ad un livello costante e regolare, per pendenza e larghezza, con una solida massicciata, con “crepidines” (le banchine) in rilievo sul terreno circostante, che nel punto più elevato raggiungono rispettivamente cm. 100-120 verso il rio e cm. 40-50 verso il monte. Per mantenere la pendenza del 10 per cento, si snodano alcuni tornanti, con massicci blocchi di sostengo. La “summa crusta” (il pavimento stradale) è quasi intatta, in pietre levigate. Le traverse di blocchi di pietra che delimitano queste “tabulae” sono in genere evidenti quante la “spina”, e si susseguono con misura varia da m 4,5 a m 15. Queste traverse si alternano ai “sulci” di scolo dell’acqua. Nei punti in cui il fianco della montagna finisce a livello della carreggiata i “sulci” si fanno più ravvicinati (anche meno di 10 metri), altrimenti si distanziano progressivamente a mano a mano che si scende a valle (così nel tratto più lungo: m 15; 17; 26; 35,50; 30,50; 41). Viceversa si dica per le traverse e per la lunghezza delle “tabulae”, più ravvicinate nei tratti di massicciata più elevata.
A circa 1.400 metri a monte del V° miliario, alla fine del predetto tratto di strada elevata sul terreno circostante, sul margine di destra si notano dei “gomphi” (pietre segnaletiche dei bordi) simili a quelli esistenti in vista del V° “miliarium”. Il primo di essi è isolato oltre m 40 avanti gli altri quattro, che si susseguono a 5-10 metri l’uno dall’altro. Ma purtroppo pochi metri più avanti il ciglio della strada si perde nella terra e nelle pietre in una curva, in parte ricoperta da smottamento della montagna.
Siamo nel tratto più spettacolare del millenario manufatto, recentemente messo a rischio dal nubifragio del 2020, che ha eroso la riva in alcuni tratti.
Di qui in poi la strada è ben segnata nel bordo esterno a valle, ma in molti tratti è invasa da materiale di caduta dalle pietraie sovrastanti. Il percorso si riduce ad una mulattiera.
Meritano richiami anche le strutture incontrate lungo il percorso. Ne riparleremo.
(Continua)
La via romana che da Limone sale al colle di Tenda
24 settembre 2022
Cuneo
Elementi tecnici evidenti sulla strada romana di Limonetto
Ai primi posti dei percorsi d’autunno da riscoprire, inviterei a scegliere la via romana che da Limone sale al colle di Tenda. Per ammirare le parti migliori bisogna attendere che l’erba, seccando, lasci riemergere i tratti lastricati e le sterpaglie permettano di ammirarne le strutture di sostegno, che in alcuni tratti sono imponenti. Ed un percorso d’autunno, da memoria di antica civiltà che rischia di essere del tutto travolta letteralmente dalla prossima neve, che a sua volta è trattata ad uso e consumo del turismo invernale, per il quale si smuovono le montagne, senza le minima considerazione delle tracce del passato, che intanto sotto la neve non si vedono!
La via romana: patrimonio storico localmente non considerato
A monte dell’abitato di Limone, da piazza San Sebastiano, vi è l’insegna “Passeggiata Romana”. È stato collocato pochi decenni or sono per dar lustro alla passeggiata, in parte con asfalto, al percorso lungo il Vermenagna (gravemente stravolto nell’alluvione del 3 ottobre 2020). Nella presentazione turistica del noto centro di villeggiatura la “Via Romana” è descritta come “percorso perfetto per chi desidera fare una semplice passeggiata, con dislivello minimo, lungo le fresche acque del torrente Vermenagna e all’ombra dello splendido viale alberato”. Non ci sono cenni alla struttura eccezionale costituita da una dozzina di chilometri, dai 1.000 metri di quota di Limone ai 1.870 del colle di Tenda, passando per Limonetto ed il vallone di San Lorenzo.
Quando, giovincello, chiesi notizie in loco della strada romana, mi risposero che era la vecchia mulattiera o una via militare, ma mi consigliarono di visitarne altre migliori di quella, verso i forti! Questa scarsa considerazione giustifica come sia stato trattato un monumento storico, che per la sua estensione ha pochi confronti nell’arco alpino. Grazie alla visita fatta, nella primavera del 1972, col professor Piero Camilla, che spesso soggiornava a Limonetto poco lontano dall’antico tracciato, ne perlustrai meglio alcuni chilometri, constatandone aspetti tecnici inalterati da duemila anni.
Epoca di costruzione della strada “imperiale”
La rete stradale costruita dai romani nel Piemonte sud-occidentale venne avviata verso la fine del secondo secolo a.C. con la via Fulvia (dal console Q. Fulvio Flacco nel 179 a.C.), che congiungeva la via Emilia fino almeno ad Asti e Pollenzo. Nella Liguria la via Aurelia era stata prolungata nella via Emilia Scauri (dal censore M. Emilio Scauro nel 109 a.C.), fino a Savona e poi verso Acqui, attraversando l’Appennino.
Le Alpi Marittime rimasero uno degli ultimi territori pienamente sottomessi a Roma; solo con Augusto la conquista venne consolidata e celebrata nell’imponente “trofeo delle Alpi”, che sorge a La Turbie, sopra Monaco. Venne innalzato nel 7 a.C. ed era uno dei più spettacolari monumenti dell’antichità (in origine alto circa 50 metri), collocato su un poggio a 480 metri sul mare e con una visuale su un tratto vastissimo di costa ligure e provenzale. Gli storici romani evidenziavano non solo la conquista militare operata da Augusto, ma la profusione di denaro da lui fatta per le strade. Tra queste vi è la via Iulia Augusta che da Piacenza raggiungeva Arles nel cuore della Provenza. Si tende ad identificare il suo percorso per Tortona, Acqui, Savona e poi lungo la costa ligure. Ma resta significativa la somiglianza tra i resti del “torriglio” di Pollenzo con il trofeo delle Alpi, a confermare il legame tra questi due centri per mezzo di una strada romana, che evitava i tratti della costa ligure, più impervi delle nostre valli. Tuttavia questo percorso è quasi ignorato dalla storiografia italiana, anche per mancanza della sua conoscenza nel nostro territorio.
Il toponimo presente tra Roccavione e Robilante, denominato “Imperiale”, può ricordare come localmente l’antica strada era indicata con tale nome, più che con quello di Augusto. L’insieme di questi elementi possono ragionevolmente portare alla data di costruzione della via romana in valle Vermenagna al decennio precedente l’era cristiana.
L’eccezionale conservazione di tratti di via “munita”
Facendo perno su quello che il professor Camilla ha segnalato come V° miliario, concentrai le misure ed il rilievo del fondo stradale per un tratto di circa 2.800 metri: 600 a valle del “miliarium” e 2.200 a monte di esso. Tenendo conto che il miglio romano era pari a 1480 metri, ci si trova quasi a 7 chilometri e mezzo da Limone. La verifica portò ad individuare gli elementi del punto dove dovrebbe esserci quello successivo.
Il sito stradale nei 500 metri a valle del V° “miliarium” e per altri 75 metri a monte, corre a mezza costa della montagna, con tracciato abbastanza rettilineo in direzione Nord-Sud, tra prati e boschi. Caratteristici sono i due muraglioni di lato. Quello verso valle fa da scarpata, ed è quasi continuo da Limonetto ad oltre il V° “miliarium”; in questo punto la parte scoperta è alta cm 150-180. Quello a monte sostiene il terreno da smottamenti con grandi blocchi impiegati (uno è lungo cm 215 ed alto cm 110) in perfetta connessione tra loro; esso è alto, sopra il livello stradale da cm 150 a cm 200; in questo tratto si stende per oltre 200 metri continui. Il fondo-strada è leggermente inclinato verso la montagna ed è del tipo “glarea stratum”, cioè con pietrame minuto resistente al calpestio di animali e ruote di carri. Di tanto in tanto vi è traccia di qualche “sulcus” trasversale per lo scolo dell’acqua piovana. Questi solchi si possono scorgere meglio nell’ultimo tratto vicino al miliario, posti ad una distanza variabile tra i 10-15 e i 20-25 metri, a seconda della pendenza. La larghezza è regolare attorno a 3,80 – 4,00 metri. Era la misura media delle grandi arterie romane, che permetteva il transito di due carri.
A m 75 a monte del “miliarium”, prima di un tornante, inizia un tratto molto bello di “agger silice stratum”, cioè lastricata con grandi pietre piatte. (Purtroppo da alcuni anni, un centinaio di metri di strada è stata travolta dalla pista da sci).
Salendo, la strada passa tra prati meno ripidi e poi in una conca quasi pianeggiante per oltre un centinaio di metri, allargandosi fino a 6,40. Siamo a quota 1.500 metri di altimetria, con uno sguardo panoramico stupendo sulla valle verso Limone e a monte verso il colle; di fronte si apre il vallone che sale fino alla rocca dell’Abisso.
Nella ripresa della salita dopo questo ripiano, l’orientamento del percorso piega verso Sud Est. La strada corre sul fondo-valle a pochi metri dal letto leggermente infossato del rio San Lorenzo, alle pendici di una brulla montagna, ricoperta dapprima da terreno erboso e poi da pietrisco, fino a diventare una vera pietraia. L’“agger” non si appoggia direttamente su questo fondo, insicuro ed ineguale, ma è mantenuto ad un livello costante e regolare, per pendenza e larghezza, con una solida massicciata, con “crepidines” (le banchine) in rilievo sul terreno circostante, che nel punto più elevato raggiungono rispettivamente cm. 100-120 verso il rio e cm. 40-50 verso il monte. Per mantenere la pendenza del 10 per cento, si snodano alcuni tornanti, con massicci blocchi di sostengo. La “summa crusta” (il pavimento stradale) è quasi intatta, in pietre levigate. Le traverse di blocchi di pietra che delimitano queste “tabulae” sono in genere evidenti quante la “spina”, e si susseguono con misura varia da m 4,5 a m 15. Queste traverse si alternano ai “sulci” di scolo dell’acqua. Nei punti in cui il fianco della montagna finisce a livello della carreggiata i “sulci” si fanno più ravvicinati (anche meno di 10 metri), altrimenti si distanziano progressivamente a mano a mano che si scende a valle (così nel tratto più lungo: m 15; 17; 26; 35,50; 30,50; 41). Viceversa si dica per le traverse e per la lunghezza delle “tabulae”, più ravvicinate nei tratti di massicciata più elevata.
A circa 1.400 metri a monte del V° miliario, alla fine del predetto tratto di strada elevata sul terreno circostante, sul margine di destra si notano dei “gomphi” (pietre segnaletiche dei bordi) simili a quelli esistenti in vista del V° “miliarium”. Il primo di essi è isolato oltre m 40 avanti gli altri quattro, che si susseguono a 5-10 metri l’uno dall’altro. Ma purtroppo pochi metri più avanti il ciglio della strada si perde nella terra e nelle pietre in una curva, in parte ricoperta da smottamento della montagna.
Siamo nel tratto più spettacolare del millenario manufatto, recentemente messo a rischio dal nubifragio del 2020, che ha eroso la riva in alcuni tratti.
Di qui in poi la strada è ben segnata nel bordo esterno a valle, ma in molti tratti è invasa da materiale di caduta dalle pietraie sovrastanti. Il percorso si riduce ad una mulattiera.
Meritano richiami anche le strutture incontrate lungo il percorso. Ne riparleremo.
(Continua)